Peter Gabriel

Peter Gabriel – Arena di Verona 2010 – Il dono all’Italia

Si ringrazia Laura per la segnalazione.

Peter Gabriel ha messo online, dieci anni dopo, sul suo canale vimeo, il suo concerto all’Arena di Verona che si è tenuto il 26 settembre 2010. C’ero. Potevo perdermi un suo concerto il giorno dopo il mio compleanno? Non se ne parla proprio. Ma non è questa la cosa più importante. Si tratta di un concerto lunghissimo diviso in due segmenti accompagnato da queste parole:
“Sono quasi 50 anni che amo l’Italia: la gente, la cultura, il mangiare, la Storia e più recentemente la Sardegna.
L’Italia ci diede lavoro quando non ce ne era. In particolare durante le estati degli anni ’70, quando si riusciva sempre a trovare da suonare. Le tournée migliori e più caotiche erano quelle in cui si attraversava tutto il paese in auto per fare un miscuglio di concerti fantastici, dalle discoteche litoranee ai campi di calcio in montagna.
Sia la musica dei Genesis che la mia trovarono un pubblico meraviglioso e appassionato che cantava i nostri pezzi durante i concerti. Quando dovevamo registrare un album dal vivo, sempre come prima cosa chiedevo se fosse possibile farlo in Italia.

Peter Gabriel – Scratch My Back from Real World on Vimeo.
Parlo poco italiano, non benissimo, ma abbastanza per farmi sentire a casa. Come famiglia, siamo rimasti profondamente scossi dai bollettini quotidiani di tante persone scomparse e tanta sofferenza portata da questo virus brutale.
Dieci anni fa, chiesi a mia figlia Anna di filmare il concerto che volevamo portare con un’orchestra all’Arena di Verona, un ambiente unico dove potersi esibire. Nonostante un forte raffreddore mi impedì di raggiungere le note come avrei voluto, Anna, assieme al suo collaboratore Andrew Gaston ed il loro team, fecero un lavoro eccellente e catturarono una serata veramente speciale.
Le riprese di Anna non sono state viste da un pubblico abbastanza ampio. Ora che in molti siamo in isolamento a casa, vorremmo diffonderle sul canale Vimeo di Real World per chi fosse interessato, con la mia unica richiesta che consideriate di fare una donazione ad una di queste organizzazioni che combattono il virus:

Croce Rossa Italiana

Protezione Civile

Se lo preferite, donate a delle associazioni o enti che operano nella vostra zona.

Abbiamo nel cuore tutti i nostri amici, fans e tutti coloro che sono stati colpiti in un modo o nell’altro dal virus, in Italia e nel mondo. Siamo anche preoccupati che nel Regno Unito vi stiamo seguendo a poca distanza. Non vediamo l’ora di incontrarvi tutti nuovamente non appena questo genio cattivo è ritornato nella lampada.

Buona visione e “andrà tutto bene”.
– Peter Gabriel

Peter Gabriel – Taking The Pulse from Real World on Vimeo.

Come ho premesso a inizio articolo io c’ero. E rivedere le immagini di un concerto che ho vissuto in prima persona è stata una botta emotiva fortissima. Non mi nascondo dietro lo schermo: sono scoppiata a piangere. Perché… ci sono tanti perché. Il primo è che quell’anno ero stata colpita da una brutta congiuntivite virale e non sapevo se a settembre ne sarei guarita, come poi invece è stato. Perché quella sera ho potuto sentire dal vivo i miei due brani preferiti della sua intera discografia insieme. Su Wallflower eravamo tutti allo stesso piano, fan di vecchia generazione e di “nuova” come la mia. Vi metto uno stralcio della recensione o, meglio, delle sensazioni a caldo che ho scritto sul mio blog, Krishel’s house. Potete leggere il resto cliccandoci sopra.
«Il concerto è composto da due parti. La prima in cui Peter ripropone per intero la nuova opera Scratch my back. All’inizio Peter ha calibrato le forze vocali, si sentiva che era molto in difficoltà, in alcuni momenti la voce non arrivava proprio sovrastata com’era dall’orchestra. Molti i momenti toccanti della serata: la potente My body is a cage, con il suo finale micidiale. Quel “set my body free, set my spirit free” che ha il potere di uccidermi ogni volta che lo sento. Philadelphia con la sua totale dolore mestizia. Gli schermi rimandano le immagini di un corridoio con un segnale di uscita. Un modo molto lieve per simboleggiare la dipartita dal mondo. Mentre la cantavo ho alzato gli occhi al cielo e l’ho dedicata alle mie due stelle lassù, spero abbiano gradito. Per alleggerire il peso arriva The book of love con la sua storia. Il video ci mostra un Peter come omino stilizzato che prende quel libro e se lo studia. Quando il testo recita: “the book of love has music in it” il video ci rimanda la versione in miniatura della classica band di Gabriel con Levin, Rhodes e Lynch… sorrido. Ha trovato comunque un modo di portarli dietro con se, anche se in effigie. Vado a sensazione non in ordine di brano, a seconda di quello che mi ha colpito di più. Listening Wind: suggestivo il trucco del fumo per simboleggiare il vento, suggestivo il video che ci rimanda una famiglia sottoposta al moderno scanner di controllo degli aeroporti. Ho idea che Peter sia uno di quelli che non ama molto quella forma di controllo. Toccante, intensa e straziante la minimale Street Spirit e quando finisce pensi: “ok ora c’è la pausa di quindici minuti poi riprende con a seconda parte dove esegue i suoi brani in versione orchestrale”. Invece Peter esce e ci dice: “ancora una canzone: Wallflower.” Ho cacciato un urlo di quelli assurdi. Se eravate al’Arena in zona Platea mi avete sentito di sicuro. Wallflower. L’ha fatta, ed ero li per sentirla. Le lacrime che scendevano già mentre la sussurravo tra me e me, lacrime di gioia per poter sentire finalmente dal vivo quella frase: “And I will do what I can do“. Grazie. Grazie. Grazie!!»
Se siete arrivati fin qui… magari per voi non significa molto. Ma per me che conosco la sua storia, e sono pure italiana, vedere questo… non ha prezzo. Il concerto è a vostra disposizione. Decidete voi cosa fare. Io, sicuramente, me lo rivedrò e riproverò le emozioni di quella sera.
Grazie mille Mastro Peter Gabriel per questo dono.

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