Picnic at Hanging Rock Miniserie di Sky Atlantic – Recensione


Picnic at hanging rock è una miniserie televisiva australiana, trasmessa su Sky Atlantic dal 5 al 19 giugno, diretta da Michael Rymer, Larysa Kondracki e Amanda Brotchie.
Si basa sull’omonimo romanzo scritto da Joan Lindsay nel 1967, già soggetto di una trasposizione cinematografica, nel 1975, ad opera di Peter Weir, il quale diresse l’omonima pellicola, divenuta poi cult e nota in Italia anche con il sottotitolo “Il lungo pomeriggio della morte”.  Fu il primo successo del regista australiano poi diventato famoso anche per L’attimo fuggente, Truman Show e Master & Commander

UN CASO CHE DIVIENE INEVITABILMENTE SVENTURA…

Si attende invano l’arrivo di un Brucaliffo o di un Cappellaio Matto nelle rocce delle meraviglie, che brulicano di serpenti e formiche velenose. Quasi a risollevar la situazione. Per di più alla bellezza estetica ricavata, anche, dalle sequenze bucoliche in cui le immagini assumono le sembianze di dipinti ben esposti nella loro pinacoteca, non si contrappone la dovuta tensione narrativa, che a piccole dosi sembra, man mano, sfaldarsi.

A conferire maggior austerità al prodotto confezionato provvede senz’altro la direttrice del Collegio, Hester Appleyard (Natalie Dormer), un tentato pseudo incrocio tra la vedova di Winchester e Miss peregrine, la quale si rivela abile spacciatrice di onirici castelli in aria.

UN GINGILLO SENZA SENSO…

Si assiste a un caso che diviene inevitabilmente sventura o meglio ad un avvenimento avvolto nel più fitto mistero: nel 1900, il giorno di San Valentino, tre allieve del collegio Appleyard e un’insegnante spariscono nel nulla durante un picnic ai piedi delle formazioni rocciose ad Hanging Rock (Monte Diogene), site ad una cinquantina di chilometri da Melbourne, in Australia.

Poco accade in questa miniserie, che consta di sei episodi e si può configurare come un “gingillo senza senso” per lo più pregna di futili escamotage, dediti più alla forma che alla sostanza, utilizzati al vano scopo di catturare l’attenzione. Visionare più di due puntate potrebbe considerarsi un atto di coraggio, in quanto lo spettatore rischia di essere turbato da sensazioni né calde, né fredde. Umide.

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