Zucche in piazza – Venezia – Dal Gotico Internazionale al Rinascimento

Da qualche mese l’associazione culturale di Burago di Molgora (MB), Zucche In Piazza, organizza un interessante ciclo di Conferenze sul Rinascimento Italiano, raccontati con grande maestria e simpatia dalla storica dell’arte Simona Bartelona.

Nel terzo incontro, denominato appunto “Venezia – Dal Gotico Internazionale al Rinascimento”, svoltosi lo scorso 17 Marzo, si è partiti da Padova a cui dobbiamo prima di tutto Andrea Mantegna, che fu considerato il grande maestro di quella città nel primo Rinascimento.

Ricordiamo che Padova fu una delle prime città universitarie e furono diversi gli artisti che vi lasciarono diversi capolavori, tra cui Donatello, che nella cittadina veneta fece costruire un Altare, montato e rimontato e di cui rimangono tre statue e degli splendidi bassorilievi, con grande vena narrativa, dato che vi sono figure che dialogano in più piani in un racconto, con un concetto spaziale evolutissimo.

Padova,_altare_del_santo,_ante_1920

E questo della vena narrativa era un tratto tipico del Rinascimento, che lo contraddistingueva parecchio dal Medioevo dove le figure erano statiche.

Quando l’artista arrivò nel Nord Italia, infatti, si era ancora legati al tardo gotico del Medioevo, quindi con le sue figure e suoi bassorilievi dialoganti portò innovazione in una città che ha anche la Cappella degli Scrovegni, ideata dal grande Giotto.

E tra le innovazioni di Donatello non si può non citare la splendida statua della Maddalena, una Maddalena sofferente e viva, talmente viva che il suo dolore sembra reale e questo dimostra come l’artista superò l’umanesimo e arrivò ad anticipare il realismo.

Donatello,_maria_maddalena_03

Sempre nello stesso periodo a Padova vi erano maestri che facevano disegni taglienti con figure molto sproporzionate ed è proprio sotto di loro, in particolare nella bottega dello Squarcione, che si formò Mantegna, il quale dimostrò di avere una marcia in più.

L’artista mantovano, pur essendo nato nello stesso anno di Bellini e Antonello da Messina, il 1431, arrivò molto di prima di loro alla pittura e da loro venne dunque percepito come un maestro.

Provenendo dalla scuola medievale, Mantegna usava ancora l’oro per alcune sue opere.

Questa tecnica dell’oro era un fatto prettamente economico e di ostentazione delle proprie ricchezze: il committente si poteva fregiare del grande valore dell’opera.

L’idea che un artista lavorasse prima di tutto per se è un concetto molto moderno, alla Van Gogh per intenderci. Ai tempi tutti lavoravano su commissione e dovevano sempre ingraziarsi il committente.

Per usare l’oro si usavano delle foglie d’oro, in particolare per ornare i bordi. Era un lavoro complesso e richiedeva molto abilità, anche perché poi bisognava cancellarne le tracce, cosa non sempre facile. L’uso delle foglie d’oro risale addirittura all’antico Egitto, dove l’oro era considerato il colore delle divinità, dei faraoni e dei sarcofaghi.

Più veniva usato l’oro, più l’opera era considerata di gran pregio, non solo nel Medioevo, così anche il committente veniva considerato in maniera positiva.

mantegna

Sia nel Medioevo che nel primo quattrocento nessuno usava il colore giallo, anche perché sarebbe stato accusato di non avere avere abbastanza soldi per l’oro

Oltre all’oro si usavano i lapislazzuli per il blu cobalto e come è ben noto anche tale pietra è molto preziosa: basti ricordare che l’antica porta intitolata alla dea Isthar ne era interamente coperta.

Tornando al Rinascimento Veneto una cosa importante che lo differenziava era che molti artisti non disegnassero prima di dipingere, dipingevano direttamente.

E il grande Tiziano Vecellio, di cui parleremo dopo, arrivava a dipingere senza neanche fare il disegno preparatorio.

Mantegna, che fu maestro di Gentile e Giovanni Bellini, a sua volta maestro proprio di Tiziano, era un grande appassionato di antichità e tale passione emergeva con prepotenza in molte sue opere, inoltre fu il primo ad introdurre il paesaggio per rafforzare l’emotività dei personaggi, tema assai caro nel pieno rinascimento e che verrà portato all’apice da Canaletto.

mantegna_opstanding_grt

L’artista mantovano usava paesaggi veri, con ruoli predominanti, anche in quadri sacri, rivoluzionando lo stile statico e distaccato di certe raffigurazioni.

E mentre lui emergeva, vi erano altri che continuavano ad usare il tardo gotico, dove risaltavano lusso e maestosità, dominando ancora un po’, tuttavia fu proprio lo stile innovativo di Mantegna a conquistare tutti, uno stile in cui le opere parlano, vi sono infatti archi narrativi evidenti e la sua è una pittura spigolosa, anche se ancora un po’ rigida.

