Kidding -Il fantastico mondo di Mr. Pickles – Recensione





Disclaimer: tutte le immagini, nonché i trailer appartengono a Showtime.

Sopra le righe e fuori dagli schemi. Mi riferisco alla serie tv americana Kidding- Il fantastico mondo di Mr. Pickles, ideata da Dave Holstein e diretta da Michel Gondry. Quest’ultimo, quattordici anni dopo Eternal Sunshine of the Spotless Mind, dirige nuovamente Jim Carrey nei panni, stavolta, di Jeff Piccirillo, presentatore di un popolare programma per bambini, noto col nome di Mr. Pickles. Dodo nel suo albero azzurro. Un posto dove accadono storie. Posto di amici? Posto felice?

Per comprendere i meccanismi, almeno in parte, di questo “reality umano” occorre addentrarsi nella sua logica. Nel suo percorso evolutivo. Così di primo acchito si rimane spiazzati. Lo spettatore ottimista, che persevera e si riserva il diritto di cambiare idea sino al termine della stagione, tutto sommato, non rimarrà deluso. Una fiducia ripagata quasi al punto da desiderare, almeno, un’undicesima puntata nell’immediato. Il racconto non risulta, contro ogni previsione, confusionario. È spiazzante e non scevro da imprevisti e colpi di scena. Fino all’ultimo secondo. D’accordo la narrazione, a volte, assume discutibili toni scurrili e non manca qualche forzatura qua e là, ma oltre alle azioni o reazioni inattese il punto di forza della serie risiede nella caratterizzazione dei personaggi e in quel labile confine che li rende, con le dovute sfumature, buoni o cattivi: veri e propri generatori di dialoghi e “conversazioni in codice” geniali, in grado di scardinare acute riflessioni con quell’apparente leggerezza, che mai si tramuta in superficialità.

Flashback nitidi proiettano dinamiche interpersonali e ricostruiscono vicende, che ruotano attorno al protagonista, la cui vita viene distrutta dalla morte del figlio, Phil. Si frappone, quindi, l’immagine che il personaggio “sfumeggiante” deve tenere davanti ai riflettori e la crisi interiore che “a luci spente” investe Jeff/persona, alle prese con l’elaborazione di un lutto, la fine del suo matrimonio e un’indesiderata famiglia allargata. C’è un po’ di Jim in Jeff. E un po’ di Truman. Show.

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