LE TOMBE DIMENTICATE DEI GRANDI DELLA DANZA SUL LARIO 4 PIERINA LEGNANI

PIERINA LEGNANI, LA POGNANESE CHE BALLAVA SU UN RUBLO

“L’ultimo mio paio di scarpe da punta per te con amore” e “Pierina, grazie di tutto, sei sempre presente nella nostra danza anche se sei qui dimenticata dietro ad una lapide che non ti commemora adeguatamente”: questo il commovente ricordo scritto a mano su un paio di scarpette da danza, appese da tempo a una semplicissima lapide nel piccolo cimitero di Pognana Lario. Pochi ricordano che la signorina di mezza età in abiti di stile “autarchico” che sorride dalla foto sul colombaro (fortunatamente un “perpetuo”, quindi inamovibile per almeno 99 anni) era una diva osannata dal pubblico dei teatri di mezza Europa, la prima a fregiarsi del titolo di Prima Ballerina Assoluta al Teatro Marijinski di San Pietroburgo: e dopo di lei ci sono state solo una decina di altre “balerinas”.

Pierina Legnani nasce a Milano il 30 settembre 1868 (ma la lapide funeraria riporta il 1° ottobre, forse il giorno della denuncia all’anagrafe), si diploma nel 1888 alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala (dove debutta) per poi perfezionarsi nella scuola privata di Caterina Beretta e danzare a Parigi e Londra dove George Bernard Shaw ne resta colpito. Nel 1892 è prima ballerina al Teatro alla Scala in coppia con Nicola Guerra, torna l’anno seguente a Londra ma poi è invitata a San Pietroburgo dove inizia la collaborazione artistica con il grande coreografo Marius Petipa e il maestro e coreografo Enrico Cecchetti. Per lei Petipa mitiga il suo fare dittatoriale e inserisce nei passi a due gli exploits virtuosistici della ballerina, e il compositore padovano Riccardo Drigo compone per lei i brani aggiuntivi necessari (ad esempio ne “Il Corsaro”).

PierinaLegnani

Nascono così balletti come “Cenerentola”, “Raymonda” e “Il Cavallino Gobbo”; fu sempre lei a creare il doppio ruolo dell’innocente Odette (il Cigno Bianco) e della malvagia Odile (il Cigno Nero) nella versione 1894 del “Lago dei Cigni” di Chaikowsky.

Piccola di statura e “dai volumi dinamici” (cioè non esattamente un giunco), bruna, non bellissima ma dagli occhi espressivi, sapeva incantare il pubblico unendo, grazie allo studio costante, il virtuosismo tecnico italiano alla morbidezza e all’interiorità dello stile russo. Fu sempre lei la prima a eseguire la serie di 32 fouettés sulla punta, prima in “Cenerentola” e poi nel “Lago dei Cigni”, attribuendo il merito alle sue scarpette appositamente fabbricate in Italia. Le cronache raccontano che in un’occasione il suo partner Michel Fokine si mise ad applaudirla freneticamente, dimenticando di essere in scena!

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A differenza di molte altre “dive”, non viene coinvolta in pettegolezzi o storie piccanti, non suscita invidie, si dedica unicamente alla sua arte per continuare a migliorarsi, è amata dal pubblico e ammirata e rispettata perfino dalle colleghe; grazie a lei nelle scuole di danza pietroburghesi si chiede di studiare “il metodo italiano”, che significa aggiungere brillantezza e virtuosismo alla tecnica russa allora un po’ ingessata.

Dà l’addio alle scene il 28 gennaio 1901 e rientra in Italia per assistere la madre malata, ritirandosi dal 1910 a Pognana Lario nei mesi estivi con il fratello Antonio e la sorella Andreina; farà tuttavia la spola tra Como e Milano dove con Enrico Cecchetti, Caterina Beretta e Virginia Zucchi fa parte della commissione esaminatrice della Scala. Muore a Milano il 15 novembre 1930 ed è sepolta a Pognana, dove grazie ad amici ho potuto trovare anche la dimora dove viveva modestamente in affitto (che ho visitato per cortesia dei proprietari): non una villa ma una casa di paese, di pietra, ancora coi camini, i soffitti in legno, e una vista spettacolare sul primo bacino del lago fino a Como (tuttavia negli ultimi tempi pare stesse edificando o riattando un’altra casa, dove ora si trova la macelleria del paese). Mi è stato raccontato vi fosse stato trovato “un cerchio di ferro nel pavimento” utile per gli esercizi di danza, fatto smentito dalla gentile proprietaria: si trattava della “sbarra” alle pareti di una stanza dal bellissimo parquet, ora camera da letto padronale; l’accenno al cerchio sul pavimento tuttavia fa tornare alla mente quanto accadeva al teatro di San Pietroburgo: si posava un rublo sul palcoscenico tracciandone con il gesso la circonferenza, dopodiché Pierina eseguiva i suoi 32 fouettés (sono pirouettes eseguite di seguito estendendo e ritirando una gamba lateralmente per prendere spinta) senza uscire da quel minuscolo perimetro, mentre il pubblico in delirio contava ad alta voce…PierinaLegnaniinRaymonda

Fin dai primi anni del suo soggiorno a Pognana si era presa a cuore una famiglia del vicinato, “ricca” solo di figlioli in tenera età (ben 8!), facendo da madrina a una delle bimbe che porterà anche a Milano nella sua casa di via Pantani e alla quale regalerà un cappotto con colletto di pelo… che la ragazzina poi non osava indossare in paese ritenendolo troppo elegante. Un’altra delle bambine verrà battezzata Piera Andreina in onore della Legnani e di sua sorella che, avendo la gestione della casa, ogni giorno portava ai vicini quanto avanzava dai pasti. La benefattrice inoltre, anziché elargirla in regalo, con molto tatto aveva acquistato una mucca e l’aveva affidata “in gestione” a quella famiglia, con diciamo così l’usufrutto di latte e formaggio durante i mesi invernali in cui lei stava a Milano; unica clausola, quando si trovava a Pognana i bambini dovevano andare con lei a recitare il Rosario serale nella chiesa parrocchiale. Il maggior desiderio delle bimbe quando andavano a giocare nella casa di Pierina era sgattaiolare nella stanza da letto dove sul comò in un cofanetto si trovava la mitica scarpetta in metallo prezioso donatale dallo zar. Fino a qualche anno fa presso quella famiglia ancora esisteva un baule con abiti e costumi della Legnani, usati per festicciole e carnevali.

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Circa vent’anni fa un distinto signore si era presentato a Pognana alla ricerca di casa e tomba di Pierina, qualificandosi come il nipote, di passaggio a Milano per un congresso; non potendo tuttavia trattenersi, prima di ripartire in battello aveva lasciato al parroco l’offerta per una Messa di suffragio. Purtroppo non se ne è più avuta notizia.

 Tutti questi dettagli personali mi sono stati raccontati dalla gentilissima signora Cesarina Meroni Merlo che da molti anni raccoglie testimonianze sulla diva, pubblicandole sul bollettino parrocchiale e fornendo materiale a giornalisti e scrittori locali. Grazie al suo interessamento il Comune ha promesso di provvedere alle riparazioni necessarie a rendere la tomba quantomeno dignitosa.

g.fo.

si ringrazia: Comune di Pognana Lario settore anagrafe e cimiteri

l’amica Elisa di Pognana con la sua mamma

la famiglia Trombetta di Pognana

l’amica Morgana di Faggeto col marito

la signora Cesarina Meroni Merlo di Pognana

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