Le metamorfosi di Jun Togawa

“C’è questa cosa che ho sempre avuto sin dall’infanzia: il fatto che esistano molti “mondi” differenti e che io sia nata in quello sbagliato, dove non mi sento a mio agio. Ho provato questa sensazione di inadeguatezza in tutta la mia vita. Non c’è spazio per me in questo mondo. Ogni volta che ho finalmente trovato il mio posto, qualcuno viene da me e mi dice: <<Vai via! Non dovresti essere qui.>>”.
(“Life as a Parasite?” – Intervista a Jun Togawa)

Se doveste chiedere di Jun Togawa a un giapponese, vi dirà molto probabilmente che era quella giovane ragazza che negli anni ‘80 pubblicizzava in tv una marca di gabinetti con bidet incorporato. Nello spot recitava, con voce infantile, lo slogan “Vogliamo anche lavarvi il culo!” agli allibiti telespettatori.

Questa sua partecipazione televisiva è stato il suo unico apice di notorietà in Giappone, ma Jun è in realtà anche e soprattutto una cantante.
Coordinate vocali? Nina Hagen, un po’ Cyndi Lauper, e azzarderei anche un Mike Patton al femminile.

Un’esperienza altrettanto importante Jun l’ha avuta, ancora adolescente, qualche anno prima del famigerato spot cantando con gli Halmens, un gruppo piuttosto popolare all’epoca, ispirato dalla New Wave inglese e americana. La band si scioglierà dopo neanche tre anni di attività, e alcuni dei membri seguiranno poi Jun nei suoi futuri progetti.

Koji Ueno e Jun Togawa – GUERNICA

Nel 1981, insieme al compositore Koji Ueno e all’autore di testi Keiichi Ota, Jun crea GUERNICA, dove recita la parte di una diva degli anni ’30 esibendosi in canzoni tradizionali giapponesi in stile opera insieme a un’orchestra di soli synth, in un mondo immaginario dove il patriottismo nipponico del dopoguerra si mescola a situazioni da cabaret berlinese.
Negli album successivi, le tastiere verranno sostituite da una vera orchestra ad accompagnare Jun, dando un autentico effetto retrò alle sue performance.
E’ a mio parere uno degli esperimenti più strani e intriganti che possiate ascoltare, se riuscirete ad oltrepassare la barriera linguistica.

Meno sofisticati ma altrettanto degni di nota sono i YAPOOS; inizialmente musicisti di supporto ai concerti di Jun, sono poi diventati con lei un progetto vero e proprio nel 1987. A differenza di GUERNICA, la proposta musicale è decisamente più accessibile, un Techno-Pop dalle melodie accattivanti, che a tratti ricordano gli Art of Noise o i Kraftwerk di “Electric Cafè”.

Jun in una foto promozionale dell’album “Yapoos Keikaku”

Il debutto di Jun Togawa come solista avvenne nel 1984 con “Tamahime-sama”, un album pieno di maleodoranti deviazioni del J-pop, che considero il punto di partenza per chi voglia avvicinarsi alla sua discografia.
Fisarmoniche distorte, opprimenti suoni metallici, appropriazioni indebite del canone di Pachelbel e persino incursioni nella musica tradizionale argentina; per ogni cambio di genere, altrettanto fa la sua voce intonando filastrocche, tornando nuovamente al canto da opera per poi eseguire un vibrato, e finire quindi il tutto urlando in maniera disumana.

La sua passione per insetti e mutazioni è un tema presente a più riprese, infatti in diverse apparizioni televisive si esibisce indossando grandi ali da libellula, proprio come nella copertina dell’album. Inoltre, in “Mushi no Onna”, la cantante giapponese racconta di una donna che, come in un film di serie B, per amore diventa un insetto, passando da larva allo stadio di pupa.
Ne esiste anche una versione “punk” che esegue solo dal vivo, ancora più delirante. Guardare per credere.

La carriera solista di Jun coincide con l’inizio di una sua ironica “crociata” contro usi e costumi della società giapponese, in particolare del mondo “Idol”, che consiste in giovani ragazze senza esperienza che agenzie di talent trasformano, per qualche anno, in cantanti e ballerine di successo, le quali impongono loro cosa cantare (spesso pop) e come comportarsi col pubblico, per poterne trarre il massimo profitto possibile.

