Archivi categoria: attualità

Auguri a tutti i papà!

L’autobus delle 7:30 del mattino, diretto verso la metropolitana, è un microcosmo che viaggia nel travagliato traffico cittadino della capitale. C’è lo studente che, seduto in fondo al mezzo, ripassa su un foglio fitto di appunti evidenziati con colori sgargianti. Il gruppetto di adolescenti che sostano perennemente davanti alla porta d’entrata. Come riescano a stare in piedi mentre digitano con entrambe le mani sul cellulare, per giunta a velocità della luce, per me rimane un mistero. Continua la lettura di Auguri a tutti i papà!

DNA, Il grande libro della vita al Palazzo delle Esposizioni

La Storia, quella con la maiuscola, a volte ha un modo tutto suo di presentarsi agli appuntamenti. Ci sono momenti in cui è in terribile ritardo e chi la attende si vede scivolare la vita di dosso e solo alla fine si convince di aver aspettato invano. È il caso di Gregor Mendel, per esempio, monaco agostiniano in Moravia, destinato a veder riconosciute le proprie scoperte solamente tempo dopo la sua morte.
La mostra DNA – Il grande libro della vita, da Mendel alla genomica (attualmente al Palazzo delle Esposizioni di Roma, fino al 18 giugno), inizia proprio da lì, dal giardino di un monastero e dall’acume di un uomo che volle trovare risposte scientifiche a domande apparentemente banali. Continua la lettura di DNA, Il grande libro della vita al Palazzo delle Esposizioni

Quelli che… non hanno bisogno di correre.

Questo articolo non vuole essere una accusa contro i tempi moderni, bensì, una riflessione. Il titolo recita: “Quelli che non hanno bisogno di correre.” Ora spieghiamo cosa intendiamo dire. Uno dei piaceri maggiori, sia nella lettura, sia nella visione di un’opera cinematografica, per me è quella di attendere che sia l’autore, o il regista, a portarci per mano nella direzione che vuole prendere. Adoro quando una serie tv viene composta da piccoli indizi. JJ Abrams è un artista in questo e le sue opere creano sempre una miriade di domande, anche se spesso rimangono senza risposta. In un documentario lui l’ha chiamato meccanismo da “mistery box” (la famosa scatola con il punto interrogativo e niente altro all’esterno. Dipende da te se aprire e scoprire il contenuto oppure rimanere con le tue ipotesi.)

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Parliamo di cultura – Non speculiamo sui morti

Perché è nato Over There

di Simona Ingrassia e Silvia Azzaroli

Da sempre abbiamo improntato la nostra linea editoriale in un modo.

Parlare di cultura.

Cinema, serie tv, arte, letteratura, musica, sport e molto altro.

Anche se non fa moda, anche se non porta tanti soldi.

Ci siamo imposti due regole e vi assicuriamo che non saranno mai trasgredite.

Non parleremo mai di gossip e cronaca nera. Continua la lettura di Parliamo di cultura – Non speculiamo sui morti

GIORNALISTI: CAMBIA L’AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Dal 1° giugno 2016 sono cambiate le regole per la Formazione Professionale Continua di giornalisti e pubblicisti. Il nuovo regolamento razionalizza e semplifica le disposizioni in vigore dal 1° gennaio 2014, con modifiche che hanno accolto esigenze evidenziate nella fase di rodaggio.

Per la prima volta infatti diventava obbligatorio per i giornalisti iscritti all’Albo frequentare dei corsi di aggiornamento, anche (e soprattutto, mi dicevano all’Ordine) per i disoccupati e per chi avesse dichiarato la sospensione momentanea dell’attività e quindi del versamento dei contributi previdenziali obbligatori (possibile per un massimo di tre anni, dopodiché sopravviene la cancellazione dall’Albo). Continua la lettura di GIORNALISTI: CAMBIA L’AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

“Confirmation” e “La giornata contro la violenza sulle donne” – Una riflessione

Oggi e’ la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donneQuesta ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999, la data è stata scelta per ricordare il brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal, avvenuto il 25 novembre 1960, tre donne coraggiose che si erano opposte al dittatore dominicano Trujillo.
Scoprite la storia di queste donne che non si sono arrese e alle quali dobbiamo questa giornata, dalle parole della figlia/nipote delle tre donne.

