#TheExpanse #Season2 – Recensione

Arrivata alla seconda stagione The Expanse, basata sulla space opera letteraria scritta da Daniel Abraham e Ty Franck sotto lo pseudonimo di James S. A. Corey e adattata per Netflix (che la produce) e Syfy (che la trasmette) da Mark Fergus e Hawk Ostby, sta prendendo una piega sempre più intrigante, nonostante gli alti e bassi.
Sono diverse le tematiche trattate, il tutto anche grazie ai nuovi personaggi arrivati quest’anno ma prima di proseguire avvisiamo che da qui in avanti saranno presenti diversi SPOILER!
Riassumendo quanto era avvenuto nella prima.
Il detective Josephus Miller e l’equipaggio della Rocinante erano entrati in contatto con la protomolecola, che, in apparenza, aveva ucciso Julie Mao e diverse persone della Cintura.
In realtà la protomolecola sembra essere in grado di migliorare la struttura umana, rendendola di fatto indistruttibile e immortale.
Durante la seconda Josephus e i membri della Rocinante fanno amicizia, in particolare James Holden pare legare con il detective, nonostante l’ampia differenza di vedute: Miller è un uomo pratico, James un idealista anche perché è stato cresciuto con la convinzione di essere una sorta di messia, quando ad un certo punto si è rotto ed è fuggito nello spazio, sulla Canterbury, di cui è un pochi superstiti insieme a Naomi, Alex e Amos in ricognizione in uno shuttle quando viene fatta esplodere. Vengono presi a bordo della Donnager, nave della marina militare di Marte. Inizialmente trattenuti come prigionieri e, Holden interrogato su quanto accaduto alla Canterbury,  ma riescono a scappare con una nave da  combattimento attraccata alla Donnager che Holden rinomina, per l’appunto Rocinante.
Il destino di messia di James appare evidente, nonostante la cagnaggine estrema del suo interprete, Steven Strait e scusate per il neologismo ma quando ce vò ce vò.

Per fortuna nel cast vi è anche la sublime Shohreh Aghdashloo, che presta il volto a Chrisjen Avasarala, Vice-Sottosegretario delle Nazioni Unite, donna di potere molto affascinante e altrettanto idealista, nonostante i compromessi a cui è costretta a sottostare per il bene della Terra.
Duranta la prima abbiamo potuto vedere da vicino come i ribelli della cintura, capitanati da Anderson Dawes, il sempre eccelso Jared Harris, abbiano diverse ragioni per comportarsi come fanno, dato che i cinturiani sono stati usati dalla Terra come esseri inferiori, sfruttati fino al midollo.
Al loro fianco anche Fred Johnson, interpretato da Chad L. Coleman, dopo aver fatto del male a dei profughi cinturiani anni addietro, convinto che fossero dei terroristi (vi suona familiare tutto questo?), è ora diventato un adepto di Dawes, a volte fino all’esagerazione, dato che, dopo mesi e mesi di amicizia o quasi con James e co, li pianta in asso, usando una scusa abbastanza ridicola.
A proposito dei membri della Rocinante meritano tutti un piccolo approfondimento.

Di fatto queste persone, trovatasi perdute nello spazio dopo la distruzione della Canterbury da parte di non si sa ancora chi, e giunti una nave da combattimento che è diventata casa ma che può essere scudo, la Rocinante è una sorta di portatrice di speranza e aiuto, che fa pensare un po’ all’Arcadia di Capitan Harlock, che interveniva quando c’era bisogno di aiuto.
James, come dicevamo, non sembra poter sfuggire al suo destino, è un messia e bisogna dire che le sue azioni e i suoi atteggiamenti non sarebbero male per niente, anzi sarebbe un personaggio di un certo spessore, peccato che il suo interprete non aiuti.
Naomi, a cui presta il volto Dominique Tipper, vive in bilico tra passato e presente, legata a Holden da una bella storia, ha perso in passato troppo, tra cui il figlio, forse per essere stata un’idealista oltre il fanatismo, stile Dawes e l’abbiamo vista fare cose in contraddizione tra di loro che la rendono un personaggio interessante. Da una parte è pronta a lasciare la Rocinante, quando vede James perdere la brocca, per aiutare i profughi di un altro asteroide, dall’altra salva la protomolecola, convinta che forse li porterà a qualcosa di nuovo.
Amos Burton (Wes Chatham noto per Hunger Games Il canto della rivolta) che è sempre stata la spalla di Naomi, tanto da essere definito da lei come una sorta di fratello, pur avendo un ruolo puramente fisico, quasi da guardia del corpo del resto dell’equipaggio, arriva allo spettatore sicuramente di più di James. Sembra il classico tipo di uomo completamente privo di empatia, uno psicopatico puro potremmo definirlo, che spara senza riflettere molto sulle conseguenze delle sue azioni.

