Percoco: un caso riaperto

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Tratto da una storia vera, Percoco di Marcello Introna è un misto fra romanzo, giallo, noir, thriller psicologico. Soprattutto, è un episodio dimenticato e riportato all’attenzione dopo diversi anni.

Bari, 1956. In Via Celentano 12 abita la famiglia Percoco. Capofamiglia ferroviere, da poco in pensione dopo una vita da lavoratore onesto e virtuoso; moglie casalinga, “timorata di Dio”, nata in una famiglia di ricchi proprietari terrieri. Hanno avuto tre figli: il primo, Vincenzo, cleptomane, finito in galera, una vergogna per l’onesta famiglia; il più piccolo, Giulio, affetto dalla sindrome di Down, anche lui da tenere nascosto; il figlio di mezzo, Franco, studente universitario fuori corso, insoddisfatto e violento, comunque “normale” rispetto agli altri due.

Bisogna leggere il libro per capire questo senso di “normalità”, visto che proprio lui si rende protagonista della prima strage di famiglia del dopoguerra italiano, il 25 maggio di quell’anno. Una carneficina senza precedenti che sconvolse l’opinione pubblica, al punto che il quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno , che ne parlò a lungo, fu ritirato e i giornalisti accusati di pubblicare materiale raccapricciante.

Il caso fu, poi, archiviato e dimenticato fino a quando Introna, nel 2012, lo ha riportato alla luce dando alle stampe una prima edizione pubblicata dall’editore pugliese Il Grillo, mentre a marzo di quest’anno è stata riproposta una versione completamente rivista da Mondadori.

Franco Percoco, dunque, si rese protagonista di questo atto di crudeltà gratuito, uno dei più atroci nella storia italiana. Un ragazzo senza passioni né talenti, ma intelligente abbastanza da poterlo ammettere con se stesso. Fuggiva dalle proprie responsabilità e subì le pressioni di una famiglia che riponeva in lui tutte le speranze. Uccise i genitori e il fratello più piccolo a coltellate e ne sigillò i corpi in camera, continuando a vivere lì nei giorni a seguire, come se nulla fosse.

Quando, poi, i cadaveri furono ritrovati, si diffuse la psicosi per la città, finché Franco venne arrestato il 9 giugno in una pensione di Ischia, dove alloggiava, intento a guardare Lascia o Raddoppia. Non seppe dare spiegazioni per il brutale atto commesso e fu condannato all’ergastolo, dopo un seguitissimo processo, nel 1958. Due anni dopo, la pena fu ridotta a trent’anni. In realtà, ne scontò solo 22, si trasferì a Torino dove trovò lavoro e dove morì nel 2001.

Introna, imbattutosi per caso in questa vicenda, la racconta con stile personale, molto efficace e, soprattutto, senza giudicare il criminale, ma tentando di entrare nella sua mente, per scoprirne sentimenti e movente. L’autore, infatti, parte dagli atti del processo e ricostruisce il percorso che portò Percoco a compiere la strage e a sentirsi uomo libero.

Barese orgoglioso e innamorato della sua terra, Marcello Introna è laureato in Medicina Veterinaria, autore e sceneggiatore televisivo, attualmente veterinario. E’ all’esordio con questo libro, la cui prima edizione andò a ruba in poco tempo e anche questa sta avendo successo.

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