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“Trauma” di Alessandro Petrelli – Recensione

I mostri sono reali e anche i fantasmi sono reali. Vivono dentro di noi e, a volte, vincono.
S.King

Ho avuto la possibilità di leggere “Trauma”, un’interessante seconda opera di Alessandro Petrelli.

La storia si svolge a Lecce in una primavera come tante, ma che in molti si ricorderanno.

Vincenzo Mello è un ragazzo asociale con una famiglia spezzata alle spalle, sempre al centro di bullismo ed umiliazione. Dopo un incidente automobilistico un‘amnesia retrograda gli fa dimenticare l’ultimo mese di vita prima del fatto, sensazioni di persone che potrebbe conoscere e visioni di qualcosa che è accaduto si sovrappongono nei suoi pensieri sconnessi.
Federico e Vanessa fanno parte della “Compagnia dei Bulli” a cui piace fare scherzi a quei ragazzi che loro considerano perdenti e la loro vittima preferita è proprio Vincenzo.

Una storia su piani temporali differenti, nel presente il protagonista cercherà di ricostruire i frammenti di quel mese di vita e di trovare la verità sull’incidente.
Potrà fidarsi di Carmine che si definisce un suo nuovo amico?
Riuscirà a ricordare chi sono i vicini che vede sempre e che gli mettono un senso di inquietudine?
Il passato tornerà feroce agganciandosi al presente, risolvendo tutti i dubbi e rispondendo a vari quesiti come in un grande puzzle.

La lettura scorre veloce e, da metà libro in poi, mi ha piacevolmente coinvolto perché volevo capire se le mie deduzioni fossero esatte.

I personaggi sono ben delineati e caratterizzati, quello che mi ha deluso più di tutti è stato quello di Vanessa, forse perché avevo intravisto uno spiraglio  di redenzione per distruggere quell’aura cattiva, superficiale e mediocre che si era costruita intorno.
Per un attimo mi sono illusa che potesse cambiare, ma come si dice certe persone non cambiano mai.

Le chiavi di lettura di questo libro possono essere molteplici, la prima si basa sull’analisi di un disturbo che dà il titolo al romanzo.

Tutto inizia con una domanda: Quanto dolore può sopportare un uomo?

Nello scorrere delle pagine si capisce che il dolore non è solo quello fisico, ma è soprattutto quello emotivo, quello di non essere capiti o essere oggetto di bullismo, quello di non essere considerati come si vorrebbe, quello delle illusioni infrante, delle speranze perdute e quello della solitudine che ti inghiotte e ti imbriglia come una morsa.
Trauma, una parola che rimbalza nella mente del lettore per una storia corale che si alterna attraverso vari punti vista, dove lo sviluppo non è così scontato come sembrerebbe.

La seconda chiave di lettura è la storia in sé, un dramma che si trasforma in thriller in cui le persone sono in pericolo per una vendetta, dove un errore di qualcuno può trasformarsi in senso di colpa per altri, dove una decisione porterà verso un sentiero più buio ed impervio di quanto si possa immaginare.

Mentre leggiamo assistiamo come spettatori ad un percorso interiore di due personaggi, che si sviluppa attraverso le vicende narrate, in parte reali ed in parte oniriche, fino ad arrivare ad una verità che lascia l’amaro in bocca e che fa riflettere su come un’azione possa distruggere il mondo di una persona.

 

 

Personalmente il finale mi ha ricordato moltissimo le atmosfere di Dylan Dog; sapevo che non poteva esserci un epilogo differente da quello descritto.
Concludo citando l’ultima frase del libro che secondo me ne racchiude l’essenza:

“Il mondo là fuori non è crudele. Le storie più spaventose accadono nelle nostre menti.”

Tutti abbiamo bisogno di un supereroe?

Torniamo a parlare dell’universo MCU(Marvel Cinematic Universe), questo mese esce il nuovo capitolo standalone dedicato al  Dio del Tuono intitolato “Thor: Ragnarok”.
Per chi non lo sapesse la Marvel ha pianificato le uscite dei vari film dividendole in varie fasi e questo   è in piena fase 3.

Ho preso questo film come spunto per porvi una domanda che ogni volta che si parla di supereroi e co. mi pongo.

Vi siete mai chiesti come sarebbe vivere in un mondo con gli Avengers?

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L’Orologiaio di Filigree Street – Recensione

L’orologiaio di Filigree Street è l’opera prima della scrittrice inglese Natasha Pulley.

Questo libro mi è stato consigliato, fin da subito sia la copertina sia la  trama mi avevano incuriosito.

La scrittrice ci catapulta in una storia che si alterna tra la Londra di fine 800’ sconvolta dagli attacchi terroristici irlandesi e il Giappone. Contornata di mistero, un pizzico di giallo, scienza e qualche elemento magico.

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Il teatro Kabuki – Tra spettacolo, arte e tradizione

Il teatro Kabuki mi ha sempre incuriosito, mi ci sono avvicinata prevalentemente attraverso i film o  con gli anime e i manga giapponesi.

Per risalire alle origini di questa forma d’arte bisogna tornare al XVII secolo dove era interpretato da sole donne, solo successivamente con la proibizione dei diritti morali venne interpretato esclusivamente da uomini,  usanza che è stata tramandata fino ai giorni nostri.

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