Il realtà gli autori ci hanno dato dei barlumi di qualcosa oltre all’apparenza: la storia di un uomo cresciuto in un ambiente dove sopravvivere era l’unica cosa possibile. Comprende al volo le intenzioni di Naomi quando vuole salvare la gente, voltando le spalle a Holden intuendone in qualche modo il suo disappunto sulla missione suicida alla caccia della creatura su Ganimede, e approvandola. E cerca di fermarla quando lei si ostina a voler salvare la gente, quando tutto sembra remarle contro. Se fosse veramente un uomo privo di emozioni, crediamo che non l’avrebbe fatto. Anche l’episodio aggressivo contro il cinturiano che si approfittava della sua disponibilità di risorse in un pianeta al collasso, fa pensare. E’ davvero la reazione di un uomo a cui non importa l’essere umano in quanto tale oppure ha reagito spinto da qualche fantasma del passato? Non possiamo saperlo con certezza.
Ci siamo tenute per ultime il pilota della nave Alex Kamal, interpretato da un carismatico Cas Anvar. Nato su Marte e al contrario della sua grande famiglia, non prova meraviglia verso il progetto di terra-forming di questo pianeta. Con il sogno di poter navigare nello spazio si arruola nella Marina marziana ma, non credendo negli ideali militari di quest’ultima, prende congedo e trova lavoro come pilota nell’autotrasportatore di ghiaccio Canterbury fin quando non viene distrutta salvandosi nella Rocinante. E’ un personaggio davvero molto interessante e troviamo un peccato che, nella serie, si veda così poco. Meriterebbe decisamente altro trattamento e soprattutto più spazio. Addirittura pensiamo che sarebbe stato meglio nel ruolo di Strait. Ha il carisma giusto, il senso della teatralità necessario per bucare lo schermo e arrivare allo spettatore.
Abbiamo gradito non poco quei pochi attimi di conversazione con la nave su Ganimede, alla ricerca di una via d’accesso alternativa, senza farsi vedere dalla pattuglia marziana.
E’ tutto basato sulla gestualità, su un gioco di sguardi che ci mostrano un uomo dall’intelligenza vispa, un vero appassionato dello spazio, un sognatore fondamentalmente anche se ben ancorato alla realtà.
Venendo un attimo a Miller, il suo personaggio è palesemente ispirato a Rick Deckard di Blade Runner ed è interpretato da Thomas Jane, anche lui pare avere il giusto carisma e la sua ricerca di Julie Mao (l’intrigante Florence Faivre già vista in The Following) ci ha appassionato molto, fino ad un epilogo davvero incredibile, in quanto il nostro decide di unirsi a lei, ormai diventata altro, sia per salvare la Terra, sia perché effettivamente innamorato di lei. I suoi metodi poco ortodossi, la sua ossessione passione per Julie, la sua sete di verità ci hanno colpito davvero tanto e quando lui e Julie si sono uniti, in un poetico abbraccio finale, ci commosse fino nel profondo e ci auguriamo di poterli rivedere.
Forse la vera novità di questa stagione è che vediamo Marte finalmente. Dopo aver sentito parlare dei marziani come un popolo combattivo, capiamo il perché e, soprattutto, tocchiamo con mano la realtà che devono affrontare ogni giorno e i loro sogni. Se Kamal lo abbiamo definito un marziano atipico, la serie ce ne mostra un’altro che invece è completamente immerso nella sua mitologia.

