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Doctor Who compie dieci anni (la versione del 2005)

Avremmo dovuto scrivere Doctor Who ha compiuto dieci anni, visto che scriviamo un giorno in ritardo, in quanto il primo episodio della nuova serie venne trasmesso dalla BBC il 26 marzo 2005. Con buona pace dei pochi che non la amano l’episodio era intitolato Rose. E cosi un anno e quattro mesi dopo il compleanno più importante, quello che ha festeggiato i cinquantanni dall’esordio assoluto del personaggio sugli schermi britannici celebrato in pompa magna con un grande speciale che ha riunito i due dottori più popolari dell’era moderna e li ha affiancati al grande John Hurt con un significativo cameo di Tom Baker uno dei dottori più amati della serie classica, arriva un compleanno celebrato meno in pompa magna ma non meno importante per la storia della serie.
rose-e-tenDopo 10 anni di successi, con tanti telefilm moderni che rendono omaggio alla serie con citazioni varie, si rischia di dimenticare che la ripartenza dopo la lunga pausa non fu agevole. La serie classica terminò nel 1989, nel 1996 ci fu un film TV coprodotto da Fox, Universal Pictures, BBC e BBC Worldwide, nelle intenzioni quello doveva essere il pilot di una nuova serie, ma mentre la trasmissione sulla BBC andò molto bene quella sulla Fox no, così non se ne fece nulla e negli anni seguenti la BBC faticò molto cercando di trovare cofinanziatori, evidentemente però credevano molto nel progetto e così si risolsero a produrselo da soli, l’annuncio è del 2003, la serie come abbiamo detto esordirà nel 2005.
10 anni di storia, 2 show runner, quattro dottori e diverse companion, questi i dati più significativi, non staremo qui a raccontare gli archi narrativi di questi 10 anni, non avrebbe senso, così come non lo avrebbe spiegare chi è il Dottore.
Ha senso invece raccontare la vita dello show: oggi molti fan amano Christopher Eccleston (nono Dottore della storia, primo della serie moderna) e lamentano il fatto che sia rimasto solo per una stagione, ma è indubbio che anche chi lo preferisce deve ringraziare principalmente la popolarità di Tennant se stavolta la serie è sopravvissuta e ha spiccato il volo. Oggi molti fan (noi compresi) dicono che in Doctor who c’è troppo per “shippare” le companion col Dottore e per questo alcuni arrivano a non amare Rose (la prima companion dell’era moderna e unica finora con cui sia scattato un coinvolgimento amoroso) ma devono ammettere che Ten-Rose è stato fondamentale quando qualsiasi spettatore in più, per qualsiasi motivo si sintonizzasse, era una boccata di ossigeno per un cucciolo che ancora faticava a stare sulle sue gambe.
rose-e-ninePoi naturalmente c’è la diatriba sugli show runner, Russell T. Davies, colui che ha rilanciato la serie, alla fine della quarta stagione ha lasciato il suo posto al suo collaboratore Steven Moffat che già aveva lavorato alla serie sotto di lui.  Il fandom del Dottore si è polarizzato (ovviamente c’è pure chi non prende posizione o ama entrambi pur manifestando una lieve preferenza per l’uno o per l’altro) i sostenitori di Davies rimproverano a Moffat che le sue trame arzigogolate alla fine si rivelerebbero dei clamorosi colabrodo che dimostrerebbero che non è in grado di fare lo showrunner anche se rimane un buon scrittore di episodi singoli. I sostenitori di Moffat ribattono: almeno lui ci ha provato a scrivere fantascienza, a utilizzare la macchina del tempo in maniera creativa, ci ha dato qualche paradosso qua e là, che dovrebbero essere il sale di una serie di fantascienza sui viaggi nel tempo.
Notato che più che altro sono i difetti dell’altro che gli fanno preferire il proprio? I sostenitori di Davies dicono: ma lui ci ha emozionato con personaggi tratteggiati benissimo! ma anche no rispondiamo noi, non è vero, la verità è che Moffat davvero scrive personaggi piatti e quindi in confronto a lui Davies fa molto meglio, se confrontiamo i personaggi di  Davies con quelli di decine di altre serie si vede che con buona pace delle straordinarie prove recitative di Tennant (e di Smith in qualche monologo) non è una serie che abbia chissà che profondità dei personaggi. I sostenitori di Moffat come dicevamo dicono: “lui ci ha dato dell’ottima fantascienza, la fantascienza non è solo visitare posti esotici e tanto meno visitare la storia”, ma anche no diciamo noi, Moffat ci ha dato più fantascienza di Davies, ma un Continuum o un 12 monkeys qualsiasi ci hanno dato più fantascienza di un buon livello di lui.
eleven-e-la-piccola-ameliaAllora stiamo demolendo Doctor Who? tutt’altro! solo che Doctor Who non è una serie di fantascienza e Doctor Who non è The Affair, innanzitutto è uno show per famiglie, nato con un occhio particolare ai più piccoli e ora sembra che voglia tornare ancora di più a quelle origini. La verità è che la qualità della scrittura di certe episodi ci ha regalato dei gioielli, poco incasellabili in un genere, ma è importante? Doctor Who veicola valori positivi che non sono quelli che vanno dal bigotto allo stucchevole di tutte le fiction RAI o di serie come Settimo Cielo,  basti pensare a un episodio come Planet of the Ood in cui Donna può scegliere di chiudere le sue orecchie al canto di dolore di una razza di schiavi (perchè è troppo da sopportate) ma il Dottore non può farlo, e questo lo show lo fa divertendo. Oggi qualsiasi fan di Doctr Who sente Van Gogh un po’ come cosa sua, e scusate se è poco. In realtà da questo punto di vista tra l’era Davies-Tennant e Moffat-Smith c’è una perfetta continuità: Ten che si rammarica di essere stato troppo occupato la prima volta che ha incontrato gli Ood (se la doveva vedere col Diavolo e con un buco nero) per accorgersi che erano schiavi e che dice che li sente “tutto il tempo” è la stessa cosa di Smith che in The rings of Akhaten a Clara che gli chiede se stanno andando via voltando le spalle a della gente che ha bisogno di aiuto risponde ” se viaggerai con me devi sapere una cosa, noi non andiamo mai via”.
twelveL’ottava stagione ha spiazzato un po’ tutti, non entreremo in dettaglio sulla qualità media (per noi bassa) degli episodi della stagione, ci limitiamo ad osservare che Moffat ha sentito che ci fosse bisogno di un cambiamento una volta passata con uno straordinario successo mondiale l’asticella dei 50 anni, ma troviamo contraddittori alcuni input, ci dicono che (il peraltro bravissimo) Capaldi sarà un Dottore molto più oscuro, ma d’altro canto hanno alleggerito sia la complessità degli archi narrativi che il tono di molte puntate volendo tornare a fare uno show più adatto alla fruizione di intere famiglie con bambini piccoli.
Comunque staremo a vedere, prima di esaurire tutto il credito accumulato presso di noi il Dottore ha ancora un po’ di tempo, del resto cos’è il tempo per uno che ha un Tardis a disposizione?

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