Intervista a Stefano Labbia: Kremisi, Killer Loop’s e Fear

Intervistiamo oggi Stefano Labbia, autore delle graphic novel Kremisi e Killer Loop’s, della serie tv Fear e della serie di racconti “Bingo Bongo & Altre storie”

Iniziamo dalle domande di Silvia

Sappiamo che a luglio hai lanciato la tua raccolta Bingo Bongo & Altre storie.

Parlacene un po’. Ti sei forse ispirato al famoso film con Adriano Celentano?

Salve, grazie per questa opportunità! No, in realtà il titolo della raccolta è preso in prestito dal “personaggio” protagonista di una delle storie contenute nel libro, un pupazzo a a forma di scimpanzé chiamato, appunto Bingo Bongo. Finalmente l’opera vedrà la luce grazie ad un Editore, Il Faggio Edizioni, che ci ha creduto e che ringrazio davvero di cuore. Sarà disponibile in digital download ad inizio 2018. Sono racconti dolci, sognanti, pieni di verità, che è un po’ il fil rouge di tutta la mia produzione artistica. Credo che anche “l’intrattenimento” debba inculcarti dei dubbi. Delle domande. Su chi, quando, come e perché. Tu e tu solo devi darti le risposte. Perché le mie sarebbero soggettive, in quanto essere umano… Ma tu (lettore / ascoltatore / fruitore) devi saperti porre le domande giuste e scovare tu stesso le risposte.

Ma prego figurati, per noi è sempre un piacere avere giovani autori!Perché racconti e non un romanzo? Trovi ci sia differenza?

I racconti brevi, specialmente nel mondo odierno, smart, veloce, rapido, hanno sicuramente più appeal per tutto quel pubblico 2.0 che ha fame e sete di novità, cultura e notizie in genere. Agganciano quel lettore che è abituato ad un certo tipo di “narrativa” e siti del genere, dove il numero dei caratteri – battute vengono imposti come unico termine / condizione allo scrittore hanno ulteriormente sottolineato l’esigenza dei nuovi lettori cresciuti a colpi di tweet e 140 caratteri. In un racconto breve, così come in una poesia, può entrarci un mondo. Un microcosmo fatto di parole, emozioni, gioia, rabbia, egoismo. E tutte le sensazioni umane che proviamo ogni giorno dall’alba al tramonto e oltre. Per inciso: il mio primo romanzo (Piccole Vite Infelici NdR), a breve sarà pubblicato: sto vagliando le offerte che mi sono arrivate da alcune case editrici italiane dopo che l’incipit è stato scelto e pubblicato da “Il Fatto Quotidiano” online.

Ho guardato la tua pagina sulle tue graphic novel.

Kremisi ha qualcosa sia di Devil Man che Daredevil. Ami gli eroi dark? Quanto c’è di loro in te?

Mah… credo che tutti gli autori, alla fin fine, mettano piccole parti di sé (o di chi li circonda) nei propri personaggi più o meno volontariamente. Più che nelle intenzioni però, o nelle situazioni che le “maschere” vivono, credo sia nel loro pensiero, nella morale che uno o più personaggi custodiscono. Kremisi in realtà, è nato come “parodia” del Dottor Manhattan degli Watchmen. Ma da subito, si è imposto chiedendo più attenzioni e la “maschera” si è evoluta quasi da sola, arrivando addirittura ad essere da comprimario a co-protagonista della storia, ottenendo ben due volumi tutti per sé. Assieme a Titania e Super Santa – da cui tutto è partito – Moore (Kremisi NdR) forma un trio potente e pieno di umanità, nonostante si stia parlando di “tizi con superpoteri” e di una giovane Dea che cade nel folle mondo di James Spades (Santa NdR) e soci… quindi per nulla “umana” in tutti i sensi. Diciamo, in conclusione, che gli anti eroi spesso hanno più “pathos” e cose da dire degli eroi “normali”, almeno sulla carta. D’altro canto è il lato oscuro che interessa a scrittori ed indagatori dell’umana specie tutti. Non la bontà…

Mi ispira molto anche Killer Loop’s, che ha molto del noir o mi sbaglio? Parlacene un po’.