Si tratta di Roberta “Bobbie” W. Draper, interpretata da Frankie Adams, sergente di artiglieria dei Marines di Marte. Considerata una degli elementi più tosti della sua squadra, persino di tutti i marine. E’ il classico soldato che crede che fare la guerra alla Terra sia l’unico modo per mettere in sicurezza Marte e il suo progetto di terra-forming. E’ giovane e, come tutti giovani, crede negli ideali che gli sono stati inculcati ma qualcosa cambierà per sempre la sua vita. Si trova a Ganimede quando questa viene attaccata e rimane ferita. Si ritrova ad essere una pedina di un gioco molto più grande di lei tra Marte e Terra, dovendo testimoniare il falso sull’incidente da lei vissuto. Infatti non si deve venire a sapere che chi ha attaccato lei e i suoi colleghi era niente meno che la protomolecola diventata un’arma testata in quell’occasione da Mao.
Il sergente si trova diviso tra il senso di lealtà verso Marte e la necessità di sapere a tutti i costi cosa è davvero accaduto su Ganimede. Sarà proprio Chrisjen a intuire questo conflitto nella donna e, soprattutto, a capire che cosa vi è in ballo facendo leva sul più grande sogno di Bobbie: vedere l’oceano. Sì, sembrerà roba da poco questa ma mettetevi nei panni di uno che è vissuto in un mondo ostile e dove l’acqua è una risorsa preziosa tanto da essere venduta e rubata talvolta. Allora comprenderete che una cosa semplice come vedere l’oceano, diventa invece prezioso e un sogno da coltivare con cura.
C’è una frase che viene detta nella serie che è stata una vera rasoiata. “Gli esseri umani danno come scontato il paradiso in cui vivono e desiderano di più di quel che hanno.”

A proposito della fuga della ragazza verso il mare, beh durante la sua corsa lei incontra dei derelitti della società, senza cure, né cibo, costretti a vivere di espedienti, abbandonati totalmente a se stessi e non può fare a meno di simpatizzare con loro, nonostante le differenze. E sarà proprio questa sua empatia a portarla verso la meta, aiutata da una di queste persone, che, da sempre, prova a fare qualcosa per gli altri e che la riconosce al volo come marziana, proprio per la sua voglia di vedere l’oceano.
Bobbie sceglie da che parte stare, fa un atto di fede se così si può chiamare, in nome della verità chiedendo asilo sulla Terra e offrendo a Avarsarala le informazioni che le servono per comprendere cosa c’è in ballo. E continua a scegliere quando la difende a fine stagione salvandole la vita nella trappola tesa da Mao nel capovolgimento di eventi ma ne parleremo più avanti.
Un altro personaggio che si sta rivelando interessante è Sadavir Errinwright (il bravo Shawn Doyle, visto anche in Lost e in Lie to me), collaboratore del padre di Jules Mao (François Chau – Aquarius e Bones), padre di Julie che, muovendosi tra mille ambiguità e reali rimorsi, pare abbia intenzione di fermare quest’ultimo e non voglia che la Terra subisca le conseguenze della “creazione” di Mao, ovvero la protomolecola. Ammesso e non concesso sia davvero di Mao perché secondo noi il tutto proviene da qualche civiltà proveniente al di fuori del sistema solare.
Oltre al suo lavoro molto complesso e al suo controverso rapporto con Chrisjen, ciò che colpisce è il rapporto con il figlio, che si vede per poco ma lascia davvero una bella impronta.


