Perché bisogna salvare Palmira

Palmira si trova in una oasi a 240 km a nord-est di Damasco e 200 km a sud-ovest della città di Deir ez-Zor, che è sul fiume Eufrate.

È stata per lungo tempo un vitale centro carovaniero, tanto da essere soprannominata la Sposa del deserto, per i viaggiatori ed i mercanti che attraversavano il deserto siriano, per collegare l’Occidente (Roma e le principali città dell’impero) con l’Oriente (la Mesopotamia, la Persia, fino all’India e alla Cina), che ebbe un notevole sviluppo tra il I ed III secolo d.C.

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Il nome greco della città, Palmyra (Παλμυρα), è la fedele traduzione dall’originale aramaico, Tadmor, che significa ‘palma’.

Tadmor (anche Tadmur; in arabo تدمر) è l’attuale nome della cittadina sorta in prossimità delle rovine, che dipende molto dal turismo.

Comunque, anche se la fonte sulfurea che alimentava l’oasi di Palmira sembra esaurita, oggi Tadmor, con un sistema di irrigazione del terreno, riesce a mantenere viva una fiorente oasi che permette ai 45.000 abitanti di vivere non solo di turismo ma anche di agricoltura.

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È particolarmente nota per essere stata la capitale del Regno indipendente di Palmira, sotto il governo della regina Zenobia, detta anche la “Regina Guerriera” per aver osato sfidare Roma ed essersi schierata con i persiani, autoproclamandosi “Augusta”.

Da quello che sappiamo è uno dei siti archeologici più antichi della Terra, dato che Palmira/Tadmor viene nominata per la prima volta in documenti provenienti dagli archivi assiri di Kanech, in Cappadocia, nel XIX secolo a.C., e poi è citata più volte negli archivi di Mari, nel XVIII secolo a.C.

Questi i fatti storici essenziali.

Sono appassionata di storia fin da bambina.

Non so dirvi il motivo.

Forse perché credo che dal passato si possa imparare molto, anche solo a non commettere gli stessi tragici errori.

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Forse perché mi piace l’idea di questi popoli antichi che vivevano in modo diverso dal nostro, facendosi strada in una natura ancora ostile, creando tante piccole cose: dalla scrittura alla pittura, dalla musica alle leggi.

Uno dei miei film preferiti, Un’altra giovinezza, racconta di un uomo ossessionato dall’idea di scoprire la prima lingua del mondo e inizia così una sorta di intrigante e inquietante viaggio nel passato, grazie alla sua compagna, che è la reincarnazione di alcune donne di quell’antico passato che lo affascina.

Palmira forse rappresenta questo.

Anzi senza il forse.

la niccha verso nord del tempio

E’ ciò che ci resta di una grande civiltà antica, una sorta di porto di mare dove si incontravano diversi popoli, facendo scambi commerciali e culturali.

A chi non hanno affascinato le carovane del deserto?

Pensare che c’erano già diecimila anni fa non mette i brividi? Non si vuole sapere cosa si dicevano? Cosa facevano? Che lingua usavano? Che tipo di cibo mangiavano?

Sempre in quelle zone fu trovata, tempo addietro, la ricetta di una birra di seimila anni fa.

Alcune persone, per gioco, hanno provato a seguire la ricetta ed è venuto fuori qualcosa di divino.

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Pensate che bello: una ricetta di seimila anni fa arriva intatta fino ai nostri tempi tanto che possiamo riprodurla creando una bevanda meravigliosa.

Non è fantastico?

La storia ci può dare molto. Ci insegna chi siamo. Cosa possiamo fare. Non solo le atrocità commesse, ma anche costruzioni meravigliose, lingue sconosciute e affascinanti, un tipo diverso di commercio, più alla mano, più veritiero. Dopotutto ognuno di noi ama i piccoli mercati no?

E Palmira/Tadmor era una sorta di gigantesco mercato, non solo la splendida capitale di un regno orgoglioso e indipendente che osò tenere testa al nostro grande impero romano. E pensate fu una donna, Zenobia, convinta di essere una discendente di un’altra grande della storia Cleopatra, che sfidò l’impero e diede lustro, di nuovo, a questa città, a questo piccolo grande centro per il medio-oriente.

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E veniamo alle note dolenti: a nessuno è sfuggito che Palmira è stata presa dai guerriglieri dell’Isis. Ora prima che qualcuno parta in quarta, dirò quanto segue:

sono di sinistra da sempre, un amico mi disse che ero di sinistra prima ancora di saperlo.

Non sono mai stata una fan ultra degli Usa e delle loro politiche guerrafondaie. Sono ben consapevole, più di quello che si riempiono la bocca di tante parole vuote, che siano stati loro a creare l’Isis per fermare Assad, come a suo tempo crearono Al Qaeda per fermare i russi in Afganistan. E come al solito la situazione è sfuggita loro di mano.

Ci ho anche scritto un libro, Ho Sognato Babilonia, su quanto gli Stati Uniti hanno combinato in Iraq e sui reperti archeologici della zona. Scommetto che quasi nessuno sa che le rovine di Babilonia sono state usate come eliporti dall’esercito statunitense.

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Detto ciò mi preme farmi una semplice domanda:

com’è che se una cosa la fanno gli Stati Uniti allora vengono (giustamente) condannati, se invece la fanno quelli dell’Isis o qualsiasi loro nemico, ex amico, allora va bene?

