Gli orchi non sempre sono verdi: un noir italiano on the road

Oggi vi proponiamo un giallo italiano un po’ particolare e lo si capisce già dal titolo.

Parliamo di Gli orchi non sempre sono verdi di Valerio Molinaro (138 pp. – Newton Compton Editore).

La storia si basa sul rapimento di due sorelline che permette l’incontro e la collaborazione tra due persone completamente diverse tra loro: Riccardo Gaston e Baasim.

Il primo (“un baricentro basso e un punto vita ingombrante“) è un investigatore privato non convenzionale, un po’ burbero, scontroso, taciturno, alcolizzato, con una ex moglie zingara e un passato doloroso, ma è anche molto umano e pieno di buoni sentimenti. L’altro è un emigrato tunisino che lascia la sua terra natia su un barcone, uno di quelli che, ahimè, vediamo quotidianamente in televisione; è un uomo colto, volenteroso e coraggioso che parte alla ricerca di una vita migliore. Durante il viaggio, salva dall’annegamento proprio le due sorelline che, a Roma, vengono, poi, rapite.

Questi protagonisti sono attorniati da strani personaggi (un’avida contessa, un chirurgo sospettato di tradimento, un viscido portiere, una barista asiatica) ben descritti dall’autore, che danno un contributo importante alla storia.

Le cose per Gaston cambiano quando incontra Baasim che cerca le bambine. Diventano una coppia sui generis, diversi ma con uno scopo comune, quello di ritrovare le sorelline lottando contro il tempo e la crudeltà degli uomini, attraverso sfasciacarrozze, luna park abbandonati e squallide stanze d’albergo. Tra i due nasce un rapporto d’amicizia molto forte in una città, Roma, descritta senza fascino e senz’anima, un luogo surreale in cui il bene e il male si incrociano e si nascondono dove non andremmo mai a pensare, mentre l’aiuto proviene dagli emarginati della società.

Molinaro, infatti, riesce a conciliare un noir pieno di sorprese con temi sociali molto difficili da trattare, come quello dell’immigrazione, fornendo importanti spunti di riflessione. Gli orchi del titolo non sono personaggi di fantasia, ma uomini veri e propri, mostri della società, persone crudeli che sanno celarsi bene agli occhi di tutti. Viene fuori, così, il ritratto di una realtà spietata, inimmaginabile e i protagonisti sono chiamati a mettere insieme i pezzi di un puzzle molto intricato.

Il libro è caratterizzato da uno stile diretto, una narrazione scorrevole con ironia e sarcasmo in certe battute. Leggendolo, si pensa subito alla sceneggiatura di un film pieno di misteri e dal ritmo veloce che ci lascia con una domanda: anche i nostri vicini sono orchi?

Valerio Molinaro è autore e regista teatrale. Nato a Roma nel 1984, ha scritto e diretto Allora si può, Sono pulp perché mi chiamo Bukowski, Gratta gratta bang bang e un adattamento del film Nightmare before Christmas. Ha lavorato anche con Gino Landi nello spettacolo Il letto ovale e con Lillo e Greg in Occhio a quei due. Ha esordito in libreria con A sei miglia dall’Avana.

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