L’eccentrico e sovversivo carattere di Togawa esula dal classico ideale di femminilità e purezza che la società ha creato per la donna giapponese, e ne fa una parodia usando i suoi stessi strumenti di conversione, come un cavallo di Troia. Nei videoclip o nei concerti, indossa ad esempio un abito a fiori che però, mentre si muove in maniera sgraziata, rivela un inquietante braccio robotico, oppure la classica uniforme da scolaretta per poi, con aria innocente, cantare con rabbia di violenze e abusi di ogni tipo, mestruazioni e i suoi relativi effetti collaterali.

Copertina di “Tamahime-sama” (1984)

Questo suo atteggiamento fuori dalle righe è il motivo per cui non è mai potuta diventare una vera celebrità, è un’immagine squilibrata che “non vende” e che non andrà oltre qualche apparizione in film e programmi tv.
Tuttavia Jun non si scoraggia, anzi si allontanerà senza troppi problemi da quel limitante universo che prima le diede visibilità, per lanciarsi anima e corpo nell’underground musicale nipponico.

Gli anni ’80 sono la decade più prolifica per Togawa: collabora con il musicista Susumu Hirasawa (Berserk, Paprika), mentre insieme a Joe Jackson e la Tokyo Symphony Orchestra presta la sua voce per la colonna sonora di “House’s poet”, ed è presente anche nella soundtrack di “Apogee & Perigee”, film d’animazione di robot che in realtà non esiste. Anche il poli-strumentista John Zorn si accorge di lei, e intitolerà a suo nome una composizione col sax inclusa in “The Classic Guide of Strategy Vol.2”.

La sua vita privata è invece piuttosto complicata. Da piccola ha ricevuto un’educazione molto rigida da suo padre, così severo con lei da impedirle di uscire a giocare con gli amici per farla concentrare meglio nello studio.
L’unica valvola di sfogo per Jun era un varietà televisivo che guardava con ammirazione, desiderando di poter far parte di quella realtà alternativa, un giorno. Dopo la laurea, fece un accordo col padre: lui le diede carta bianca per lasciarla entrare nel mondo dello spettacolo, a patto che però fosse diventata davvero famosa. E’ ironico che il suo momento di gloria sia poi stato vendere gabinetti in tv. Anche Kyoko, sua sorella, diventerà una cantante come lei, e le due si aiuteranno a vicenda nelle loro iniziative.

Jun ha lottato per anni con la depressione, spesso vincendola proprio grazie alla musica. Nel 1995 però avrà la peggio, tentando il suicidio tagliandosi la gola; riuscirà a salvarsi, ma con una vistosa cicatrice sul collo.
Dopo qualche anno, Kyoko viene trovata impiccata nel suo appartamento.
Questo porterà Jun a un grave malessere, al punto di voler riprovare a farla finita, fortunatamente fallendo ancora nell’intento. Per i giapponesi che sentono parlare di nuovo di lei per questo triste episodio, ormai è pazza, da rinchiudere. Ma, lontano dal mainstream, un numero crescente di sostenitori apprezza i suoi progetti, sperando di poterla rivedere presto in azione.

Dopo una lunga pausa, l’eclettica cantante tornerà a sperimentare esplorando l’avant-garde, il cui risultato sarà “Togawa Fiction”. Purtroppo però, non terrà concerti dal vivo e passerà molto tempo prima che torni con un nuovo album.

Si può affermare senza dubbio che Jun, con il suo approccio dadaista, sia stata un’inconsapevole progenitrice del recente movimento “anti-idol” che, come lei, si oppone a tutti gli stereotipi di questo fenomeno, sulla quale diversi artisti e band ne fanno la propria ragione d’essere, criticando soprattutto la libertà d’azione, la mancanza di talento e l’omologazione di queste popstar usa-e-getta.

Oggi, Jun Togawa è ancora lì a spaccare i timpani dei suoi fan tenendo concerti in piccoli club giapponesi con il gruppo noise dei Hijokaidan. Insieme eseguono improvvisazioni rumorose, alternandole ai suoi pezzi del periodo YAPOOS, cantati da lei con impetuosa violenza e senza alcuna traccia del virtuosismo vocale degli anni passati. Il live “Togawa Kaidan” è un’ottima istantanea di questi suoi rumorismi.
Sarò forse romantico, ma mi piace pensare che di tutti i mondi da lei visitati, immaginari e non, quello sul palco sia l’unico in cui, lontana dai suoi demoni interiori, si senta finalmente a casa.

Discografia essenziale

Kaizo Heno Yakudo (GUERNICA, 1982)
Tamahime-sama
(1984)
Ura-Tamahime
(live con i YAPOOS, 1984)
Suki Suki Daisuki
(1985)
YAPOOS Keikaku
(YAPOOS, 1987)
Togawa Fiction (Togawa Jun Band, 2004)

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Giuseppe Saju

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