E’ una cosa che non comprendo.

Forse sono un’illusa.

I miei genitori mi hanno insegnato che se è una cosa è sbagliata resta sbagliata e non diventa giusta solo perché lo fanno i nostri.

Poi nostri.

Io, non solo come donna, con quelli dell’Isis non vorrei averci molto a che fare.

Questa gente è fanatica e non credo affatto che si ispirino a qualche dio.

Perché il Dio in cui credo io non sgozzerebbe nessuno né profanerebbe le opere dell’umanità, sua amata creatura.

Chi non rispetta il bello, ha qualcosa di tarato dentro.

Altro che religione.

Altro che Maometto o Islam.

Maometto non permetterebbe mai uno scempio simile.

Maometto fu quello che difese un antico convento cristiano nella sua zona.

Salviamo Palmira, salviamo la storia del mondo dalla barbarie.

Fonte delle descrizioni storiche: Wikipedia

Silvia Azzaroli

“Ciò che si impara solo dai libri sa di carta vecchia”, recita una frase di Stefano Benni, nel suo libro Terra!

Mi sono resa conto della grande veridicità di questa frase quando ero adolescente, durante un viaggio in Grecia ed ora che sono passati un po’ di anni ed altrettanti viaggi non posso che confermarla. Toccare con mano pietre antiche millenni, passeggiare tra siti vecchi di secoli, è come fare un salto nel tempo, è comprendere che l’epoca in cui viviamo è il frutto di qualcosa che è stato e che va conservato con tutte le nostre forze.

A differenza degli altri esseri viventi, l’essere umano è il solo che possiede la capacità di fare storia, cioè di conservare il passato perché esso diventi solida base per il presente ed un trampolino di lancio per il futuro. Ma la storia non sono solo libri, volumi polverosi e dalle innumerevoli pagine su cui sono scritte altrettanto innumerevoli date che mai si impareranno a memoria.

La storia siamo noi stessi: in essa ci sono le nostre lotte quotidiane, gli sviluppi della scienza e della tecnica, le grandi costruzioni, i voli nello spazio.

Distruggere la storia è come cancellare l’uomo.

Forse Palmira verrà risparmiata, forse invece no, e sarà un’altra barbarie compiuta in nome dell’odio e della sete di prevaricazione che con la vera religione non hanno nulla a che fare, se non il prenderla come vile pretesto. E dopo Palmira? Per quale altro pezzo di storia dovremo rimanere in apprensione?

Ogni sito archeologico distrutto, ogni statua abbattuta a suon di piccone o esplosivo, è un terribile colpo alle radici della nostra umanità, un taglio netto che recide senza possibilità di appello: nell’era della tecnologia, che ci fa comunicare in tempo reale tra Terra e spazio, ai nostri giorni manca il tasto “rewind”. Quando tutto sarà abbattuto, sarà perduto per sempre e non basteranno certo le foto d’epoca a colmare un vuoto abissale.

Io non so dove arriveremo, quando a fondo ancora si dovrà scavare, per quanto tempo l’uomo si darà la zappa sui piedi cancellando le fondamenta su cui poggia.

“La bellezza salverà il mondo”, scrisse Dostoevskij.

La bellezza della storia, dell’arte, dell’archeologia, che non hanno alcun fine utilitaristico se non quello di elevarci per farci diventare persone migliori che sanno imparare dal passato.

Ma se il mondo non saprà proteggere questa bellezza, allora per esso non ci sarà alcuna possibilità di scampo.

Salviamo Palmira.

Chiara Liberti

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Silvia Azzaroli

Sono una scrittrice perché quando scrivo mi sento viva e posso visitare nuovi mondi e nuove terre.
Amo la fantascienza, che per me è il genere per eccellenza ma apprezzo anche i noir, i romanzi storici e il fantasy;
Amo il cinema la cosidetta settima arte: Star Wars, Prima dell'Alba, Blade Runner, Lost in Translation, Her, Marie Antoinette, Pane e Tulipani, Gattaca, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, Lady Hawke, Eternal Sunshine of Spotless Mind, Love Actually, Leon, Il signore degli anelli, La storia fantastica, Grand Budapest Hotel, Picnic ad Hanging Rock, Fino alla fine del mondo, il cielo sopra Berlino, Marie Antoinette, Arrival, l'Erba di Grace,
Le serie tv: in particolare Fringe, Twin Peaks, X-Files, Person of Interest, Doctor Who, The Expanse, 12 Monkeys, Broadchurch, Peaky Blinders, E.R., Friends, Quantum Leap, Battlestar Galactica;
la letteratura: Daniel Pennac, Jane Austen, Banana Yoshimoto, Ray Bradbury, Isaac Asimov, Robert Heinlein, Arthur Clarke, Agatha Christie, Paolo Rumiz, Baudelaire, Ungaretti, Manzoni, Petrarca, Marcela Serrano, Tolkien, Robert Silverberg, Daniel Pennac, Leigh Brackett, Murakami, Leigh Brackett e molti altri;
i mici, la musica, il tennis (King Roger Federer), la pallavolo(indimenticabile la nazionale di Velasco, Bernardi, Zorzi, ecc), il pattinaggio e molto altro.

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