È difficile ingabbiare in un solo genere Killer Loop’S: molti Editori, ma anche la maggior parte di Voi addetti ai lavori, avete asserito che non esiste un prodotto simile in Italia. Atmosfere pulp, noir, gangster, action, crime, comedy… Mille sfaccettature mixate con dialoghi al vetriolo, citazionismo (che adoro, quando non è eccessivo, ovviamente) rendono Killer Loop’S unico nel suo genere. Kimberly (Stuart Whitman) ha subito un lutto che l’ha cambiato. Sua sorella minore (Kimberly NdR) è stata uccisa da una gang affiliata al cartello criminale internazionale Pauraz. Stuart “sceglie” la strada sbagliata: quella della vendetta. E dalla ragione, passa così al torto più completo, perdendo, oltre a Kimberly, anche tutto il resto della sua vita. Ottenuta la tanto agognata vendetta, Stuart, non sentendosi appagato, con le mani sporche di sangue, si auto proclama “punitore” di tutto il marcio che, con i suoi lordi tentacoli, sfrutta e assorbe il nutrimento della società. Dietro lauto compenso ovviamente. Ed ecco che Stuart diventa il nemico di se stesso. Lo scontro con Pauraz è inevitabile…


Da quanto scrivi?

Da sempre. Da quando so tenere una penna in mano. Racconti, poesie, fumetti: ho sempre scritto facendo mia una delle massime di Jules Renard: “Scrivere è un modo di parlare senza essere interrotti!”. Amo condividere le emozioni che provo e che vedo provare ogni giorno accanto a me, da amici, parenti e da conoscenti. Scriverle su carta (o su pc) è il modo migliore perché nulla passi inosservato. Sono le emozioni, belle o non, che ci differenziano dagli automi e ci rendono persone uniche con pregi e difetti.

Domande di Tatiana:

Parlaci di “Fear” la serie tv che hai ideato e sceneggiato? La vedremo presto?

Quando si parla di produzioni internazionali la questione non è mai semplice: ci sono produzioni interessate estere e due Network inglesi sono alla finestra, per così dire. Anche un paio di produzioni italiane si sono dette interessate all’opera. Fear è un teen drama molto particolare: amo molto il mix di più generi, come si è capito. Ovviamente le scelte vanno effettuate con criterio e tutto ve ben bilanciato. Esattamente come una ricetta di cucina, gli elementi devono essere calibrati per ottenere una messa in scena di grande impatto, credibile nell’incredibilità del fantastico. Max è un ragazzo inglese in procinto di diventare uomo. Il giorno del suo compleanno scopre di avere il potere di vedere, tramite flashback, che prova toccando o sentendo empatia con chi ha di fronte, il futuro, il presente ed il passato delle persone. Per lui è l’inizio della fine…

Il protagonista di Killer Loop’s mi ricorda molto l’unione di due personaggi quello di Marv e quello di John Hartigan di Sin City, ma cosa fa di un personaggio il protagonista? Cos’è che ti ha fatto pensare “Sì questo è lui!” e decidere di svilupparci una storia attorno?

Sono paragoni eccelsi quelli che hai espresso! Ti ringrazio perché mi fa davvero davvero piacere! E grazie ancora per la domanda: bellissima! È un processo molto complicato e semplice al tempo stesso, almeno per me. Tenendo conto dei canoni classici (“Il viaggio dell’eroe” di Vogler, docet), ci sono caratteristiche che fungono da discriminanti: sicuramente la potenziale longevità del personaggio che è data dalla storia (passato, presente e… futuro). Il narratore è onnisciente,quindi deve conoscere da subito tutta l’evoluzione del personaggio, la sua storia (inizio, svolgimento e fine). Oltre a ciò bisogna tenere conto dell’empatia che il pubblico potrebbe / dovrebbe provare per l’eroe – antieroe – bad guy che avrà il ruolo dominante nella storia. Ed infine, ultimo ma non ultimo, il messaggio che vuoi significare con quell’opera. Quello di Kimberly? È semplice: la violenza e la vendetta sono due brutte cose. Portano solo dolore: a chi la commette e a chi la subisce.

Supereroi e Vigilantes – Secondo te cos’è che attira di più di queste figure oscure e dannate?

Come detto credo che le figure in qualche modo “non del tutto positive” abbiano più appeal e più cose da dire dei cosiddetti “eroi” pieni di buoni sentimenti. La natura umana è imprevedibile e “ama” il proibito. Così come teme “l’ignoto” (l’horror tutto non è forse basato su quest’ultima umana fobia?). L’anti-eroe è umano. Più umano di un angelo con le ali piumate, sicuramente. Qualcuno ha detto che esistono più lupi che agnelli… non so se sia vero o meno ma se così fosse si spiegherebbe tutta questa empatia con i “cattivi ragazzi”.

