Solo gli amanti sopravvivono di Jim Jarmusch – Recensione

Stiamo scoprendo il cinema di Jim Jarmusch poco alla volta e qualche mese fa abbiamo recuperato questo piccolo gioiellino, Solo gli amanti sopravvivono (Only lovers left alive), capace di resuscitare un genere che pareva ormai saturo (per non dire di peggio), quello sui vampiri, reinventandolo alla sua maniera.

Sono infatti presenti degli omaggi a pellicole famose, in primis quelle con Klaus Kinski ma anche al Dracula di Coppola, senza però avere la loro crudezza, anzi mettendoci molta della loro e della sua poesia.

Vi avvisiamo che da qui in avanti saranno presenti pesanti Spoiler!

Ciò che colpisce, prima di tutto, è che riesca, attraverso l’uso sapiente della telecamera, a far apparire stupenda anche una città abbastanza ehm bruttina come Detroit.

Ed è qui che vive uno dei protagonisti, Adam (interpretato da un meraviglioso Tom Hiddleston, lontano luce da Loki), un artista immortale, nel senso vero del termine, in quanto è un vampiro e crea musica underground, prima di tutto per sé, non ama infatti per nulla essere assalito dai fan. Diversamente da come si può immaginare vive la sua immortalità come un peso e commissiona a Ian, un essere umano amico capace di procurargli qualsiasi cosa, un proiettile di legno per un suo progetto suicida.
A Tangeri invece vivono Eve, interpretata dalla splendida Tilda Swinton, e Christopher Marlowe(sì sì proprio il famoso poeta e scrittore), al ruolo il magnifico, e purtroppo defunto, John Hurt. Anche loro vampiri. Eve è una donna passionale, una cultrice del bello in ogni forma, appassionata di letteratura in qualsiasi lingua che decide di ricongiungersi all’uomo, sentendone la grande malinconia, teme che voglia suicidarsi.

Abbiamo detto che i nostri sono vampiri, sì, lo sono ma non fanno del male a nessuno. Essi, tramite accordi un po’ loschi, si procurano il sangue che serve loro per sopravvivere e lo centellinano anche, come faremmo noi come un buon vino, tipo il Montepulciano o il Nero D’Avola.

Insomma nutrirsi con gusto, senza eccedere mai.

Però non tutti i vampiri del film sono come Adam and Eve. Non tutti hanno compreso questo fondamentale principio. Con grande sgomento di Adam, Eve riceve la lettera che sta per arrivare a Detroit Ava, al ruolo la giovane Mia Wasikowska, la sorella di Eve.
Da qui inizieranno tutta una serie di eventi che porteranno i due a fuggire.
Ava è molto diversa da sua sorella Eve. E’ la classica bambina viziata che vuole tutto e subito, che esperisce le cose bianche o nere e che, soprattutto, non centellina il sangue come fanno i due.

E finisce per uccidere il loro caro amico umano, Ian (il talentuoso e sfortunato giovane Anton Yelchin morto pochi anni fa), un amante della musica come Adam, una persona perbene, che da anni lo aiuta.

La sua morte colpisce i due amanti, segno del loro profondo rispetto per la vita umana, anzi diciamo vero e proprio amore. I due paiono venerare l’umanità e con loro Marlowe, quindi alla fine cacciano Ava per il suo gesto, di cui sono letteralmente disgustati e infine lasciano Detroit, per raggiungere a Tangeri l’amico solo che le cose lì non vanno proprio come speravano.

Il medico che riforniva il sangue non infetto non c’è più e il suo sostituto non è all’altezza, tanto che il povero Marlowe si ammala e muore. Rimangono soli i due. Li si vede avvizzire per l’astinenza e, costretti dall’esigenza di sopravvivere, compiono un gesto che non vorrebbero: ossia si nutrono alla vecchia maniera.
In realtà “Only lovers left alive” non è un film di vampiri. Sembra quasi che Jarmusch parli più della droga, dei suoi effetti e della crisi di astinenza. Siamo lontani anni luce qui sia dalla raffigurazione classica di Nosferatu, sia quella più modaiola di Twilight. Se si dovesse fare un paragone, forse, il film che più gli è vicino, per spirito, è Dracula di Coppola. Anche in questo non si racconta una storia di vampiri ma di magia.
Jarmuch in ogni fotogramma non fa altro che mostrarci la bellezza dell’essere umano mortale. Una creatura capace di creare arte e bellezza attraverso la musica e la letteratura. Il regista riesce persino ad accennare alla famosa querelle su William Shakespeare e sulla sua reale esistenza. Infatti inizialmente Marlowe non ci viene mostrato con la sua identità. Insinua che alcuni dei sonetti del Bardo li abbia scritti lui.

Crediamo che abbiate notato tutti che i nomi dei protagonisti rimandino al primo uomo e alla prima donna e ci permettiamo di fare una piccola riflessione su questo.

Nel finale i due amanti sono rimasti soli e agli sgoccioli di sangue, così sono costretti a fare qualcosa che ripugnano, ovvero attaccare due esseri umani per sopravvivere, è loro intenzione farli diventare vampiri, non li uccideranno.

Ecco a pensarci forse, diciamo forse, si vuole far intendere che loro, con questo gesto, rinasceranno a nuova vita e stanno creando, nel contempo, una nuova stirpe, proprio come Adamo ed Eva.

Prima di concludere vorremmo sottolineare quanto Jarmusch renda ancora più magica e bella Tangeri, una vera città di esseri soprannaturali, dove l’impossibile diventa possibile e la magia pare davvero dietro l’angolo.

Questo film ci porta a riflettere sulla condizione umana, su quanto sia importante avere uno scopo per vivere, come diceva il mitico professor Keating: “Che il potente spettacolo continua e tu puoi contribuire con un verso. Quale sarà il tuo verso?”

E’ anche questo che ci rende umani. Avere uno scopo, anche piccolo, nella nostra vita.

I due vampiri del film, profondamente umani, riescono a sopravvivere perché trovano sempre questo scopo, nell’amore per l’arte e per l’umano in generale.

Recensione redatta da

Simona Ingrassia e Silvia Azzaroli

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