Shangai – Il sogno di Silvia Palazzini

Diciannove anni, maturità appena sostenuta al Liceo Internazionale di Roma, Silvia Palazzini ha un sogno: studiare all’Università di Shangai. Racconta di come, sul punto di iscriversi al Liceo Coreutico (ha sempre praticato musica e danza), era rimasta colpita dal programma di quella particolare scuola superiore che combina il tradizionale programma del Liceo Scientifico con lo studio della lingua e della cultura cinese.

Silvia Palazzini durante il più recente viaggio in Cina
Silvia Palazzini durante il più recente viaggio in Cina

Uno studio basato non solo sui libri: Silvia ha infatti avuto l’opportunità di un viaggio annuale in Cina, a Pechino e Shangai, per i corsi estivi di tre settimane: qui ha capito che quella passione nata quasi per caso era diventata sempre più forte e si è impegnata per entrare in un’Università internazionale dal programma unico, dove coltivare il suo amore per la Cina e gli Stati Uniti. Come ha messo piede all’Università di Shangai, ha capito che era “il” luogo del suo futuro.

Grazie al suo impegno si è guadagnata una borsa di studio “per merito” per il 2020, che tuttavia copre solo una parte delle spese… e i suoi genitori, persone normali con due figli, tre quattrozampe e un solo stipendio in casa, non si possono permettere di pagare la differenza. A dir poco frustrante essere così vicini a realizzare il proprio sogno (studiare in Cina e poi lavorare nel campo degli affari internazionali, ancora in prevalenza maschile) e dover rinunciare per un motivo ahimè così prosaico.

Shangai
Shangai

Quindi Silvia si sta dando da fare, vendendo i suoi strumenti musicali ad esempio, e pur preferendo fare da sola si è indotta anche a chiedere appoggio attraverso una raccolta fondi pubblica, dietro la promessa di aiutare a sua volta altre persone a realizzare i propri sogni quando sarà lanciata nel mondo del lavoro.

Purtroppo al momento la raccolta tramite CoFunding ha toccato solo i 350 euro a fronte dei quasi ventimila necessari; alcuni imprenditori hanno mostrato interesse che però fino ad oggi non si è concretizzato in un intervento “monetizzabile”, e c’è tempo solo fino al 1° agosto per inviare all’università la prima tranche di pagamento (quella sarebbe coperta… ma ci sono poi le spese di viaggio, vitto e alloggio per mesi).

Per conoscere meglio Silvia e farla conoscere, nella speranza di un appoggio concreto e tempestivo, le abbiamo rivolto alcune domande.

studenti occidentali e cultura cinese
studenti occidentali e cultura cinese

Domande di Silvia Azzaroli

  1. Da cosa nasce la tua passione per la Cina? C’è stato qualcosa che ti ha spinto a frequentare il liceo così particolare che hai scelto?

La passione per la Cina è nata per caso. Quando dovevo scegliere l’indirizzo del Liceo da frequentare al termine delle scuole medie, ho ‘scoperto’ l’esistenza di questo particolare Liceo che offriva un curriculum unico nel suo genere. Unisce il programma del liceo scientifico tradizionale italiano con lo studio curricolare della lingua e della cultura cinese, e ho subito capito essere ciò che stavo cercando. Sebbene si trattasse di intraprendere un corso di studi impegnativo e molto esigente, tanto che molti hanno giudicato la mia scelta azzardata come compiere un salto nel buio; ma io con molto entusiasmo e curiosità ho scelto di iniziare questa ‘avventura’ unica, che mi ha permesso di conoscere appieno un mondo nuovo, una realtà sociale totalmente diversa da ciò che mi aspettavo e da ciò che ero abituata a vedere intorno a me. Infatti, la Cina mi dava l’impressione di una terra magica in cui c’era qualcosa da scoprire, un mondo in cui cercare ‘altro’, ciò che non conoscevo, e avere la possibilità di vedere con i miei occhi le persone di cui avevo soltanto letto delle storie. In questo modo ho avuto la possibilità di scoprire un paese davvero affascinante, con una cultura molto interessante, e di sfatare quei pregiudizi che ne danno una visione un po’ distorta.

  1. Sono rimasta affascinata dal tuo racconto, su quanto hai raccontato di Shanghai e sulle università cinesi.  Potresti dirci qualcosa di più su questa città?

Shanghai è una città molto speciale: spettacolare e inquietante allo stesso tempo per la sua immensità, caotica e dinamica. Non ci si annoia mai. Non appena sono arrivata mi ha subito rubato il cuore. Non c’è un singolo motivo per spiegare questo ‘amore’, è stato un colpo di fulmine, un qualcosa che sento dentro di me. Nelle sue imperfezioni, come la confusione, i grattaceli, il traffico caotico, tutto è amplificato rispetto alle nostre città. Il Gran teatro, i centri commerciali, gli hotel, la metropolitana, tutto è immenso e rende questa città indimenticabile, magica. Shanghai racchiude in sé un’energia, una vitalità che ti travolge completamente. Ogni angolo è una nuova scoperta che però non offusca le proprie arti e tradizioni.

  1. Vedo che hai una buona padronanza anche dell’inglese. Ti piace questa lingua?

Io sono un’appassionata delle lingue. Lo studio delle lingue, secondo me, permette di avere una visione sempre più ampia del mondo. L’inglese, in particolare, è la lingua che ci permette di comunicare con persone di tutto il mondo, anche se non si conosce perfettamente la loro lingua madre. Anche con una minima conoscenza dell’inglese, si può viaggiare tranquillamente ovunque. Io, per il percorso di studi che voglio intraprendere e quindi la mia futura carriera, ho approfondito lo studio di questa lingua con corsi extrascolastici (e ringrazio mia madre per questo) ma anche leggendo libri o guardando serie televisive e film in lingua originale. La curiosità e la voglia di arricchirmi sono i due fattori che da sempre mi hanno stimolata ad approfondire lo studio di questa lingua.

