Il caso Malaussène (Mi hanno mentito)

[amazon_link asins=’B06Y3LMS3T’ template=’ProductAd’ store=’ovethe-21′ marketplace=’IT’ link_id=’e7041b68-036b-11e8-9ba9-f7fd4ca43687′]
Quando Daniel Pennac annunciò alla stampa l’arrivo di un nuovo capitolo della saga Malaussène, tutti noi che ci siamo innamorati di Benjamin e della sua strampalata famiglia abbiamo fatto i salti di gioia. Il precedente capitolo, Ultime notizie dalla famiglia – che raccoglie un monologo teatrale dove Ben racconta al figlio la sua travagliata nascita – risale al 1996.

Cosa è cambiato da allora? Parecchie cose.
Da qui ci saranno pesanti spoiler sul libro. Non continuate se non l’avete letto.
Verdun è cresciuta ed è diventata uno dei giudici più temuti per la rigorosità con cui fa valere la legge. E’ sposata con un panettiere, il cui è il solo a conoscere il suo lato femminile e passionale.
Maracuja (detta Mara), Un angelo (detto Nange) e Mr Malaussène (detto Sigma anche se non si sa perché nel libro) sono ragazzi che apparentemente hanno sposato la causa umanitaria della famiglia d’origine e sono in giro per il mondo a lavorare per delle ONG. Di tanto in tanto si fanno sentire con Benjamin attraverso conversazioni telematiche su Skype.

La narrazione inizia con il rapimento di Georges Lapietà, ex ministro e uomo d’affari, mentre stava andando a ritirare un assegno che, dopo aver chiuso le filiali del gruppo LAVA (fornitore di acqua potabile) ed aver licenziato tutti i suoi dipendenti, sarebbe stato come un paracadute d’oro in caduta libera.
Ben non lavora più come capro espiatorio per la casa editrice Il taglione ma si occupa di fare da sorta di addetto alla sicurezza di autori che si occupano di storie di “verità vera”, accorciato in vevé da Isabella Zabo. Uno di questi, denominato Alceste, è in pratica la principale voce narrante del libro. Ha già pubblicato un libro “Mi hanno mentito” in cui racconta di come i suoi genitori adottivi hanno creato ad arte delle vere e proprie menzogne sulla sua origine, e quella dei fratelli. Il libro è stato un successo editoriale epocale che però ha portato alla morte del padre e l’ira dei suoi fratelli tanto che, al funerale, hanno attentato alla sua vita e ci sarebbero riusciti se non fosse stato per il pronto intervento di Benjamin, grazie al reclutamento di scagnozzi cinesi pagati direttamente dalla Regina Zabo. L’intento satirico dietro a questo è palese: Pennac qui vuole criticare il mondo dei reality e i programmi di curiosità malata e morbosa come quelli da noi tristemente noi condotti dalla D’Urso et similia. Come dire che i nostri cugini francesi non sono poi così diversi da noi, purtroppo.
Immagino che vi stiate chiedendo: perché prima, con i ragazzi Malaussène, ho usato la parola “apparentemente”? Ve lo spiego subito.

Mara, Nange e Sigma non sono mai partiti e sono la prima mano dietro al rapimento di Lapietà. Di mezzo c’è anche il figlio di quest’ultimo che, stanco di avere un padre logorroico, sta architettando una sorta di installazione artistica con rap annesso. Le cose però sfuggono di mano e Lapietà viene rapito nuovamente, non si sa bene da chi.
Perché è proprio questo uno dei punti deboli del libro. Quel “continua” scritto a mano con un pennino disegnato.
Sé c’era una cosa che noi amanti del ciclo avevamo apprezzato tanto è che i vari episodi erano scritti in libri chiusi. Certo c’erano degli elementi che ti inducevano a leggere i successi ma non era obbligatorio. Con questo invece non succede.
Non è il solo. L’altro punto debole è, dispiace dirlo, proprio Benjamin Malaussène. Invecchiando ha perso tanto di quell’umanità che ci aveva fatto innamorare di lui e si è trasformato in un essere cinico e disilluso, in un povero beota a cui viene mentito fino alla fine, fino a quando è inevitabile la caduta delle menzogne, il crollo delle illusioni. Non si salva in questo nemmeno Julie, sua moglie, che partecipa al coro dei mentitori credendo così di proteggerlo, inutilmente.
Il tutto non funziona a livello narrativo. Onestamente parlando ho fatto parecchia fatica a portarlo a termine e molte volte mi sono detta: “veniamo al punto” e, come già accennato prima, non ci si arriva mai. Per quel fatidico “continua” a fine libro.
Ovviamente leggerò il seguito, solo per sapere come procederanno le vicende e, soprattutto, per sapere se Lapietà verrà salvato o meno.
Per quanto mi riguarda però questo seguito è stata una cocente delusione.

Liked it? Take a second to support Simona Ingrassia on Patreon!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *