Sulla mia pelle – Stefano Cucchi, la sua storia

Disclaimer: tutte le immagini usate, come anche il trailer, appartengono a Netflix.

La cronaca di Alessio Cremonini su questo tanto discusso episodio di cronaca rischiava di sfociare nella retorica, invece si è mantenuto nei canoni e nei limiti della realtà, senza aggiunte, senza fronzoli. Il punto è che questa realtà è agghiacciante, spietata e spudoratamente vera.
Una spirale veloce e inesorabile che spinge questo ragazzo verso l’inferno. Non ci sono possibilità di fraintendimento. Il giovane tossicodipendente Stefano Cucchi è stato arrestato il 15/10/2009, ed il 22/10/2009 è morto.
È entrato nella macchina dei carabinieri senza un graffio ed è stato massacrato di botte in pochi giorni. La cosa che più sconvolge, che più disturba, non è la violenza, per altro mai mostrata, mai manifesta, ma l’indifferenza, la mancanza di empatia delle persone comuni. Il personale medico, il personale carcerario, la burocrazia, tutti impegnati a schivare qualunque responsabilità, tutti attenti a difendere il proprio giardino senza vedere un ragazzo che sta morendo lentamente davanti ai loro occhi, senza calcolare le conseguenze delle loro azioni o mancate azioni.

Alessandro Borghi è eccezionale nella sua semplicità, una recitazione asciutta, senza pietismi, cruda e reale, che fa male al cuore. Questo film mostra il male del nostro mondo, la pochezza delle persone, la disumanità dilagante che sta affondando le nostre coscienze. Guardiamo, ma non vediamo, non pensiamo a null’altro che a noi stessi. Quello di Stefano non è solo un episodio, è l’inizio di una lunga catena autodistruttiva di una società malata, che ignora e perseguita i deboli, una società spaventata dalle cose sbagliate, spaventata solo dal perdere la propria sicurezza e i propri privilegi. Ogni livido sul corpo di Stefano è un colpo inferto al buon senso, alla giustizia, alla solidarietà, alla misericordia e alla carità , virtù tanto sbandierate nella nostra società cattolica. Siamo tutti in attesa, come la famiglia di Stefano, di un’ autorizzazione del tribunale per vedere il proprio figlio, di una sentenza che dia loro un po’ di giustizia, di qualcuno che si scusi e chieda perdono. Anche la gente comune deve restare in attesa, di un’autorizzazione, che deve arrivare da qualche tribunale, magari quello di Dio, in attesa di un’ autorizzazione a tornare ad essere esseri umani. Speriamo che arrivi presto.

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