E in questo verrà superato dal cognato e allievo Giovanni Bellini, che dominerà, letteralmente, la pittura di Venezia, sua città d’origine, fino alla sua morte, avvenuta a 80 anni passati, passando lo “scettro” a Tiziano.

cristo morto

Lo stile di Giovanni era più morbido e dolce, mentre appunto quello di Mantegna era più duro e aspro.

Ciò emerge chiaramente dal suo Cristo Morto, spostato di recente dalla sua vecchia collocazione ad una stanza nera e buia, sempre all’Accademia di Brera in Milano, per dargli più importanza.

In questo quadro sono ben in evidenza i piedi e le mani di Gesù, dove si vedono le ferite causate dalla crocefissione. E’ un quadro dolente e umano, cosa che emerge anche dalle persone che vegliano il corpo, una sofferenza palpabile che trasfigura loro i volti.

E ancora una volta il grande artista viene “superato” in questa sua umanità da Giovanni Bellini, basta confrontare il Cristo Morto con La Pietà di quest’ultimo, dove addirittura emerge un Cristo uomo, che allunga la mano verso di noi, quasi per avvicinarsi allo spettatore.

bellini pietà

E anche le altre figure sono più umane e realistiche, un dolore contenuto, che non distrugge l’umanità dei presenti.

Inoltre ne La Pietà di Bellini vi sono dei grandi riferimenti al pagano e al classico e anche lui da molta importanza al paesaggio per accentuare le emozioni umane.

Bellini, come il suo maestro, insiste molto su questo tema del paesaggio reale in raffigurazioni sacre, ad esempio lo vediamo in La Pala di Pesaro, dove dietro alla Sacra Famiglia si staglia la splendida campagna pesarese.

pala-pesaro

L’artista veneziano, detto anche il Giambellino, divenne famoso in tutto il mondo per le sue Madonne con bambino, dove dietro vi era un paesaggio reale, tanto da diventare un modello iconografico molto usato negli anni a venire.

In genere erano paesaggi del Veneto o delle Marche, che ai tempi erano sotto il controllo della Serenissima.

A proposito dei fratelli Bellini, non possiamo dimenticare la bellissima “Predica di San Marco ad Alessandria d’Egitto”, che risente dei viaggi di Gentile all’estero, infatti da lontano si può intravedere una giraffa, ma la cui città ritratta ricorda chiaramente la Venezia rinascimentale.

Gentile_e_giovanni_bellini,_predica_di_san_marco_in_alessandria_01

In quel periodo, anche grazie ai due fratelli, venne riscoperta la pittura ad olio, che aveva un vantaggio enorme rispetto a quella tempera, ovvero i colori si potevano sovrapporre, senza cancellare quello sotto, creando così un effetto multicolore impossibile con la tempera che copriva sempre il colore sotto.

Questa riscoperta della pittura ad olio la dobbiamo ai fiamminghi, in particolare a Van Heike, così narra la leggenda, anche se gli artisti italiani rispetto ai “maestri” avevano il dono della sintesi nelle loro opere.

Full title: Saint Jerome in his Study Artist: Antonello da Messina Date made: about 1475 Source: http://www.nationalgalleryimages.co.uk/ Contact: picture.library@nationalgallery.co.uk Copyright © The National Gallery, London
Full title: Saint Jerome in his Study
Artist: Antonello da Messina
Date made: about 1475
Source: http://www.nationalgalleryimages.co.uk/
Contact: picture.library@nationalgallery.co.uk
Copyright © The National Gallery, London

Bisogna, tuttavia, ricordare, che l’artista più rappresentativo del Veneto fu Antonello da Messina dato che porterà, letteralmente, la regione nel Rinascimento, grazie appunto alle influenze fiamminghe e alla doppia prospettiva.

Questo si vede molto bene nel quadro su San Gerolamo, dove vi sono più prospettiva e nell’oscurità si intravede un leone, simbolo del santo.

Lo si vede molto bene anche nella meravigliosa Vergine Annunziata, con mani in prospettiva molto realistiche, mani che vergine annunziataprotendono verso di noi, come a voler tentare una comunicazione.

Altro importante artista di quel periodo fu Vittore Carpaccio, nato intorno al 1465 a Venezia, non si sa nulla del suo apprendistato, ma i suoi quadri ci dicono molto di come seguisse l’idea di raccontare qualcosa attraverso la pittura.

sogno sant'orsola

Questo spicca molto ne “Il sogno di Sant’Orsola” dove vi sono mille particolare che ci permettono di capire come fossero le stanze delle ragazze dell’epoca.

Un’incredibile vicenda riguarda l’artista veneziano o meglio un suo quadro, maldestramente diviso in due e poi ricomposto, secoli dopo, grazie ad una studiosa che li ha messi uno sopra l’altro. Nessuno per diverso tempo aveva compreso che fossero parti di uno stesso quadro e ormai sono divisi per sempre, dato che uno è al Getty e l’altro in Europa.

