Seven sisters. Sette giorni per sette sorelle

In Seven sisters (What happened to Monday) ci si ritrova dinanzi ad un futuro distopico la cui atmosfera si accosta, senza voler conferire un’accezione negativa, più a saghe quali Hunger Games e The Divergent Series che a un’ipotetica opera di Terry Gilliam. La contrapposizione tra sceneggiatura poco brillante o poco originale ed interpreti di un certo livello può forse attutire il colpo, aggiustare in parte il tiro, ma non stravolgere l’esito.
La spietata protagonista di “Attrazione fatale”, Glenn Close (Nicolette Cayman), è nella pellicola diretta da Tommy Wirkola, l’antagonista di Noomi Rapace, ricordata soprattutto per il ruolo di Lisbeth Salander nella saga cinematografica tratta dai tre romanzi della Millenium Trilogy.
Per contrastare l’eccessivo aumento demografico il politico Nicolette Cayman dà vita al “Child Allocation Act”, quello che potremmo definire “politica del figlio unico”, per cui è vietato concepire più di un figlio per famiglia, pena la crioconservazione, ovvero l’ibernazione in macchine infernali.

In tale regime oppressivo Terrence Settman (Willem Dafoe) prova a tutelare le sette nipoti gemelle ricorrendo a soluzioni a dir poco drastiche. Per vivere le sorelle devono far credere di essere la stessa persona, ovvero Karen Settman, inoltre ad ognuna viene affidato il nome di un giorno e a loro è concesso di entrare a contatto col mondo esterno solo nel giorno corrispondente al proprio appellativo. Quando lunedì scompare, le altre saranno costrette ad indagare e lottare contro il nemico. Cosa si è disposti a fare pur di raggiungere i propri obiettivi? Si possono sacrificare legami apparentemente indissolubili? Fin quanto ci si può far logorare dal potere?

Se da un lato Noomi Rapace sfodera al meglio le sue capacità attoriali interpretando sette donne differenti e fa leva sull’importanza del concetto di identità personale, dall’altro sulla scia di James McAvoy in Split sembra quasi di avere a che fare con un individuo affetto da disturbo dissociativo dell’identità!
Centoventiquattro minuti risultano troppi e la durata penalizza il ritmo adrenalinico delle scene d’azione intrise di sangue e violenza. La componente fantascientifica si materializza poco, così come sembra difficile scorgere quella lungimiranza tanto cara alla distopica serie televisiva britannica Black Mirror. Distribuita da Koch Media, l’uscita nelle sale italiane della pellicola è prevista per il 30 novembre 2017.

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