Intervista a Earth Strike Italia, uniti per l’ambiente

 

Stiamo assistendo sempre più alla nascita di movimenti di gente seriamente preoccupata, e i motivi per farlo sono sotto gli occhi di tutti coloro che sanno vedere, e che vuole protestare per l’inattività degli stati riguardo alla questione dei cambiamenti climatici.

Lo staff di Over There si è imbattuta nella sezione italiana di Earth Strike, in appoggio a quello mondiale e a Greta Thunberg, la più giovane attivista del movimento che le ha cantate chiare all’assemblea dell’Onu.

Intanto Over There ha intervistato Earth Strike Italia sui loro obiettivi e molto altro.

Domande di Simona:
1) Ho letto nel sito che il 15 di gennaio doveva esserci un primo appuntamento. C’è stato? E quali sono stati i punti che avete trattato?

Le proteste del 15 gennaio si sono svolte in molti paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Paesi Bassi, Polonia e Australia. I numeri delle proteste sono stati più che incoraggianti, soprattutto in Europa. Purtroppo in Italia non abbiamo avuto abbastanza tempo e risorse per organizzare qualcosa.
Si è trattata di una protesta “di prova” per farci conoscere e per aumentare la consapevolezza pubblica riguardo all’emergenza climatica. Ogni protesta ha poi adattato le domande di Earth Strike per una mobilitazione climatica in un contesto locale. A Londra, ad esempio Earth Strike ha sfilato insieme a Extinction Rebellion al grido di “No EU on a dead planet, no Brexit on a dead planet”. Ad Amsterdam, i manifestanti hanno chiesto simbolicamente di rimuovere l’aggettivo “royal” dalla “Royal Dutch Shell”.


2) Cosa pensate dei cosiddetti negazionisti? Purtroppo persino il presidente Trump afferma che, secondo lui, i cambiamenti climatici sono una truffa ordita dai cinesi. Come rispondete a questo tipo di affermazione? 3) Qual è il prossimo appuntamento che avete in programma per avvicinarvi alla data dell’Earth Strike? Parlatecene un po’ nel caso qualcuno volesse contattarvi e contribuire alla causa.

Il negazionista, oggi, è tale per un’ignoranza antiscientifica figlia dei nostri tempi, per una reazione psicologica di rigetto verso un futuro distopico difficile da immaginare oppure, molto spesso, per qualche tornaconto derivato dallo status quo. In ogni caso, a questo punto, i negazionisti non meritano attenzione, non farebbe altro che dar loro importanza nel dibattito pubblico. Il cambiamento climatico sta accadendo veramente e abbiamo prove schiaccianti, non ha senso continuare a discutere.”
È bene concentrare le nostre forze nel convincere l’opinione pubblica che quello che stiamo facendo contro il riscaldamento globale non è lontanamente sufficiente per garantire il rispetto degli accordi di Parigi (aumento di soli 1.5 gradi entro il 2100).
Abbiamo in programma delle nuove proteste per il 27 aprile e primo agosto, prima dello sciopero del 27 settembre. Contiamo anche di unirci al “Global Strike for Climate” organizzato da Fridays for Future per il 15 marzo.

Domande di Silvia:
1- Quando avete preso consapevolezza del problema?
Come la maggior parte dei cittadini, siamo sempre stati consapevoli del problema. Il passo verso un’azione in prima linea è nato dal rifiuto del disfattismo e della rassegnazione nel constatare che nonostante l’inasprirsi delle previsioni degli scienziati non siano ancora arrivate risposte concrete da parte dei governi. Se non iniziamo a cambiare le cose in modo radicale, ce ne pentiremo amaramente.

2 – Cosa pensate che potrebbero fare gli scienziati per poter aprire gli occhi alla gente?
La scienza ci ha descritto le dinamiche dei cambiamenti climatici avvenuti finora, ci ha fornito dei modelli sempre più affidabili su come sarà il prossimo futuro e le possibili soluzioni pratiche al disastro climatico in corso. Il problema, a questo punto, è puramente politico: un ambito, questo, in cui la scienza ha un raggio d’azione ristretto. Tutto ciò che la comunità scientifica poteva fare è già stato fatto, andando anche oltre i normali canali abituali del discorso scientifico; tutti gli attori sociali, i governi e gli organi di informazione avrebbero dovuto prendere il testimone e agire di conseguenza. Questo non è avvenuto. Anzi, a tal punto la comunità scientifica ha agito così efficacemente che, nonostante la mancanza di un vero dibattito politico a riguardo, molte parti della società sono di fatto informate sulla catastrofe climatica in atto e ora sono pronte ad agire anche drasticamente per far sì che un contrasto socialmente giusto al riscaldamento climatico sia la priorità numero uno di tutti i governi.

3- C’è qualche stato che sta seguendo i parametri degli scienziati secondo voi?
Secondo Climate Action Tracker, che studia e giudica gli sforzi per combattere il cambiamento climatico, si “salvano” solo il Gambia e il Marocco. Tutti i più importanti paesi (Stati Uniti, UE, India, Canada, Cina, tra gli altri) hanno degli obiettivi di riduzione delle emissioni che porterebbero anche ad un aumento di temperatura globale di più di 4 gradi entro il 2100. L’obiettivo deciso a Parigi nel 2015 è 1.5 gradi.

Domande di Tatiana:
1 – Se doveste concentrare in poche parole quello per cui state combattendo cosa direste?

Stiamo combattendo per il diritto a un pianeta vivibile sia per noi stessi, sia (e soprattutto) per quelli che verranno dopo di noi. Se il sistema economico e politico attuale non è in grado di garantire una cosa così basilare, crediamo sia il tempo di riformarlo.

2 – Il sito raggiunge un determinato target, secondo voi in che modo si possono raggiungere più persone possibili, ma soprattutto farle interessare al problema?

Siamo aperti a tutti coloro che concordano sul fatto che siamo di fronte a una catastrofe e non stiamo facendo abbastanza. Ormai il riscaldamento globale è noto a tutti, ma la maggioranza delle persone non comprende che siamo sull’orlo del precipizio. L’unico modo effettivo per convincere le persone della gravità del problema è parlare e discutere faccia a faccia, dare il via ad un passaparola sia offline che online.

3 – Dopo il primo Earth Strike ne farete altri? Qual è il vostro piano a lungo termine?

L’idea è quella di uno sciopero ad oltranza, perché è l’unico modo effettivo per farsi sentire.
Nel caso lo sciopero sia solo di un giorno e non sortisca effetto, programmeremo altre proteste e scioperi, finché non verremo ascoltati.

Per chiunque voglia saperne di più o vuole unirsi attivamente vi lasciamo il sito:
Earth Strike Italia , la pagina facebook: Earth Strike Italia Facebook, su twitter: Earth Strike It Twitter
o contattateli direttamente alla mail: it@earth-strike.com

 

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