INCANTESIMI. COSTUMI DEL TEATRO ALLA SCALA

Dal mitico “Caramba” ai grandi stilisti come Versace che hanno lavorato per il teatro, passando per i premi Oscar quali Piero Tosi, Gabriella Pescucci e Franca Squarciapino, e ancora Anna Anni e Pier Luigi Pizzi: alcuni dei costumisti che hanno fatto la storia del costume teatrale sono in mostra ora a Palazzo Reale di Milano per l’allestimento “Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta a oggi”.

L’evento è voluto da Comune di Milano, Palazzo Reale e Amici del Teatro alla Scala, curato da Vittoria Crespi Morbio (storica della scenografia teatrale ed esperta dei rapporti tra arti figurative e teatro musicale) e materialmente allestito da Anusc Castiglioni, Luca Scarzella e Massimo Zanelli.

Le quattro Sale degli Arazzi (bellissimi drappi di soggetto mitologico che fino a qualche anno fa si trovavano a Villa Carlotta sul Lago di Como) ospitano 24 costumi d’opera e balletto, divisi per epoca con relativa spiegazione dell’evoluzione del costume teatrale, indossati da manichini in legno anch’essi molto belli, corredati dai gioielli e attorniati da giochi di luci e suoni: sullo sfondo vengono infatti proiettate in dissolvenza le immagini degli interpreti mentre indossavano questi costumi, e la colonna sonora è costituita da spezzoni delle relative partiture liriche o ballettistiche. I fari d’illuminazione inoltre non sono fissi, ma variano costantemente dalla penombra alla luce piena, come a “portare alla ribalta” i personaggi che entrano in palcoscenico.

il manto di Lohengrin, 1981

Anche i meno appassionati di lirica ricorderanno il manto argenteo col cigno ricamato di Lohengrin nell’opera omonima, diretta da Franco Zeffirelli nel 1981 e divenuta celebre anche per il diverbio col tenore che non gradiva l’elmo, essendo una connotazione troppo guerriera e troppo poco spirituale (i maligni dissero che semplicemente l’oggetto pesava e affaticava l’interprete…). Visto da vicino, il manto è un capolavoro di ricamo con perline a rilievo tridimensionale.
L’abito rosso di tulle e lustrini della Traviata è la mise da sera che tutte vorrebbero indossare… Sbalordisce l’Idomeneo col suo costume tra il taglio futurista e i ciondoli di sapore barbarico…

costume per “Idomeneo”, di Odette Nicoletti

Il contrasto più forte è il bozzolo rigido (e costellato… di ovuli?) di Giocasta in “Oedipus Rex”, certamente non un abitino comodo da indossare, affiancato dai costumi per la danza classica che invece ovviamente devono mantenere la naturalità delle forme e garantire i movimenti. Costumi da danza creati nientemeno che per Carla Fracci e Rudolf Nureyev. E poi i costumi della Tebaldi e della Callas, e così via.

un prezioso dettaglio del costume creato nel 1987 da Luisa Spinatelli per “La fille mal gardée”, interprete Carla Fracci

 

Un esempio della sublime artigianalità delle maestranze della Scala (presso la cui Accademia di Arti e Mestieri è ancora possibile studiare da sarto teatrale, parrucchiere e truccatore, fotografo di scena ecc.), una piccolissima scelta di quanto conservato nei magazzini del teatro più famoso d’Italia. Il restauro di questi costumi scelti e la loro esposizione è stato voluto e sovvenzionato dagli Amici della Scala, sodalizio che celebra i 40 anni di vita.

costume per Carla Fracci

La mostra è visitabile tutti i giorni con orario continuato dalle 9.30 alle 20 (martedì, mercoledì, domenica) o alle 22.30 (giovedì, venerdì, sabato), il lunedì solo pomeriggio (14.30-22.30), fino al 28 gennaio 2018 con ingresso libero.

Giocasta

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