Pechino
Pechino

Domande di Simona Ingrassia

  1. Qual è la cosa che culturalmente hai sentito più distante dalla tua, vivendo in Cina?

Ci sono alcuni aspetti che ho riscontrato essere distanti dalla nostra cultura. Dopo essere stata in Cina varie volte ho verificato, ad esempio, che soffiarsi il naso in pubblico facendo rumore è mal visto dai cinesi, per loro è un gesto sgarbato mentre per noi non c’è nessun problema. Oppure mentre si è a tavola, in Italia, è considerata maleducazione fare rumore, mentre per i cinesi non è nulla di indiscreto, perchè considerato inevitabile. Inoltre, per i cinesi è del tutto normale fumare in luoghi comuni, come i corridoi degli alberghi, anche se molti locali stanno iniziando a proibirlo. Nonostante queste ed altre differenze culturali, la cultura cinese resta comunque molto affascinante. Le differenze non devono scoraggiarci o portarci a non apprezzare completamente una determinata cultura, anzi devono essere un incentivo ad apprezzarla maggiormente. Per questo bisogna tenere sempre a mente il detto “il mondo è bello perchè è vario”.

  1. Cosa importeresti dalla Cina a livello di cultura o di metodo di studio o lavoro e viceversa?

Dalla Cina importerei il rispetto per le proprie tradizioni e per la propria famiglia. Infatti, con la globalizzazione molti valori sono scomparsi dalla nostra società, mentre in Cina ho notato che sono ancora molto forti. Ammiro soprattutto l’importanza che ha la famiglia per tutti i cinesi: ad esempio per la celebrazione del nuovo anno del calendario lunare, molti cinesi, che vivono lontano dalla propria città natale, tornano a casa dalla loro famiglia per celebrare insieme l’inizio di una nuova fase della propria vita. Inoltre stimo moltissimo il rigore, cioè la puntualità e la precisione con cui ogni lavoro viene svolto e ogni aspetto della vita viene organizzato. Non appena si entra in un qualunque ufficio si può notare la netta differenza ad esempio con l’Italia: in Cina, se si è in fila e troviamo scritto “non oltrepassare la linea gialla” e siamo con il piede solo un centimetro fuori da questa linea si viene sgridati per non aver rispettato una regola, mentre qui in Italia non ci si fa nemmeno troppo caso. In Cina molte cose funzionano proprio perché è nella coscienza dei cittadini che le regole vanno rispettate per il benessere di tutti. Ed è questo il valore che dovremmo ricominciare a considerare: il rispetto per il prossimo.

Pechino, anzi Beijing
Pechino, anzi Beijing
  1. Cos’è la cosa più difficile che hai dovuto imparare nella lingua cinese? E, soprattutto, hai trovato diversità tra ciò che hai imparato sui libri e quello che hai visto vivendo lì?

All’inizio, l’aspetto più difficile è stato rivoluzionare la concezione di scrittura, poiché la lingua cinese non utilizza l’alfabeto latino, bensì gli ideogrammi. Generalmente ogni carattere corrisponde ad una parola, perché si tratta di una lingua monosillabica, ma gli stessi tratti che compongono il carattere ‘rappresentano’, sono collegati con il significato della parola. Può sembrare difficile ricordare tutti gli ideogrammi, ma quando si è spinti da entusiasmo e passione, tutto è più semplice.

Lo studio non è stato semplicemente della lingua in sé ma è stato accompagnato dallo studio della cultura e della letteratura cinese, proprio per una comprensione più approfondita e consapevole. Grazie anche alla possibilità di seguire le lezioni non soltanto con un’insegnante qualificata, la quale ha vissuto e lavorato per anni in Cina e mi ha trasmesso il suo amore per questo grande paese, ma anche con insegnanti madrelingua ha permesso, appunto, uno studio completo di questa realtà sociale come se non fossimo in classe ma già in Cina. Per questo, la prima volta che sono andata in Cina (a soli 14 anni) non ero per niente spaventata riguardo lo scenario che mi sarei trovata davanti agli occhi, anzi una volta arrivata lì sembrava più bella di quanto avessi immaginato.

  1. C’è qualcosa, in particolare, che hai nel cuore di quella esperienza? E, se sì, ti va di raccontarcela?

Ogni estate, per quattro anni, le tre settimane che ho trascorso in Cina, prima a Pechino, a Chengde, poi a Shanghai e a Nanchino, hanno portato con sé dei ricordi speciali, è difficile sceglierne uno in particolare. Ogni esperienza mi ha cambiata, ognuna ha arricchito il mio bagaglio personale con momenti, positivi o negativi che siano, che resteranno sempre impressi nella mia mente. Non dimenticherò mai la simpatica campanella dell’università Beiwai di Pechino che segnava l’interruzione tra una lezione e l’altra, le facce stupite dei cinesi che ho incontrato non appena mi sentivano parlare cinese, ma anche la calorosa accoglienza che ci hanno sempre riservato. L’allegria degli anziani che si ritrovano per ballare la domenica mattina nei parchi e che, senza scrupoli, venivano a chiamarci per condividere un momento di allegria e spensieratezza. Poi anche il traffico e lo smog che rendono l’aria molto particolare, i paesaggi incontaminati mozzafiato; le luci che illuminano la città, non appena scende il sole, che la colorano di una nuova vitalità. L’elenco potrebbe continuare all’infinito, proprio perchè ogni esperienza è unica nel suo genere.

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