#DoctorWho – The Ghost Monument

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Don’t Panic!
Il secondo episodio dell’undicesima stagione strizza l’occhio ad una marea di argomenti fantascientifici che spaziano dai libri al cinema, passando per altre serie tv.
La prima, in ordine di tempo, è proprio la Guida Galattica per autostoppisti, un must per chi vuole fare un tuffo nella fantascienza più incredibilmente assurda. Avevamo infatti lasciato i nostri a fluttuare in pieno spazio aperto, li ritroviamo esattamente così com’erano finiti, salvati in extremis da due astronavi di passaggio, esattamente come avviene nel celebre libro di Adams. A suggellare definitivamente l’occhiolino abbiamo per ben due volte un “Don’t panic!” che dissipa ogni dubbio.
I nostri amici terrestri hanno avuto un vero e proprio battesimo di fuoco per il loro primissimo viaggio interplanetario, non c’è che dire, tanto più che finiscono in un luogo che può dirsi tutto tranne che ospitale: un pianeta che è un concentrato di pericoli mortali, un luogo in cui ogni forma di vita sembra essere stata spazzata via da qualcosa di catastrofico avvenuto in passato. Quanto basta perché il nostro Doctor, coerentemente con tutte le sue incarnazioni precedenti, si interessi per cercare di capire cosa sia accaduto.
E’ un inno all’empatia e al reciproco aiuto, un invito a non voltarsi mai dall’altra parte quando si vede qualcuno in difficoltà. Chibnall segue senza troppe variazioni il binario già ampiamente intrapreso da Moffat nel dare un taglio più che attuale ai messaggi del Doctor. E, in questi tempi, di bambini lasciati fuori da una mensa scolastica solo perché stranieri, questa frase cade proprio a fagiolo.
Yaz, Graham e Ryan non sembrano avere le doti di cui la super-Clara ci aveva abituati: contribuiscono in modo molto marginale, imparano più che essere effettivamente d’aiuto e, a dispetto di quello che in molti hanno scritto sui social, la loro reazione mi sembra molto più verosimile a quello che accadrebbe realmente.

Yaz si sente dire da Angstrom “non dare mai la tua famiglia per scontata”. In un mondo di “legami liquidi”, come dicono i sociologi, gli affetti che ci sono più cari rischiano di passare per scontati sia per i ritmi cui siamo sottoposti, sia a causa della forza dell’abitudine. Ma l’amore che lega una famiglia è qualcosa da cui non ci si può e si deve abituare, è qualcosa da difendere e per cui combattere, se necessario.
Ryan è colui che qui impara più di tutti, secondo me. Innanzitutto apprende che la realtà è ben diversa dai videogiochi e quasi rischia di lasciarci le penne per provare a mettersi in mostra. I robottoni guardiani avranno pur avuto una mira pessima – peggiore pure di quella degli stormtrooper di Star Wars, e se non è una citazione questa… – ma, ancora una volta, il Doctor ci mostra che non è con le armi che si ragiona. Lo avevamo già visto in Smile, qui accade di nuovo.
In ultima, dinanzi all’ennesima scala da risalire per cercare di scappare dalla trappola mortale dei tunnel. Se gli altri hanno paura, lui ne ha di più, perché la disprassia che lo affligge lo porta a faticare più di tutti.
Potrebbe essere un intralcio al gruppo, un peso da lasciare indietro. Potrebbe. Ma non per il Doctor, non per questo Doctor, che fin dalla sua prima apparizione ha dimostrato di avere a cuore quegli ultimi che il mondo lascia volentieri in un angolo.

Graham questa volta è un po’ più marginale, ma la sua è comunque una piccola e costante evoluzione. Prova a rendersi utile, tenta qualche timido avvicinamento con Ryan, fa comunque da supporto al gruppo. Niente gesti da supereroe, ma azioni tutte umanamente verosimili.

Uno dei tanti occhiolini è, incredibile ma vero, dedicato ad Harry Potter. Precisamente al quarto capitolo della saga del maghetto, quello del Torneo Tremaghi: Epzo e Angstrom accetteranno e chiederanno di essere vincitori parimerito, in modo molto simile a quello in cui Harry e Cedric avrebbero voluto fare toccando contemporaneamente la coppa. Questa volta, però, ai nostri due amici va molto meglio rispetto al povero Diggory e a Potter.

In ultima: finalmente il Tardis!
Ridecorato – c’erano dubbi? – sia all’interno che all’esterno. Vedere lo smarrimento del Doctor nel non trovarsi la propria astronave di fronte ci ha lasciato con un piccolo nodo alla gola, perché sappiamo quanto il Tardis sia tutto il suo mondo, il suo vero amore.
Non so voi, ma io l’ho adorato, nonostante il suo interno così “alieno” e così incredibilmente diverso da quello cui Twelve ci aveva abituato. I colori caldi dell’ambra ed i materiali hanno una grande somiglianza con il materiale alieno usato dal Doctor per costruire il proprio cacciavite sonico, anche se la cosa più bella di tutte per me è… il distributore di biscotti.
Chi ancora pensava che il Tardis ce l’avesse con la nuova forma femminile del Doctor ha avuto la prova provata che non è così: quando mai un Dottore era stato accolto con un dispenser di questo genere? Un forte richiamo alla serie classica, senza dubbio, ma anche un bel momento di dolcezza per il Tredicesimo Dottore, che finalmente ora può sentirsi completo.

