Intervista ad Ambra Giulia Marelli, biologa e vice-presidente di Pro-Test Italia

Intervistiamo oggi Ambra Giulia Marelli, biologa e vicepresidente di Pro-Test Italia. Sarà un’intervista a tutto campo sulla scienza.

Domanda di Claudia Vaerini

Spesso quando si parla di cure alternative si parla generalmente di omeopatia, so che alcuni considerano tali omeopatia e fitoterapia. Secondo te che differenza c’è tra le due? Quali sono le vere cure alternative?

L’argomento è delicato perché per valutare l’efficacia di un farmaco bisogna guardare caso per caso ed inoltre la domanda apre ad un argomento filosofico non indifferente: cosa è naturale e cosa no. Infatti, se vogliamo guardare la pura definizione di “medicina alternativa”, questa è quella “medicina” che non segue il metodo scientifico, quindi nel caso di farmaci si tratta di farmaci che non hanno seguito l’iter di test in silico, in vitro, in vivo e poi sull’uomo che invece i farmaci devono normalmente seguire; ma per la verità chi cerca cure “alternative” cerca spesso qualcosa di “naturale”. Ecco, io qui ho delle perplessità: considerando che l’uomo è un animale come tutti gli altri, siamo sicuri che i prodotti da lui creati secondo le comuni leggi della chimica, della fisica e della biologia non possano definirsi naturali? Sarebbe un po’ come discettare della naturalità delle dighe di un castoro.

Tornando nel vivo della domanda, l’omeopatia può essere alternativa, ma di certo non è una cura. Infatti, il principio base dell’omeopatia è la diluizione: più io diluisco un principio attivo più diventa potente. Questo ovviamente non è vero, se così fosse dovremmo avere schifo a bere l’acqua che beviamo comunemente visti quanti scarti animali e vegetali vi sono passati nel corso dei millenni. La fitoterapia è tutt’altro: gli stessi principi attivi che vengono usati diluiti in omeopatia possono venir usati a concentrazioni utili; si tratta semplicemente di curarsi con le piante, cosa in cui non c’è effettivamente nulla di male per malattie blande. Per esempio, credo che ognuno di noi abbia sperimentato della valeriana per agevolare il sonno. Ovvio che in caso di insonnia grave e prolungata sia bene passare a sonniferi di sintesi, che sono più potenti perché creati apposta per quello, ma per una semplice difficoltà ad addormentarsi anche un prodotto blando fitoterapico può andar bene. Del resto, anche la scienza, quando può, prende dalla natura. L’esempio più banale è l’Aspirina, che come tutti sanno deriva dalle foglie di salice.

Domande di Silvia Azzaroli

Leggendo le tue ricerche, ho scoperto che spesso le ricerche alternative nascono dalla lavorazione di quelle tradizionali. Puoi spiegarci meglio cosa intendi? Da quello che ho capito, per adesso, tali metodi viaggiano insieme alla sperimentazione normale, non possono considerarsi realmente alternativi. Ritieni che un giorno si possa arrivare a smettere di fare la sperimentazione animale?

E’ effettivamente vero che di solito i metodi alternativi non sono per nulla sostitutivi ma complementari alla sperimentazione sugli animali, tanto che molti sono nati proprio per affinare tecniche già esistenti. Per esempio, molte tecniche in vitro richiedono comunque l’uso dell’animale: se io voglio studiare l’ippocampo di ratto posso farlo o con tecniche che usino l’animale vivo (elettrofisiologiche, fMRI e così via) oppure fissando il cervello del ratto e tagliandone delle fettine sottili che io poi possa analizzare a livello biochimico o istochimico e guardarle al microscopio. Queste tecniche non competono tra di loro, bensì si completano perché danno informazioni diverse. Se un giorno si potrà fare a meno della sperimentazione animale? Io lo spero, ma sono scettica: per quanto ne sappiamo ad oggi, probabilmente gli animali ci serviranno sempre, siamo sistemi troppo complessi per poter studiare fenomeni nuovi senza un modello reale. Può essere però che nel tempo i sistemi si affinino di modo che questi studi diventino totalmente incruenti, questo è un mio piccolo sogno che spero di veder realizzato.

Parlaci dell’importanza della sperimentazione animale e di come cercate di usare minor sofferenza possibile verso le cavie.

Per parlare dell’importanza della sperimentazione animale si dovrebbe scrivere un trattato! Per riassumere moltissimo, posso dire che la sperimentazione animale è indispensabile in moltissimi campi che spaziano dalla medicina, alla tossicologia, all’ingegneria, alla veterinaria, alla fisica. Quella di creare la minor quantità di dolore possibile però è una cosa semplice da spiegare: lo si fa per legge. Infatti la nostra attuale legge, derivante dalla Direttiva Europea 63/2010, è imperniata attorno alla regola delle 3R: Reduction (usare il minor numero di animali possibile), Refinement (usare tutti i mezzi possibili per rendere migliore la vita dell’animale da laboratorio: tecniche migliori, migliore stabulazione…), Replacement (sostituzione con metodi alternativi ogniqualvolta sia possibile). A livello etico molti istituti stanno aggiungendo altre due R: Remember (ricordare gli animali che ci rendono possibile gli avanzamenti tecnologici che migliorano la nostra salute, un modo simbolico per fare in modo di averne rispetto) e Rehabilitation (rendere adottabili gli animali che arrivano a fine della sperimentazione quando possibile, oppure tenerli nell’istituto a finire la loro esistenza nel modo più tranquillo e migliore possibile).

