SERIE TV EU VS USA: QUEER AS FOLK UK VS QUEER AS FOLK USA

Strizzatina d’occhio agli amici rainbow, agli amici degli amici e a tutti gli orfani di serie tv di qualità.
Oggi parliamo di ‘Queer As Folk’, serie televisiva britannica trasmessa in patria tra il 1999 e il 2000, ma ripresa con maggiore successo negli Usa proprio nello stesso anno e fino al 2005. Ci troviamo di fronte a uno dei rari casi nei quali il remake è nettamente migliore dell’originale e perciò, ‘Queer As Folk Usa’ sarà il punto di riferimento dell’articolo. Ma non dimentichiamo l’originale!

La serie viene prodotta per Channel Four UK, network vicino alle tematiche LGBT già in passato, e racconta le vicende di tre ragazzi gay di Manchester.
Eccentrico e particolare, il titolo deriva da una tipica espressione in uso nel nord dell’Inghilterra, “There’s nought so queer as folk”, che significa “Non c’è nulla di così strano come la gente” (intesa come ‘gente comune’). Il termine ‘Queer’ nel Regno Unito viene usato come sinonimo di ‘strano’, che all’epoca veniva a sua volta inteso come ‘omosessuale’. Un gioco di parole originale, intelligente e creativo.
Durante le due stagioni, otto puntate per la prima e due per la seconda, il telefilm trattò tematiche scabrose per i tempi: rapporti sessuali tra omosessuali, masturbazione maschile, fluidi corporei non propriamente telegenici in prima serata e molto altro ancora. Tra tutto, fu la relazione tra Stuart Allan Jones (pubblicitario di successo, interpretato da Aiden Gillen, famoso per la serie cult Game of Thrones/il Trono di Spade) e Nathan Maloney (studente quindicenne, interpretato da Charlie Hunnam, ora famoso per la serie cult Sons of Anarchy e per il film King Arthur di Guy Ritchie ) a infervorare la critica e parte del pubblico inglese. Quest’ultimo accolse ‘Queer As Folk’ con polemiche molto aspre, giunte specialmente dagli spettatori più conservatori, ma il canale registrò ottimi dati d’ascolto.
Non furono i ricavi a spaventare l’ideatore dello show, Russell T. Davies (celebre soprattutto per aver fatto ripartire con grande successo Doctor Who e aver creato uno spin off dello stesso, Torchwood, che riprende alcune delle tematiche di Queer as Folk, a cominciare dal suo protagonista, il mitico capitano Jack Harkness), bensì le roventi polemiche: i conservatori indussero una petizione per far chiudere la serie, a causa della giovane età di uno dei personaggi protagonisti. Ma se Nathan, studentello minorenne alle prime armi, fosse stato una lei?
Comunque, il telefilm chiuse in fretta alla seconda stagione, con due puntate speciali conclusive e sottotono.