P.S: Timeless Child? Stenza?
Ebbene sì… la trama orizzontale della stagione sembra delinearsi poco alla volta con indizi sparsi qua e là. Inutile dire che non vediamo l’ora di assistere ai prossimi sviluppi.

Recensione redatta da Chiara Liberti

L’unione fa la forza?

Il Doctor e la sua nuova famiglia stanno legando sempre di più, grazie ad un episodio dalla trama semplice ma per nulla banale, che ci aiuta ad apprezzare ancora di più i nuovi arrivi e il nuovo Doctor di Jodie Whittaker.

Da amante di Chibnall abbiamo notato come l’autore di Broadchurch ed ex showrunner di Torchwood abbia intenzione di mettere alla prova il nostro eroe, fino allo spasmo e oltre.

Prima senza cacciavite sonico e il Doctor se l’è creato da solo, poi senza Tardis e lì la paura è stata tanta, soprattutto quando non era così facile trovarla. E il tutto in mezzo ad un pianeta inospitale al massimo, dove ogni cosa, persino l’acqua, è contro il Dottore e i suoi nuovi amici.

Il nostro timore più grande è che Chibnall lo possa portare veramente fuori controllo, in una situazione talmente folle e crudele, da rendere impossibile trovare il modo di fare la scelta giusta. Gli amanti di Torchwood sanno bene di cosa stiamo parlando.
Insomma siamo abbastanza sicure che ciò che abbiamo visto sinora sia solo l’aperitivo delle sofferenze che dovranno patire i nostri.
Tra i nuovi amici del Doctor troviamo interessante come Ryan, dopo aver sperimentato sulla sua pelle che non è proprio il caso di mettersi a sparare per seguire la trama di un videogioco e sentirsi molto cool, si sia pentito e abbia iniziato ad usare veramente il cervello, dando preziosi suggerimenti.
Non è male come stia legando con Yaz, spaurita e passionale quanto lui, la ragazza dimostra di avere una grande empatia quando pare capire quanto sia difficile per il giovane vivere la propria malattia, così come fa anche il Doctor, spronandolo e facendolo sentire utile.
Ci sentiamo di dare una piccola tirata di orecchie a Graham perché se è vero che sta tentando di avvicinarsi al nipote acquisito e non è sempre facile avere a che fare con un adolescente rabbioso e impulsivo, non ci è piaciuto come pretenda di essere chiamato nonno. Capiamo che si senta solo e stia facendo tutto per amore di Grace però, lo confessiamo, certe parole pesanti dette nel primo episodio non le abbiamo ancora mandate giù. Ci piace invece come stia cercando di far parlare Ryan del dolore che prova. Insisteremo molto su questo punto.


Abbiamo trovato affascinante come le trappole mortali del pianeta siano state create da scienziati sotto ricatto. “Siamo diventati la morte” e ciò ci ha fatto pensare sia allo scienziato Oppenheimer sia a Fringe. A quest’ultimo abbiamo pensato anche perché gli Stenza paiono avere qualche conoscenza sui cambiamenti temporali, tipo gli Osservatori (“they are coming” sia per gli Osservatori che per gli Stenza? Chissà…), oltre che su spostamenti di pianeti. E qui abbiamo pensato a Donna e Ten e al loro ultimo viaggio insieme alla fine della quarta stagione, sigh.

Ah e comunque vogliamo anche noi il dispenser di biscotti. Brava Tardis che coccola il Doctor, facendola sentire a casa ma chissà quanto durerà.

E a proposito di citazioni, oltre a quelle fantastiche colte da Chiara, vorremmo far notare come Chibnall abbia platealmente citato una delle battute più odiate dal fandom  o meglio dagli hater del fandom di Star Wars (non dai noi), ovvero quella sulla sabbia e Anakin. Segno che ci attendono tempi duri per gli haters? Speriamo!

Dimenticavamo di dire che abbiamo amato come siano stati Graham, Yaz e Ryan a spronare il Doctor nel momento più difficile. Veramente molto bello come gli esseri umani sappiamo tirar fuori il meglio dalla nostra aliena preferita.
Abbiamo però alcune domande lasciate in sospeso: ci ha veramente spiazzato e allarmato il fatto che i due concorrenti della gara non sapessero cosa fossero gli esseri umani. Il che ci fa presagire il peggio: un evento catastrofico di immane portata per la Terra da cui nemmeno il Doctor è riuscito a difenderla.
Seconda cosa: “The timeless child”. Due cose su questa questione ci fanno letteralmente saltare e infiammano le menti di noi appassionati. Il fatto che il Doctor non ne sapesse nulla e che sia celato nel profondo, come se si trattasse di un ricordo rimosso o bloccato. In fondo non sarebbe poi così strano per la tecnologia dei Time Lords. Speriamo soltanto che non sia una questione come quella dell’ibrido, che pareva dovesse essere un evento sconvolgente e invece, alla fine, non è stato nulla di così eclatante.
Dovremo armarci di pazienza e vedere cosa accadrà.
Stay Tuned.

Recensione redatta da Silvia Azzaroli e Simona Ingrassia

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