Cosa pensi dell’escalation degli antivaccinisti? Perché la gente tende a credere più ai ciarlatani che ai medici? E’ colpa dei tanti errori nella sanità pubblica oppure può esserci stata un’errata strategia di comunicazione? Oppure è colpa della disperazione di chi, non sapendo più a cosa ad attaccarsi per aiutare i propri cari, finisce per cascare in certe trappole orrende?

Direi che è un insieme di tutte queste cose. Per la verità, da quando sono nati i vaccini ci sono anche gli antivaccinisti. Nel corso della storia, ci sono stati quelli che dicevano che i vaccini sono uno strumento del demonio perché il vaiolo era il volere di Dio, quelli che si lanciavano contro gli ingredienti ritenendoli dannosi, fino ad arrivare ad Andrew Wakefield che ha terrorizzato la nostra generazione con l’idea (falsa) che i vaccini possano causare l’autismo. Teoria assolutamente fallace che poi si è dimostrato in tribunale far parte di un’elaborata truffa. Il problema è che chi deve decidere se vaccinare o meno un bambino spesso è un genitore alle prime armi, che quindi per definizione è spaventato e incerto su tutto quel che fa. Che non vuol dire che sia una persona stupida o ignorante, eh, anzi, spesso gli antivaccinisti hanno un elevato livello culturale, solo non in discipline correlate alla medicina. Ecco, tutti noi abbiamo un bias cognitivo tale per cui tendiamo a privilegiare le cattive notizie rispetto a quelle vere, bias che nel corso dell’evoluzione ci ha salvato la vita: se l’uomo delle caverne sentiva un rumore tra le fronde era più vantaggioso che credesse di essere di fronte a un animale pericoloso rispetto allo scetticismo, perché era meglio scappare per nulla che venir mangiati nell’unico caso in cui era vero. Oggi questo bias fa ancora parte del nostro modo di ragionare, perciò, riflettiamo: per un genitore spaventato è più facile credere a Wakefield o al medico che gli dice che è tutto ok? Aggiungiamo pure le trasmissioni televisive che per fare audience si attaccano a qualunque cosa mettendo ulteriori dubbi alle persone e il gioco è fatto. È difficile andare contro i propri bias, ci vuole tanto esercizio e molto scetticismo. Ma questo è il classico caso in cui può salvare delle vite.

Domande di Simona Ingrassia

Negli Stati Uniti è capitato che il profilo ufficiale twitter di un parco nazionale abbia dovuto cancellare un post sul cambiamento climatico perché l’attuale presidente non crede che questa questione sia vera. Da quest’episodio sono nati una miriade di profili “rogue” ossia di gente che lavora per quegli enti ma che non sopportano di essere zittiti, di non poter presentare i dati esattamente così come sono.

Ti è mai capitato un fatto simile? Ti preoccupa che nel tuo campo si possa arrivare a una censura di questo tipo?

Fortunatamente a me non è mai successo nulla di simile, al più mi è successo che mi venissero rimosse da Facebook fotografie di animali che avevo usato in laboratorio e che erano in ottime condizioni perché plurisegnalate come pornografia (e mi pare un buon indicatore del fatto che nessuno controlli il contenuto delle foto segnalate prima di rimuoverle). Però, sì, dato il contesto mondiale mi preoccupa che ci possa essere censura nei confronti della scienza, anche se questa censura non fosse qui ma solo negli Stati Uniti. Questo perché la scienza non è un fenomeno locale, ma globale, e un danno in America può potenzialmente colpire tutta la comunità scientifica. Per questo il 22 Aprile, cioè nell’Earth Day, alle ore 10.30 noi di Pro-Test Italia, in collaborazione con Italia Unita per la Scienza, l’Associazione Luca Coscioni e molti altri scenderemo in piazza a Milano davanti all’ambasciata americana per protestare contro l’approccio alla scienza dell’amministrazione Trump e in generale per difendere la scienza e la ricerca, in America e nel mondo, con la March for Science Milano.

Domanda personale, puoi anche non rispondere: ti è capitato di avere un antivaccinista tra i tuoi contatti facebook o i tuoi amici oppure no? E se si come hai risposto alle sue perplessità?

Mi è capitato non più di un anno fa nella vita reale. Era un ragazzo che a un primo sguardo sembrava moderato, ma a ben guardare non lo era. Ha cercato di far desistere un’amica dal far vaccinare per l’HPV la figlia, anche se avevano familiarità con tumori al collo dell’utero, cosa che ho trovato intollerabile e allora mi sono messa a spiegare perché ciò che diceva era falso. Da allora non c’è stato più modo di parlargli purtroppo, malgrado io ci abbia provato in più modi e malgrado io non abbia usato chissà che toni, ma è bastato essere certa della mia posizione per perderlo.

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