Musicofilia ovvero il rapporto tra musica e cervello

9gnaN“La musica, unica fra le arti, è al tempo stesso completamente astratta e profondamente emozionale. Non ha il potere di rappresentare nulla di particolare né alcun oggetto esterno ma ha la capacità esclusiva di esprimere sentimenti o stati interiori. La musica può penetrarti il cuore direttamente: non ha bisogno di mediazione. Non occorre sapere nulla di Didone ed Enea per essere toccati dal lamento della regina: chiunque abbia perduto qualcuno sa bene che cosa stia esprimendo. Qui, infine, c’è un paradosso profondo e misterioso: perché proprio mentre questa musica fa vivere in modo più intenso l’esperienza del dolore e del lutto, al tempo stesso dona sollievo e consolazione.” O. Sacks.


In questo interessante e appassionante libro Sacks ci ha raccontato del rapporto stretto che abbiamo con la musica ma, soprattutto, quanto possa essere d’aiuto per persone che hanno subito ictus,
musica emozioni-2soffrono di malattie come l’autismo o l’Alzheimer. Spesso la musica arriva sorprendentemente là dove altri sistemi falliscono. Questo libro è pieno di casistiche diverse e di esempi interessanti di persone colpite dalle varie patologie. Alcuni possono perdere il senso della musica, ossia la capacità di trarre piacere dall’ascolto. Giustamente per farci comprendere come possa essere cita l’esempio letterario dei Superni in “Le guide del tramonto” di Arthur C. Clark: erano creature aliene incapaci di capire come mai gli umani gradissero così tanto l’ascolto della musica. Ci sono persone con lesioni in varie aree del cervello che li rende tali. Nel testo Sacks ipotizza l’esistenza di un’area dedita alla musica, diversa da quella del linguaggio. Esistono casistiche di uomini e donne con gravi problemi ad articolare parole ma in grado di cantare vecchie arie del proprio passato.

Inoltre il libro ci mostra il variegato mondo della sinestesia. Per sinestesia-2definizione la sinestesia è la capacità di percepire contemporaneamente stimoli da più aree. Per un sinesteta puro a un suono corrisponde automaticamente la visione di un colore o di una forma, oppure ancora di un sapore. Molti sinesteti hanno sfruttato questa caratteristica in modo creativo, aumentando il proprio spettro espressivo.
Grazie a questo libro ho potuto anche venire a conoscenza di alcune particolarità: esistono anche per i musicisti dei rischi del mestiere. Il cervello sovvraccaricato dagli stimoli dovuti ai costanti allenamenti ed esercizi possono far perdere l’intonazione giusta. Per esempio può capitare che un musicista percepisca la musica con una tonalità diversa e sbagliata, rispetto alla reale esecuzione, oppure ancora che disturba i movimenti di un violinista portandolo a sbagliare l’intonazione. Per molto tempo questo problema veniva taciuto per paura che i concertisti perdessero rispettabilità e il lavoro. Pian piano però il fenomeno è diventato così di ampia scala, soprattutto grazie alla dichiarazioni di pochi coraggiosi, che adesso viene riconosciuto e studiato dai neurologi di tutto il mondo. La musica diviene per alcuni un ponte gettato sull’abisso di una profonda amnesia che ha cancellato la propria identità. Cantando o suonando vecchi pezzi ascoltati nell’infanzia è come se fosse per loro una prova tangibile del fatto che sono esistiti, che hanno avuto un passato.
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Curiosa anche l’esistenza della sindrome di Williams: chi è affetto ha un QI basso, problemi nel disegnare figure geometriche complesse o figure normali, problemi nell’articolazione del linguaggio. Eppure questi soggetti mostrano uno spiccato talento per la composizione e per la musica.
Questo libro è consigliato a tutti quelli che, almeno una volta nella vita, si è domandato cosa succede nel nostro cervello quando ascoltiamo musica e, soprattutto, perché alcuni soggetti si mostrano emotivamente più ricettivi ad altri. Sacks con questo libro si è dimostrato ancora una volta il grande divulgatore che è sempre stato.

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