Huffington Post

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Before The flood – Punto di non ritorno

Credo di star affrontando una delle recensioni più difficili che mi siano capitate. Per molteplici motivi: primo per la tematica esposta da questo documentario ad opera del National Geographic, prodotto da Martin Scorsese con la partecipazione di Leonardo Di Caprio dichiarato come Ambasciatore di Pace dalle Nazioni Unite proprio per questioni legate all’ambiente.
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Bebe Vio, ovvero La volpe e l’uva in salsa contemporanea

“If you have no voice, scream.
If you have no legs, run.
If you have no hope, invent.
(Cirque du Soleil, Alegria Poster)”

Quando il vessillo della mediocrità è sbandierato con orgoglio e senza il minimo ritegno. La vergogna non si sa nemmeno dove stia di casa. A che pro vergognarsi, poi? Sono gli altri ad essere “sbagliati”: l’uomo non è fatto per avere le ali, ricordiamo tutti la fine ingloriosa che fece il povero Icaro, vero? Meglio dunque starsene con i piedi ben piantati per terra e gli occhi bassi, sia mai che si osi avere ambizioni che alcuni non arrivano nemmeno ad immaginare.

Ogni tempo ha il suo bersaglio preferito sul web.
Lo fu Samantha Cristoforetti, colpevole d’essere donna ed astronauta. Giammai, dissero alcuni ed alcune, le vere donne non studiano, non hanno ambizioni al di là di casa-marito-figli e se per caso si realizzano – con risultati sorprendenti – in altri ambiti è perché sono raccomandate o chissà che altro. Tra le loro capacità non è contemplato l’uso dell’intelletto e se invece esso è ben presente tali donne diventano automaticamente un modello da non imitare, perché mette in crisi un sistema maschilista che spesso sfiora il becero.
Nei giorni passato è stato il caso di Bebe Vio, la campionessa di scherma alle paralimpiadi di Rio. Invitata alla Casa Bianca, ospite della Cena di Stato insieme ad una variegata e celebre delegazione italiana, nei giorni che hanno preceduto l’evento non ha minimamente nascosto la propria gioia e l’ha comunicata a tutto il popolo del web.
Apriti cielo.
Come osa, una ragazza disabile, esprimere così platealmente la felicità? È un insulto per tutti, ma coloro che sono perfettamente abili negli arti – però con i neuroni in sciopero, l’ambizione a livello-talpa e l’empatia emigrata per sempre su Plutone – si sono sentiti maggiormente tirati in causa, arrivando a bollarla come esibizionista. Una coda di paglia chilometrica.
E per cosa, poi, può aver meritato d’essere parte della delegazione italiana? Aver vinto un oro alle olimpiadi? Eh, ma capita tutti i giorni, suvvia! Che avrà mai fatto di speciale? Anch’io vinco la medaglia d’oro una mattina sì e l’altra pure, quando rincorro l’autobus e supero costantemente il record di Bolt.

La volpe e l’uva, una favola che si ripete costantemente nei secoli, sempre attuale nel messaggio che vuole lanciare.
I traguardi degli altri non sono vittorie da festeggiare, ma eventi da denigrare sempre e comunque, perché ricordano quel che non si è riusciti a fare. Sono moniti che rammentano che l’eccezionalità può essere racchiusa in ogni persona, a prescindere o proprio a causa di alcune circostanze, ma bisogna avere il coraggio di farla emergere, anche quando la vita sembra remarti contro.
La bolla di mediocrità di cui alcuni si circondano non va confusa con la semplice – e bella – normalità della maggioranza delle persone sul pianeta. È piuttosto un modo di vivere e di pensare, un puntare al ribasso, un tarparsi le ali da soli. Un dirsi costantemente “non si può fare, non serve a nulla, è troppo difficile.”
Impegno, fatica, passione, studio, si tramutano in parole vuote e senza senso, in miraggi da deridere. Costa troppa fatica piantarne i semi e coltivarli con cura, specie quando giungono le avversità. Molto meglio rintanarsi nel proprio angolino di mediocrità e stare a guardare con animosità chi si lascia spiccare le ali, chi rincorre un sogno e lo raggiunge, chi alza gli occhi a nuove mete.

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«It’s not possible?!? I’m sorry, I don’t understand these words.»
Cosa sarà mai sfidare il rigido protocollo della Casa Bianca, quando hai sfidato la vita stessa?

Davanti a persone come Bebe, anziché ricordarci quanto siamo “piccoli” e per questo provare sterili e patetiche invidie, dovremmo solo sorridere grati, perché ci insegnano che guardare lontano è alla nostra portata più di quanto possiamo immaginare.