La cosa più divertente è che per tanto tempo diversi studiosi hanno dato un’interpretazione totalmente errata Vittore-Carpaccio-Two-Venetian-Ladies-3-della parte inferiore del quadro, scambiando due mogli in attesa del ritorno dei mariti dalla caccia, con due prostitute in cerca di clienti e dando così altrettante errate interpretazioni allegoriche. Questa studiosa ha compreso che fossero lo stesso quadro notando che un gambo di un fiore nella parte inferiore combaciasse perfettamente con il fiore nella parte superiore.

Questo ci fa capire, una volta di più, che non bisogna mai dare interpretazioni su qualcosa se non si ha tutto il quadro d’insieme, non solo nell’arte pittorica, ma in generale.

Vittore_carpaccio,_caccia_in_laguna,_1490-1495_ca,_getty_museum

Sempre a Venezia, stavolta di passaggio, Hieronymous Bosch, pittore olandese nato intorno al 1450, di cui di nuovo non si sa nulla del suo apprendistato, lasciò uno splendido ed originale trittico sul Paradiso, con una visionarietà incredibile, dove si vede un tunnel di luce.

Tornando ad Andrea Mantegna non possiamo scordarci il suo periodo mantovano, dove creò la Camera degli Sposi, in cui si vedono degli angeli molto giocosi e umani, come era nel suo stile.

Camera_picta,_ceiling_3Bisogna spiegare che in realtà questo affresco non è affatto in una camera ma in uno studio e in esso ci viene raccontata un momento di vita della corte dei Gonzaga, i Signori di Mantova in quell’epoca.

La bella città lombarda sarà influenzata a tal punto da Mantegna da creare una scuola che lo userà come modello di ispirazione.

Del periodo di Mantova vi è anche “Minerva che caccia i Vizi dal Giardino delle Virtù”, dipinto a tempera d’olio molto bello, che però venne considerato superato per lo stile.

Mentre Mantegna girò Andrea_Mantegna_115per diverse corti, il suo allievo Giovanni impererà a Venezia, come dicevamo sopra, fino a quando lasciò il suo “regno” al suo celebre allievo Tiziano Vecellio.

L’artista bellunese era un genio sotto molto aspetti e portò la splendida città veneta nel Rinascimento Trionfante, dove raggiunse il vertice della morbidezza con il suo stile unico.

Da rimarcare che la sua “Assunta” era talmente innovativo per la prospettiva che nessuno la capì quando venne presentato.

tiziano assuntaE’ facile dunque capire perché tutti fossero d’accordo nel permettergli di fare il bello e il cattivo tempo nella città lagunare, dove nessuno poteva dipingere senza il suo permesso.

Il Rinascimento fu un periodo d’oro per la pittura, la scultura, la letteratura, la filosofia e le arti in generale e ci ha lasciato un’eredità importante che non dobbiamo assolutamente dimenticare: l’Umanesimo.

La riscoperta di tutto il bello che sa fare la nostra umanità.

L’ultimo appuntamento sul Rinascimento Italiano, riguardante la corte di Ludovico il Moro, sarà recuperato il prossimo 21 Aprile.

 

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Silvia Azzaroli

Sono una scrittrice perché quando scrivo mi sento viva e posso visitare nuovi mondi e nuove terre.
Amo la fantascienza, che per me è il genere per eccellenza ma apprezzo anche i noir, i romanzi storici e il fantasy;
Amo il cinema la cosidetta settima arte: Star Wars, Prima dell'Alba, Blade Runner, Lost in Translation, Her, Marie Antoinette, Pane e Tulipani, Gattaca, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, Lady Hawke, Eternal Sunshine of Spotless Mind, Love Actually, Leon, Il signore degli anelli, La storia fantastica, Grand Budapest Hotel, Picnic ad Hanging Rock, Fino alla fine del mondo, il cielo sopra Berlino, Marie Antoinette, Arrival, l'Erba di Grace,
Le serie tv: in particolare Fringe, Twin Peaks, X-Files, Person of Interest, Doctor Who, The Expanse, 12 Monkeys, Broadchurch, Peaky Blinders, E.R., Friends, Quantum Leap, Battlestar Galactica;
la letteratura: Daniel Pennac, Jane Austen, Banana Yoshimoto, Ray Bradbury, Isaac Asimov, Robert Heinlein, Arthur Clarke, Agatha Christie, Paolo Rumiz, Baudelaire, Ungaretti, Manzoni, Petrarca, Marcela Serrano, Tolkien, Robert Silverberg, Daniel Pennac, Leigh Brackett, Murakami e molti altri;
i mici, la musica, il tennis (King Roger Federer), la pallavolo(indimenticabile la nazionale di Velasco, Bernardi, Zorzi, ecc), il pattinaggio e molto altro.

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