L’uomo, infatti, dice questo al ragazzo:
“And all the old farts like me, we’re all going to be telling you this is how you do it and this is the path you take. We’re all going to be experts on how you should grow up. But there’s only one thing that I need to tell you. And it’s the simplest thing. But it’s the hardest thing to remember. Listen to your heart. No matter what. It’ll always be the right call.”
(E tutti i vecchiacci come me, ti diranno che questo è il modo di fare le cose e questo è il cammino che dovrai prendere. Diventeranno tutti esperti nel dirti come dovresti crescere. Ma c’è una cosa che ho bisogno di dirti. E’ una cosa semplice ma è anche la parte più difficile da ricordare. Ascolta il tuo cuore. Non importa altro. Sarà sempre la chiamata giusta.)


Torniamo ancora una volta su Ganimede ma per raccontare una storia diversa. Anche se fondamentalmente segue il vero fil rouge della serie ossia le relazioni interpersonali e ciò che ci lega veramente. Parliamo del Dr. Praxidike ‘Prax’ Meng, interpretato da Terry Chen, esperto botanico che si ritrova tra i sopravvissuti del disastro. La sua prima preoccupazione è ritrovare la sua figlioletta Mei di cui si sono perse totalmente le tracce. In realtà si scoprirà che non è proprio così grazie al gruppo della Rocinante, su Ganimede per rintracciare segnali della protomolecola.


L’uomo verrà recuperato proprio dal gruppo di Holden e, dopo svariati inseguimenti e fraintendimenti, finirà per salvarli tutti, grazie alle sue conoscenze di botanico, regalandoci una delle sequenze cinematografiche più suggestive della stagione, mentre nel suo cuore spera ancora di ritrovare la piccola Mei.
Infine bisogna dire due cose sul gruppo di scienziati, mandati dalla Terra, per studiare più da vicino gli effetti della misteriosa protomolecola. Loro malgrado si troveranno coinvolti in problemi più grandi di quanto avessero immaginato.
Cosa dire in conclusione di questa stagione?
Certamente merita di essere vista anche perché si parla di un’umanità molto attuale, con problematiche che conosciamo molto bene, anche se spostate leggermente di prospettiva.
Nei fatti qui tutti hanno ragione ed è impossibile trovare un reale villain.
Persino Jules Mao, Anderson e il capo di Bobbie, nel loro fanatismo, ragionano da esseri umani, in base a qualcosa di più grande.
Siamo curiose di sapere fin dove si spingeranno gli autori con la protomolecola che viaggia su binari molto fantasiosi e oltre il limite della scienza umana.

Recensione redatta da Simona Ingrassia e Silvia Azzaroli

E che scrivo adesso? A parte gli scherzi, voglio partecipare adorando questa serie, ma i fatti salienti li hanno raccontati Simona e Silvia, mi limito a dire che quoto praticamente tutto. Condivido parola per parola quanto detto su Holden e sul suo interprete e quanto buono detto su Cas Anvar. Vedo che condividiamo quali siano i personaggi e gli interpreti più validi Avasarala/Aghdashloo, Miller/Jane fin da inizio serie, in questa stagione direi che Errinwright/Doyle si è aggiunto alla grande (secondo me lui ha un doppio ripensamento, quando fa al figlio il discorso citato pensava davvero di autodenunciarsi, poi si è autoconvinto che fare i propri interessi è anche il meglio per la Terra)