Chiara Liberti

Ci sono due modi di affrontare le difficoltà. Modificare le difficoltà o modificare te stesso in modo da affrontarle.

(Phyllis Bottome)

In questi giorni si è parlato molto di Beatrice “Bebe” Vio e della sua partecipazione alla cena di gala alla Casa Bianca, dove la campionessa paralimpica di scherma faceva parte della delegazione italiana insieme a Fabiola Gianotti, direttrice del Cern, la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, e la curatrice del dipartimento di Architettura e Design del Moma Paola Antonelli, oltre che i due premi Oscar Paolo Sorrentino e Roberto Benigni, intervenuto insieme alla moglie Nicoletta Braschi, anch’essa apprezzata attrice.
Abbiamo letto cose irripetibili, cose oscene nei confronti di una ragazza, la cui unica colpa è di essere un simbolo vincente di questo paese.
Tralasciando che da sempre troppi italiani hanno questa abitudine odiosa di sputare addosso alle eccellenze del nostro paese perché, come diceva il buon Enzo Ferrari: “Gli italiani al prossimo loro tutto perdonano fuorché il successo”, tralasciando questa cosa che ci fa venire il nervoso, vorremmo concentrarci su un’altra questione.
Lor signori rancorosi pensano che Beatrice non abbia mai pianto? Non abbia mai sofferto? Credete che quando le furono amputati gli arti fosse felice? Ci avete pensato come possa essersi sentita la piccola Beatrice di fronte ad una cosa del genere?
No, non ci avete pensato perché siete troppo gelosi.
Sì, gelosi e invidiosi del fatto che lei è andata oltre quelle lacrime, è andata oltre quel dolore, forse ha anche usata la rabbia per arrivare dove arrivata.
Ecco perché è un’eroina vera.
Perché sa cosa passano ogni giorno tanti bambini disabili e malati, lei lo sa, lo ha vissuto e con la sua forza, il suo coraggio, ha dato loro speranza e gioia. Ha dimostrato che tutto è possibile. Forse è proprio questo che ha scaturito l’invidia e la cattiveria di certe persone.
Quelle che vorrebbero che tutto rimanesse tutto uguale, che non concepisce che si possa rivolgere lo sguardo aldilà dei propri confini che è esattamente quello che Beatrice ha fatto.
Quindi perdonateci se non abbiamo nessuna voglia di schierarci con la vostra povertà d’animo ma gioiamo con lei nel vederla fare i selfie con il presidente Obama perché per lei, non per voi, la parola impossibile non esiste.

Articolo redatto da Simona Ingrassia e Silvia Azzaroli

Iacopo Melio, l’attivista di #Vorreiprendereiltreno

Oggi incontriamo Iacopo Melio, l’attivista autore della campagna #Vorreiprendereiltreno, per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Iniziamo con le domande  Silvia Azzaroli

nobarriere– A che punto sei con il tuo magnifico progetto #vorreiprendereiltreno?
“La Onlus sta procedendo molto bene. Viviamo questa avventura giorno per giorno, portando avanti vari progetti di sensibilizzazione e di abbattimento delle barriere architettoniche, sul territorio.
Abbiamo ultimamente collaborato nell’organizzazione della conferenza Regionale sulla disabilità, quindi per noi è stato un grosso “riconoscimento”.

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Shangai – Il sogno di Silvia Palazzini

Diciannove anni, maturità appena sostenuta al Liceo Internazionale di Roma, Silvia Palazzini ha un sogno: studiare all’Università di Shangai. Racconta di come, sul punto di iscriversi al Liceo Coreutico (ha sempre praticato musica e danza), era rimasta colpita dal programma di quella particolare scuola superiore che combina il tradizionale programma del Liceo Scientifico con lo studio della lingua e della cultura cinese.

Silvia Palazzini durante il più recente viaggio in Cina
Silvia Palazzini durante il più recente viaggio in Cina

Uno studio basato non solo sui libri: Silvia ha infatti avuto l’opportunità di un viaggio annuale in Cina, a Pechino e Shangai, per i corsi estivi di tre settimane: qui ha capito che quella passione nata quasi per caso era diventata sempre più forte e si è impegnata per entrare in un’Università internazionale dal programma unico, dove coltivare il suo amore per la Cina e gli Stati Uniti. Come ha messo piede all’Università di Shangai, ha capito che era “il” luogo del suo futuro. Continua la lettura di Shangai – Il sogno di Silvia Palazzini