Ho letto che Kremisi è una sorta di costola del progetto “Super Santa”, la scelta di approfondire la storia di questo personaggio era già stata prestabilita oppure è nata in corso di produzione?

La seconda che hai detto (ride). Kremisi inizialmente doveva comparire in uno dei due volumi di Santa. Poi, mentre approfondivo la ricerca e particolareggiavo il personaggio dal costume rosso e nero, ne ho compreso l’importanza: aveva bisogno di spazio. Di aria. La sua epopea, così come quella di Titania, meritava almeno il tempo di un volume. Jackson Moore è un uomo che viene travolto dagli eventi, che confonde la vendetta con la pace dei sensi. Che si perde per strada, letteralmente. Che viene usato (da Navako prima e da altri poi). E che infine, si dimostra più umano di tutti…

Domande di Sara.

Racconti o graphic novel, cosa sceglieresti di getto? A quale delle due ti senti più legato e perché?

Direi graphic novel per la completezza che questo genere dà sia al lettore che allo scrittore. Le sceneggiature di un fumetto sono molto molto simili a quelle del cinema: inquadratura, dialoghi che si trasformano immediatamente in immagini. E, sottolineo, con decisamente meno lavoro – e meno problematiche – rispetto al piccolo e al grande schermo, per tutti! La soddisfazione che ho provato assieme ai disegnatori con cui collaboro è indicibile e di gran lunga più euforica di vedere qualcosa realizzato su schermo. Difatti sto lavorando contemporaneamente ad un manga (Green), una serie Sci-Fi (Atomic) e ad un volume dedicato a Super Madness, personaggio presente in Kremisi. Ma anche altri progetti bollono in pentola… sia “grafici” che non.

Dove trovi l’ispirazione per i tuoi lavori?

Mi guardo attorno. Alla fin fine, tutti gli scrittori / autori descrivono quello che vedono, in un modo o nell’altro. Posso trovare ispirazione da un libro, da un quotidiano, da una battuta che esce per scherzo dalla bocca di un amico… Da qualsiasi cosa catturi la mia attenzione. Ho molti riferimenti all’attualità perché voglio descrivere appieno il mio tempo pieno di cose belle e incredibilmente bastardo al tempo stesso.

Qual è il percorso che senti di consigliare a chi condivide la tua stessa passione per le graphic novel?

Non consigli… perché la mia strada è ancora lunga ed è tutta in salita. Posso dire quello che ho fatto io: i “compiti a casa”. Leggere (comics, libri ed ogni cosa scritta dall’uomo che abbia potenziale valore). Perché leggere è il primo passo per scrivere (bene!) ed avete bisogno di un grande background / cultura / bagaglio di conoscenza per farlo. Quest’ultima poi (la scrittura NdR) deve essere una passione, in primis. Senza… non credo che, nonostante laboratori e studi di settore, si vada lontano. Deve esserci qualcosa che ti spinge a scrivere (di te, del tuo vicino di casa, del tuo amore perduto…), al di là dei potenziali soldi che puoi fare (che, almeno in Italia, difficilmente farai, peraltro). Altrimenti meglio acquistare un libro di cocktail ed imparare a realizzare il miglior margarita che esista. È creatività anche quella, del resto, no?! E poi documentarsi: leggere le sceneggiature italiane e quelle straniere o, nel caso delle graphic novel, gli script e confrontarli con le tavole dell’opera finita. Le descrizioni delle scene poi sono fondamentali. I particolari racchiudono il vero significato dell’opera. Ad esempio, esattamente come in una sceneggiatura cinematografica, una scena che non ha un senso, che non risponde ad una delle cinque W (What, where, who, when, why NdR) e/o  che non illustra il percorso di crescita di uno dei personaggi presenti nella storia è una scena vuota. Che quindi non serve all’economia della storia. Ultimo ma non ultimo una regola che adotto da sempre: siate il lettore più critico e cinico delle vostre opere. Giudicatele senza pietà e non vi affezionate mai troppo a quello che scrivete. Lo so, magari può risultare un controsenso… ma invece è la migliore scelta che possiate fare per vedere realizzato il vostro sogno.

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