SIMBOLISMO A MILANO, UNA MOSTRA DA SOGNO

MILANO.- Al di là del valore intrinseco e dell’importanza storica e culturale delle opere esposte, la mostra “Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra” merita innanzitutto un plauso per l’allestimento e le modalità di fruizione. Dal punto di vista dell’ambientazione abbiamo giusti spazi, con possibilità di sedute comode per godersi le opere e ascoltare con calma l’audioguida, e illuminazione soffusa che crea un’atmosfera consona mettendo allo stesso tempo in giusto risalto le tele. Le audioguide, gratuite, non ripropongono pari pari i testi dei pannelli, ma ne sono una sintesi abbinata all’approfondimento di una o due opere per sala, ritenute particolarmente significative;  inoltre sono azionate manualmente dall’utente, che può scegliere in autonomia se continuare ad ascoltare una descrizione oppure passare oltre. Infine c’è la possibilità di visite guidate “mirate”, come quella per la Festa della Donna dedicata ai mille volti del femminino, o quelle concepite per i bambini anche molto piccoli con percorsi alla ricerca del “sogno” e del “simbolo”.

"Il sogno" di Joan Brull
“Il sogno” di Joan Brull

Ma veniamo alla grande mostra allestita in ben 24 sale di Palazzo Reale, che va a inserirsi in un preciso programma dedicato all’arte tra fine ‘800 e primo ‘900 (stesso filone dell’esposizione quasi in contemporanea su Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau): un centinaio di dipinti, più alcune sculture e una selezione di grafica, che mettono per la prima volta a confronto simbolisti italiani e stranieri. Tra questi anche vari pezzi mai visti in Italia, che evidenziano miti e personaggi del Simbolismo coincidenti con i grandi temi universali della vita e della morte, del sonno e del sogno, dell’amore e del peccato…

"Caresses" di Fernand Khnopff
“Caresses” di Fernand Khnopff

Nel breve video introduttivo che troviamo anche sul sito internet della mostra, Philippe Daverio descrive il Simbolismo come un “fiume carsico” della cultura occidentale, che parte dalle stesse basi del Romanticismo ma, mentre questo sfocerà nell’impegno rivoluzionario, fiorirà in una sensibilità diversa con l’abbandono dell’impegno pubblico per andare invece alla scoperta di ciò che sta all’interno dell’anima. Il punto di svolta in cui l’estetica diventa dominante è identificato con la raccolta poetica “Émaux et Camées” di Théophile Gauthier, ma l’opera letteraria che è essa stessa “icona” del Simbolismo sarà “Les Fleurs du Mal” di Baudelaire.

"Il Peccato" di Franz von Stuck
“Il Peccato” di Franz von Stuck

Come “copertina” è stato scelto il quadro “Caresses” di Fernand Khnopff, chiamato anche “L’Arte” o “La Sfinge” dove quest’ultima è raffigurata come un sinuoso felino dalla testa di donna che accarezza con una zampa il ventre di un androgino Edipo; il fatto che i due visi siano ritratti del pittore e di sua sorella Marguerite (con cui aveva un rapporto quasi morboso) già dice molto sull’ambiguità o quantomeno sull’ambivalenza dei significanti. La Sfinge è colei che pone all’uomo gli interrogativi sulla sua stessa identità, ed è anche figura della donna, di volta in volta ritratta come angelo o come lussuriosa tentatrice, incarnazione stessa del peccato e della morte, come sacerdotessa o principessa o dea ma anche mortale sirena o gelido spirito delle vette innevate…

"La sirena" di Giulio Aristide Sartorio
“La sirena” di Giulio Aristide Sartorio

Altra opera “portante” è appunto “La sirena” di Giulio Aristide Sartorio, dove la diafana creatura dai lunghi capelli rossi galleggianti attrae il bruno e muscoloso pescatore che si protende dalla barca verso l’abisso disseminato di crani e ossa: è il connubio tra amore e morte, ma anche una delle molteplici declinazioni simboliste del tema dell’acqua, che è fonte di vita ma anche di distruzione, è abisso, è specchio, è passaggio… Chi può dimenticare “L’Isola dei Morti” di Böcklin (anch’essa in mostra in una delle sue cinque versioni)?

"Orfeo Morto" di Jean Delville
“Orfeo Morto” di Jean Delville

Sull’acqua galleggia, trasportata dalla lira ormai muta, anche la testa mozzata di Orfeo: il vate, il visitatore dell’Oltretomba, il “voyeur” di misteri inconfessabili, altra figura tipica del Simbolismo. Come lo è anche Lucifero, raffigurato nella grande tela di Franz von Stuck che fece scandalo, non un diavolo con le corna ma l’angelo un tempo portatore di luce, una massa rannicchiata e possente dalle grandi ali ripiegate come un mantello e dagli occhi ardenti come stelle: Lucifero il ribelle, colui che ha voluto andare oltre, che ha preferito “regnare all’Inferno che servire in Paradiso” (come già scriveva John Milton nel “Paradise Lost”).

"Luzifer" di Franz von Stuck
“Luzifer” di Franz von Stuck

Passando tra i miti classici e il grottesco, le interpretazioni divisioniste e coloriste e l’impontente “Poema della vita umana” disegnato da Sartorio per la Biennale del 1907, il percorso espositivo si chiude con un delizioso allestimento a nicchie arabeggianti che ci immerge nell’atmosfera fantastica delle Mille e Una Notte, ciclo decorativo a figure stilizzate e colori saturi realizzato da Zecchin ormai alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.

La mostra è visitabile fino al 5 giugno, tutti i giorni tranne il lunedì mattina, con apertura prolungata serale il giovedì e il sabato. Info line 02.54914.

g.fo.

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