IL GRANDE FOLCLORE A LUGANO 1: COSACCHI DEL DON

IL LUOGO

Ho scoperto l’Auditorium del Palazzo dei Congressi di Lugano esattamente un anno fa, in occasione di uno spettacolo di danza folcloristica irlandese, uno dei moltissimi eventi non solo di danza ma anche di musica e di teatro che si tengono per tutto l’anno. Ricordo che l’atrio così grande con desk al centro e ampie scalinate mi parve esageratamente spazioso… dimenticavo la funzione originaria del complesso, appunto un Centro Congressi con varie sale luminose e attrezzate, bagni pulitissimi ed enormi (troppe volte ho visto teatri con centinaia di posti ma bagni piccoli e insufficienti… non è un dettaglio da poco, ve lo dice una frequentatrice di spettacoli), servizi vari, parcheggio interrato, e appunto l’Auditorium con poltrone comode e spaziate, spaziate anche le file e in buona disposizione, col risultato che non si danno gomitate o calci al vicino e che si gode ottima visuale da tutti, ma proprio tutti gli ordini di posti. Ricordo anche con piacere la cortesia degli organizzatori e degli addetti, oltre naturalmente alla qualità dello spettacolo.

LO SPETTACOLO

Ebbene, quest’anno l’organizzazione di TeatroSulLago propone al Palazzo dei Congressi altri due fantastici spettacoli di danze dal mondo, che per me sono una vera passione. Il primo sarà il 22 dicembre alle 20.30, una vera chicca prenatalizia che vedrà in scena la Compagnia Cosacchi del Don.

Questa compagine rappresenta una delle più importanti realtà di danza professionistica in Russia, si è costituita nel 1985 e dal 2000 può fregiarsi del titolo “Statale” per il contributo notevole dato allo sviluppo della cultura cosacca. Hanno collaborato con questo Ensemble noti maestri russi come Grigorij Galperin (Artista emerito delle Arti della Russia), Gennadij Minkh (Artista emerito della Russia) e Anatolij Kvasov (Artista del Popolo: tutti titoli che hanno grande importanza nella cultura nazionale russa).

La direzione artistica è di Yuri Golodniuk mentre la parte danzata, che mi interessa particolarmente, è curata dall’artista e coreografa Nonna Gepfner e comprende danze popolari cosacche della tradizione, spiritose quadriglie e miniature danzanti. La musica viene eseguita dal vivo da un ensemble composta da tromba, trombone, flauto, dorma, fisarmonica, percussioni, balalaika, e balalaika basso.

Lo spettacolo in sé è una sorta di “enciclopedia” di quella che era la vita dei Cosacchi, esprimendo le tradizioni e il patrimonio artistiche delle regioni cosacche della Russia in modo altamente spettacolare, attraverso vivaci canzoni, danze spericolate e irresistibili, costumi coloratissimi… Il repertorio comprende oltre 20 balli e 50 canzoni nazionali.

BIGLIETTI E OFFERTE

I biglietti variano, a seconda delle offerte e delle riduzioni, dai 29 ai 119 franchi svizzeri e si possono acquistare direttamente (nei negozi Manor, Coop City, nelle Stazioni FFS e negli Uffici Postali svizzeri) o attraverso il call center 0900 325 325 o ancora online su:

Biglietteria oppure

Start Ticket

Gruppi e Cral aziendali possono prenotare a prezzo scontato scrivendo a info@teatrosullago.net o telefonando allo 078 707 74 88 (attenzione, sono numeri svizzeri e quindi sarà richiesto il prefisso internazionale dall’Italia) dove è pure possibile richiedere una serata aziendale con dinner/aperitivo più show. Molto gettonate anche in Italia sono infatti queste serate soprattutto durante le feste di fine anno, che comprendono oltre allo spettacolo anche un brindisi (a volte una cena) con gli artisti: l’offerta prenatalizia legata a questo spettacolo di folclore è il biglietto VIP comprendente i posti migliori, gadget natalizio, brindisi in backstage con gli artisti e foto ricordo. In questo caso per prenotare occorre scrivere a show@teatrosullago.net.

CHI SONO I COSACCHI (da Wikipedia)

Inizialmente furono contrassegnate da questo nome le popolazioni nomadi tartare delle steppe della Russia meridionale. Tuttavia dal XV secolo il nome fu attribuito a gruppi di slavi (per lo più russi e ucraini) che popolavano i territori lungo il basso corso dei fiumi Don e Dnepr (noti come cosacchi dello Zaporož’e); in questo senso, i cosacchi non costituiscono un gruppo etnico vero e proprio. Altre zone di colonizzazione successiva furono la pianura ciscaucasica, il basso Volga, la steppa del bacino dell’Ural e alcune zone della Siberia orientale.

Il nome cosacco apparirebbe per la prima volta nel 1395, nelle Cronache della Repubblica di Novgorod, ma secondo altri storici solo nel 1444, in un manoscritto russo, per designare soldati mercenari nomadi e liberi (cioè non soggetti agli obblighi feudali), che spesso offrivano i loro servigi ai vari principi.

Alcuni storici però sostengono che i cosacchi discendano dagli antichi sciti, dai kazari, dagli alani o addirittura dai tartari, dai turcomanni, dai circassi o financo dai kirghizi. Tuttavia, secondo il massimo storico cosacco, Anatolij Aleksandrovich Gordeev, la loro origine andrebbe rinvenuta nelle popolazioni russe originariamente deportate come schiave dai tartari e che ben volentieri in seguito accolsero nelle loro file avventurieri, contadini e servi della gleba russi in fuga. Erano seminomadi, vivevano di caccia, pesca e scorrerie ed erano costantemente in lotta con i tartari che abitavano la stessa area, quantunque non mancassero mescolanze tra le due popolazioni antagoniste. Più tardi svilupparono anche un’agricoltura stanziale. I cosacchi erano organizzati in comunità militari e di mestiere rette da un ataman. Le cariche erano di norma elettive e le questioni più rilevanti erano affrontate dall’assemblea della comunità (krug) secondo principi di uguaglianza e autonomia assoluta.

L’abbigliamento era costituito da un caftano (una sorta di casacca) o dalla cerkessa (tunica lunga con le cartuccere). Quelli che furono inquadrati nell’esercito indossavano pantaloni blu con una fascia rossa, che indicava la loro esenzione dal pagamento delle imposte. L’armamento tradizionale comprendeva il kindjal (pugnale ricurvo), la šaška (sciabola) e la nagaika (frusta). Maneggiavano una lancia molto lunga e la loro preparazione militare prevedeva anche una danza chiamata gopak che eseguivano accovacciati, a braccia conserte. Il loro grido di battaglia era Gu-Rai! che significava “Verso la beatitudine del cielo!” da cui si pensa derivi il grido di battaglia urrà, diffuso nel mondo dai soldati della prima guerra mondiale che l’avrebbero udito al fronte dai cosacchi.

 

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