Più completo, spinto e profondo fu il ‘Queer as Folk’ a stelle e strisce, considerato la trasposizione più realistica e veritiera tra le due.
La serie venne prodotta e finanziata dalla rete Showtime, oggi conosciuta per prodotti come ‘Dexter’, ‘I Tudors’, ‘Californication’, ‘Shameless’, ‘I Borgia’, ‘Master of Horror/Master of Sex’, ‘Penny Dreadful’, ‘The Affair’, e l’acclamato ‘Twin Peaks’: insomma, un canale i cui intenti sono chiari come la visione che ha del mondo, libera e indipendente. Prima di ogni episodio, la rete mostrava l’avviso: «Queer as Folk è una rappresentazione delle vite e degli amori di un gruppo di amici gay. Ciò non significa che rifletta tutti gli aspetti della società omosessuale». Forse, fu proprio l’onestà e la serenità del canale a determinare il grande successo di ‘Queer As Folk’ e che ne fece lo show di punta per ben cinque anni. In Italia, purtroppo, la serie originale e il remake vennero più volte sabotati e oscurati. La prima venne acquisita dalla neonata La7, che la cancellò dal palinsesto ancora prima della messa in onda; la seconda approdò su Jimmy (Sky) e poi su Iris (Mediaset). Entrambe trovarono ampio spazio sul canale satellitare GAY.tv.
Il telefilm fu girato in Canada a causa dei bassi costi di produzione, ma venne ambientato a Pittsburgh, in Pennsylvania, la quale aveva il compito di richiamare l’industriale Manchester del prodotto originale. Purtroppo, in città non c’era una comunità LGBT grande abbastanza da garantire il numero sufficiente di comparse e perciò, la maggior parte delle scene all’aperto vennero filmate a Toronto. Fu proprio il continuo spostamento della troupe (e l’aumento della valuta canadese) a determinare la chiusura dello show, nel 2005, a causa degli elevati investimenti diventati necessari.
La storia ruota intorno alle molteplici rappresentazioni dell’omosessualità moderna, alle tematiche di maggiore importanza e alle prospettive future di ognuno dei personaggi.
Brian Kinney (Gale Harold‘Vanished’, ‘Desperate Housewives’, ‘Hellcats’, ‘The Secret Circle’) è un pubblicitario quasi trentenne, affascinante e maledetto. Gay e poco interessato ai diritti della propria comunità, con una vita sessuale intensa e disinibita, egoista e a tratti arrogante, Brian è l’ossessione di due persone a lui molto vicine: il giovanissimo Justin Taylor (Randy Harrison‘Mr. Robot’) e Michael Novotny (Hal Sparks‘Fatti Strafatti e Strafighe’, ‘Il dottor Dolittle 2’, Spiderman 2’). Il primo è uno studente quindicenne alla ricerca della propria identità sessuale, mentre il secondo è l’amico, sensibile e decisamente nerd, dei tempi del liceo. All’insolito trio vanno aggiunti il dolce e timido ragioniere, Ted Schmidt (Scott Lowell); l’ottimista, naif ed eccessivo Emmett Honeycutt (Peter Paige‘Undressed’); la coppia lesbica di Lindsay Peterson (Thea Gill‘Masters of Horror’, ‘Dante’s Cove’) e Melanie Marcus (Michelle Clunie‘Make It or Break It’, ‘I soliti sospetti’, ‘Jason va all’inferno’); la madre eterosessuale, sboccata e comprensiva di Michael, Debbie (Sharon Gless‘New York New York’,I casi di Rosie O’Neill’).
Sebbene il cast fosse impegnato in personaggi omosessuali (tranne la Gless), buona parte degli attori mantenne il silenzio riguardo il proprio orientamento sessuale, con il fine di mantenere vivo l’interesse trasversale del pubblico. In seguito, Randy Harrison, Robert Gant e Peter Paige dichiararono la loro omosessualità, mentre il resto del cast glissò l’interesse dell’opinione pubblica o affermò di essere eterosessuale.
La serie tv segue la tormentata storia d’amore tra Brian e Justin e il continuo avvicendarsi delle questioni che più spesso vengono affiancate alle comunità LGBT: discriminazione e aggressioni contro i gay, coming out, matrimonio tra persone dello stesso sesso, adozione (o inseminazione) per le coppie gay, uso e abuso di droghe, sieropositività, prostituzione minorile, pornografia e i famosi bug-chasers. Ovviamente, c’è una specificazione da fare: ‘Queer As Folk’ è un telefilm contente esplicite scene di sesso, che includono la masturbazione, il rimming e molte altre pratiche sessuali esistenti (e praticate, non solo dalla comunità gay!).

Perché vedere ‘Queer As Folk’? Innanzitutto, perché è un buon prodotto. La location è ben centrata: infatti, Pittsburgh sta a Manchester come la Seattle di ‘The Killing’ sta alla Copenaghen di ‘Forbrydelsen’*. Le scenografie al chiuso sono molto suggestive, soprattutto quelle dedicate al celebre locale Babylon e alla sua famosa dark room. Entrambe le sigle d’apertura sono ben realizzate, anche se è la seconda a raggiungere la completezza dal punto di vista visivo, musicale ed emotivo. Seppur alle prime armi, molti degli attori che compongono il cast si sono dimostrati all’altezza e a loro agio anche nelle scene più intime e questo è indice di grande trasporto o grande versatilità. Menzione d’onore per la fantastica Sharon Gless, i cui Emmy, Golden Globe e stella sulla Hollywood Walk of Fame hanno reso speciale ogni momento e ogni dialogo della sua Debbie Novotny.
Piccola nota a margine, la partecipazione di Cyndi Lauper come guest star nel decimo episodio della decima stagione.
Il secondo motivo per cui vedere ‘Queer As Folk’ è del tutto appartenete alla morale. Le storie vengono amalgamate da un insegnamento sempre diverso e profondo, che offre molti spunti di riflessione e che per certi versi ricorda la profondità semplice e sincera del più celebre ‘Scrubs’. Le esperienze dei personaggi diventano care anche allo spettatore e grazie a Brian, Justin, Michael, Ted ed Emmett, chi guarda lo show si sente immediatamente più vicino a un mondo dipinto all’epoca (e per certi versi ancora oggi) come perverso e pieno di devianze. Invece, la verità che vuole offrire ‘Queer As Folk’ è la verità stessa: giovani donne e uomini legati da un profondo sentimento di amicizia e intenti a vivere vite diverse per valori, abitudini, idee e sentimenti, incappando in problemi e difficoltà che colpiscono alcuni più di altri. A volte per rozza e brutale discriminazione, altre volte per un’infausta sorte voluta dal destino.
In qualsiasi modo, persone intelligenti con i loro difetti e le loro fragilità, ma sempre e comunque orgogliose.


*Forbrydelsen vs. The Killing

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