HIGHWAYMEN – L’ULTIMA IMBOSCATA

“Vedi Frank, ti nascondi sempre dietro la tua concezione di giusto o sbagliato, ma a me non è mai piaciuto
avere il peso di dover scegliere chi merita di vivere o di morire”
(Maney Gault)

Il lungometraggio Highwaymen – L’ultima imboscata, diretto da John Lee Hancock e distribuito su Netflix a partire dal 29 marzo, risulta sprovvisto di un ritmo incalzante, ma può contare su due protagonisti all’altezza del loro incarico, nonostante il fiatone dopo qualche secondo di corsa e una mira un po’ arrugginita, che li rende solo meno “intoccabili”: mi riferisco a Kevin Costner e Woody Harrelson, rispettivamente Frank Hamer e Maney Gault.

L’alchimia tra i due interpreti e i dialoghi interessanti costituiscono ottimi requisiti e rendono scorrevole un poliziesco in cui l’adozione di una metodica vecchio stampo contrasta egregiamente le inefficaci strategie sofisticate dell’Ufficio Federale di Investigazione.

Lee Simmons (John Carrol Lynch) convince la governatrice del Texas Miriam A. Ferguson, ruolo ricoperto da Kathy Bates, a conferire l’incarico della cattura della coppia criminale costituita da Bonnie Parker e Clyde Barrow al texas ranger Frank Hamer, coadiuvato nell’impresa dall’ex collega di lavoro Maney. L’interpretazione della straordinaria Bates è breve ma intensa, come recentemente nel biopic Una giusta causa ove veste i panni dell’avvocato progressista ed ex giudice Dorothy Kenyon.

Tornando al film di Hancock, la vicenda è imperniata quasi del tutto sulla caccia ai due ladri e “assassini osannati come fossero celebrità” e, narrativamente parlando, posti in secondo piano: la loro esigua presenza si concentra in un epilogo poco romanzato, cui seguono le usuali foto d’epoca, abbastanza, esplicative.

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