Per quel che riguarda Dawes interpretato dal bravissimo Jared Harris pur avendo avuto più screen time che nella scorsa stagione direi che al momento per la storia rimane un comprimario, ma le cose potrebbero cambiare presto visto che si è portato via lo scienziato. Io sottolineerei di più il personaggio del colonnello Johnson anche il suo interprete Chad L. Coleman fa un ottimo lavoro e vedo un po’ diversamente il suo rapporto con Dawes, avrà iniziato come discepolo ma ora sono in feroce competizione per essere i leader dei belter, per carità entrambi in buona fede, convinti di essere gli uomini giusti per fare il bene degli oppressi del sistema solare.  Tra le scene clou della stagione emotivamente metto al primo posto l’incontro tra Julie (hanno definito Florence Faivre intrigante, altroché a me lascia senza fiato) e Miller, Thomas Jane è grandioso in quella scena, quindi anche qui devo solo quotare. Su Amos di nuovo mi ritroverei a quotare, aggiungerei solo che nel suo caso mi sbilancerei più di Simona e Silvia, abbiamo avuto un po’ più di un barlume sul suo passato e sui motivi per cui è diventato un sociopatico, mi piace ricordare la scena in cui vanno dal tizio che gestisce il mercato nero sulla morente stazione Ganimede, l’occhiata che lancia alla ragazza che viene buttata fuori nuda con poche scatolette di cibo in mano, chiaramente una scena che gli ha ricordato qualcosa e/o qualcuno, forse persino la madre, ricordate che Amos è cresciuto in un bordello? Nessuna meraviglia che con le stesse lattine di cibo poco dopo quasi spacchi la testa dell’uomo, tra l’altro un tizio ridicolo solo a guardarlo che fa lo strafottente di fronte a uno delle dimensioni di Amos e con la sua espressione da sociopatico dissociato deve avere qualcosa che non va.


In pratica di mio voglio solo aggiungere il rapporto che si è creato tra Avasarala e Bobby la marziana, alla sua prima comparsa Bobby non mi era piaciuta per nulla, era lo stereotipo della giovane marine ansiosa di combattere convinta di spaccare tutto e tutti pure se i superiori le ricordavano che i terrestri saranno meno agguerriti ma hanno ancora dieci volte le loro navi. Quando anche per onorare i compagni caduti e non farne diventare uno il capro espiatorio del biasimo non voleva mentire alla conferenza mi è diventata subito più simpatica. Avasarala e Bobby sono due persone profondamente diverse, la politicante (anche se non priva di valori morali) e la militare così ligia al senso dell’onore che commette tradimento dopo che in realtà è lei che si è sentita tradita dal suo esercito, la anziana intelligente donna però prende la giovane subito in simpatia, perché capisce che è una giovane donna che pur facendo parte di una struttura gerarchica in cui è ai gradini bassi per temperamento è disposta ad ubbidire ma mal tollera i soprusi ed ovviamente ha una grande forza di volontà.

La scena a fine stagione in cui Bobby in tuta da combattimento dopo aver salvato Avasarala e la sua guardia del corpo le porge la mano, non fa che sancire che Bobby, che per un attimo era rimasta spaesata dopo aver disertato e chiesto asilo, ha scelto Avasarala, ha scelto di affidarsi a lei, di seguirla e dunque di proteggerla. Sul perché Bobby sia piaciuta tanto ad Avasarala ho fatto anche altre supposizioni, forse il figlio di Avasarala era un idealista come Bobby? Le ricorda il figlio? Oppure Avasarala vede in Bobby la figlia che vorrebbe? Propendo per la prima ipotesi. Il figlio di Avasarala doveva essere una persona di alto valore morale altrimenti Cotyar (la guardia del corpo) non sentirebbe il debito che pensa di avere verso Avasarala per “aver fatto morire il figlio”.  Su questo terzetto mi piace ricordare i gustosissimi botta e risposta tra Bobby e Cotyar.

Sulle protomolecole: mi pare che l’origine extra sistema solare sia già stata esplicitata, Mao le ha solo trovate, non create, ma gli ibridi su Ganimede sono sua creazione. Invece quello che sta succedendo su Venere è evoluzione spontanea vedremo che ne uscirà fuori. Origine extra sistema solare, ma naturali o create da un’intelligenza aliena? Mi pare che l’ipotesi fatta da Simona e Silvia oltre ad essere la più sensata sia già stata adombrata anche nella serie.


Per me questa serie merita tantissimo, posso solo fare un auspicio: più fantascienza, cioè più protomolecole nella prossima stagione, credo che dopo la scena in cui la nave scientifica terrestre su venere viene smontata nella prossima stagione mi accontenteranno, ma non credo che metteranno mai da parte gli intrighi politici alla “Homeland dello spazio” che fanno parte della cifra stilistica-narrativa della serie.

Considerazioni sulla seconda stagione a cura di Roberto Fringie

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