L’Orologiaio di Filigree Street – Recensione

L’orologiaio di Filigree Street è l’opera prima della scrittrice inglese Natasha Pulley.

Questo libro mi è stato consigliato, fin da subito sia la copertina sia la  trama mi avevano incuriosito.

La scrittrice ci catapulta in una storia che si alterna tra la Londra di fine 800’ sconvolta dagli attacchi terroristici irlandesi e il Giappone. Contornata di mistero, un pizzico di giallo, scienza e qualche elemento magico.

Una delle cose che capisci subito leggendo è che la trama si sviluppa come il meccanismo dei complessi e perfetti orologi che costruisce l’orologiaio del titolo, quindi per avere una visione più chiara e comprendere dove voglia effettivamente andare a parare la storia bisogna superare almeno le prime 100 pagine.

Tutto inizia quando Thaniel Stepleton trova sul cuscino del letto un orologio d’oro e proprio l’allarme di quell’orologio lo salverà da un’esplosione in un pub, ma chi è l’inventore di quel piccolo prodigio?

Thaniel decide di improvvisarsi detective e di scoprirlo, arriverà in una piccola stradina nel quartiere di Knightsbrige chiamata Filigree Street ed incontrerà l’enigmatico e misterioso  Keita Mori.

Premetto dopo lunga riflessione ho deciso di non fare spoiler, perché l’effetto sorpresa in questo tipo di libro è fondamentale.

La storia verte su tre personaggi principali:

Keita Mori l’orologiaio di origine giapponese, Thaniel Stepleton impiegato telegrafista al Ministero degli Interni e Grace Carrow una studentessa di Oxford che studia l’etere lumifero e cerca in tutti i modi di contrastare i dettami dell’epoca.
C’è un altro personaggio di fondo che ha una sua precisa collocazione nella trama ed è connesso con uno dei personaggi principali, ma è volutamente tenuto in secondo piano.

Una delle cose che mi ha colpito di più di questa storia è che l’autrice usi l’esplosione della bomba, la ricerca degli attentatori e tutto il lato mistery poliziesco come espediente per farci scoprire piano piano qualcosa di più intimo, di personale, qualcosa che si nasconde nel passato dell’orologiaio Mori fatto di incomprensioni, di malintesi e di solitudine. Dell’arrancare della semplice e monotona  vita di Thaniel che scorre sprecata con sogni nel cassetto messi da parte e speranze ormai opacizzate da responsabilità che gli gravano sulle spalle o della giovane e irruente Grace nata in un periodo non suo, in attesa della sua grande occasione per poter essere quello che è senza costrizioni e castighi.

Il personaggio dell’orologiaio è molto più di quello che dovrebbe essere ed è in questo personaggio la chiave di tutto, quello che leggiamo è un suo grande disegno dove colloca le persone a suo piacimento oppure si limita ad assistere agli eventi e a correggerli se necessario?
La verità è nel mezzo ed è scoprendola che ci troviamo in mezzo a molteplici emozioni contrastanti, analizzando i personaggi da una lente d’ingrandimento, chiedendoci in continuazione se quello che stanno facendo era già stato prestabilito oppure no.

La lettura è molto scorrevole anche se inizialmente un po’ lenta, l’alternarsi dei vari punti di vista e di eventi passati e presenti appesantisce a tratti la prima parte del libro.
Mi è piaciuto molto il fatto che l’autrice usi delle similitudini caratterizzando i personaggi attraverso colori e suoni tramite gli occhi di Thaniel come “Quel giorno il silenzio aveva un orlo argenteo” o “Io vedo i suoni. Mozart ha questo aspetto qui. Ha presente il virtuosismo.”

Tra le varie creazioni del Signor Mori  la più curiosa e quella che crea più empatia con il lettore  è sicuramente Katsu, il polipo meccanico da compagnia che ruba i calzini e si nasconde nel fondo dei cassetti ed ammetto di averne voluto uno anche io subito dopo aver finito di leggere il libro.

La storia ricorda alcune strutture narrative della serie TV Doctor Who, non fa nessun riferimento esplicito, ma alcune similitudini nella caratterizzazione dei personaggi per gli amanti del genere potrebbero essere lampanti.

Purtroppo non è tutto rosa e fiori ed anche qui c’è qualcosa che non mi ha convinto del tutto, sto parlando dello sviluppo della parte finale, la spiegazione della scomparsa di Grace fin troppo forzata per il contesto, forse guardando la  questione da un punto di vista puramente scientifico è fattibile che si sia comportata proprio in quel modo anche se secondo me hanno influito  altri fattori tra cui la gelosia.
Altro punto dolente è stata la scoperta del vero fabbricatore di bombe, una soluzione fin troppo semplicistica e veloce rispetto al resto del libro.
L’unica giustificazione a cui posso pensare è che la storia di alcuni di questi personaggi non sia finita, chissà forse potremmo rivedere l’orologiaio o uno dei suoi orologi in qualche altro libro futuro.

Vi piace perché: siete alla ricerca di qualcosa di complesso, ma nello stesso tempo affascinante che va al di là delle apparenze ed amate i plot twist.

Non vi piace se: state cercando qualcosa di puramente mistery e non amate le letture lente ad articolate.

 

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