Un passato da spia – Recensione

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John Le Carrè è un autore che mi piace molto, noto per le sue spy stories,  torna con  una nuova storia nel suo ultimo libro “Un passato da spia”.

Peter Guilliam è in pensione, il suo passato nei servizi segreti è ormai soltanto un ricordo; passa le giornate nella sua proprietà in Bretagna, fino a quando una mattina riceve una lettera dal suo ex datore di lavoro o, come lo si chiamava all’epoca, “Il Circus”.
Dovrà tornare a Londra e chiarire alcuni punti sull’operazione Windfall, dato  che i Servizi segreti sono stati accusati di avere fatto uccidere due persone ingiustamente proprio durante quell’operazione, ma  soprattutto dovrà capire dov’è finito George Smiley, suo referente e responsabile delle operazioni segrete, e perché non è stato chiamato anche lui.

Aspettavo di leggere questo libro da un po’, ero curiosa di vedere come sarebbe tornato il personaggio di Smiley, con mia grande sorpresa però il libro vede come protagonista Peter Guillam principale narratore della cosiddetta “Trilogia di Smiley” composta da “La Talpa”, “L’Onorevole scolaro” e “Tutti gli uomini di Smiley”.
Prima di continuare vorrei fare una digressione su Peter, soprattutto per chi avesse visto il film “La Talpa”; specifico che il personaggio nel libro è molto lontano da quello che viene delineato nel film, nei libri viene descritto come un playboy, una sorta di James Bond in versione bionda.
La storia si sviluppa tra presente e passato, i ricordi del protagonista ci catapultano in un vissuto pieno di segreti da dipanare e, mentre lui ricostruisce la sua versione dei fatti, al lettore viene fatta scoprire mano a mano una parte dei suoi pensieri, dei suoi rimpianti e della visione di un mondo creato in compartimenti stagni.

Gary Oldman interpreta George Smiley nel film.

Il mondo da spia dove tutti sanno, ma dove nessuno sa tutto, un mondo fatto di segreti, di bugie e di verità dette a denti stretti, lasciando scivolare i personaggi nella consapevolezza di qualcosa sfuggito nelle pieghe del tempo e nella nostalgia delle vecchie generazioni a confronto con le nuove.

La lettura è scorrevole, ci sono parecchi rimandi ai libri precedenti, anche se la storia è auto conclusiva consiglio, per aver una visione più chiara dei personaggi e degli eventi narrati, di leggere almeno “La Talpa”.

Se il personaggio di Peter ci guida nella storia, il personaggio di Smiley ci accompagna come un’ombra, una costante presenza silente che si rivelerà solo alla fine. Poche pagine, che ci svelano uno Smiley alla soglia di un nuovo percorso, ormai in pace, ma sempre pronto a combattere e a prendersi la colpa e  che ha finalmente gli anni che dimostra.
In conclusione una buona spy story, degna di chiudere la “carriera letteraria” dei personaggi di cui parla.

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