Dietro le quinte della storia – Sandro Botticelli

Sandro Botticelli – – L’emblema del Rinascimento

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Sandro Filipepi, detto Botticelli, nacque a Firenze 1 Marzo 1445, definito dalla Treccani, il pittore del sacro e del profano, perché il suo stile pittorico si divide in due tronconi.

Il primo periodo legato alla famiglia Medici e al Rinascimento, vedeva il trionfo di figure classicheggianti accompagnate da colori  vivaci, il secondo più cupo e tetro, forse dovuto all’influenza del frate Savonarola, è legato a figure sacre e mistiche.

Il giovane Sandro ebbe la sua formazione nella bottega di Filippo Lippi, cosa che si evince da una delle sue prime opere, La Madonna con Bambino, conservata al museo di Capodimonte a Napoli e venne inoltre influenzato parecchio dal Pollaiolo.

 

Il suo soprannome, con cui è passato alla storia, non si sa bene da dove nasca, forse da dalla robusta costituzione del fratello Antonio detto ‘Botticello’ o da un’alterazione del nome della professione del fratello Giovanni che era orafo (a Firenze l’orafo, o ‘battiloro’, viene chiamato ‘battigello’).

Per qualche tempo anche Sandro fu un orafo, ma l’incontro con Filippo Lippi gli fece scoprire la sua vera passione, la pittura, che diventerà la sua professione per tutta la vita.

C’è tuttavia da far presente che il suo essere stato un orafo influenzerà parecchio il suo stile pittorico, sia per l’oro, presente molto spesso nei suoi quadri, anche in quelli più tetri, sia per i disegni molto elaborati, tipici di chi ha lavorato molto in quel campo.

Madonna col Bambino

 

Ovviamente l’incontro che gli cambia la vita è quello con la famiglia Medici, che divennero i suoi mecenati e gli commissionarono tantissime opere, tra cui la celebre Primavera e, incredibile a dirsi, questo incontro avvenne grazie ad un vicino di casa, Antonio Vespucci, imparentato proprio con il famoso navigatore Amerigo.

Antonio permise, infatti, al giovane Sandro di entrare nelle grazie dei Medici, i quali, abbagliati dal suo stile, ne fecero praticamente il pittore di corte.

Nei palazzi medicei Sandro conobbe i filosofi Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, che gli fecero conoscere il pensiero neoplatonico, filosofia che provava a conciliare il mondo classico con il pensiero cristiano.

Ed è impossibile non riconoscere nelle sue opere più famose, La Primavera e La Nascita di Venere, questo tentativo di riconciliazione tra due mondi in apparenza distanti.

In esse, infatti, è presente tanto l’elemento classico e pagano quanto la visione cristiana, questo vale soprattutto per la Primavera, su cui desidero soffermarmi un po’ per ragioni personali.

A questo meraviglioso quadro io debbo molto, lo scoprì alle medie per una ricerca di storia dell’arte e lo studiai a lungo con grande piacere e passione.

Emblema del rinascimento come il suo autore, ha qualcosa di festoso, gioioso e magico da scaldare il cuore anche nei momenti più bui.

Purtroppo non sono ancora riuscita a vederlo di persona, tuttavia non stento a credere che talune persone, tra cui alcune mie amiche, quando vanno agli Uffizi ne restano così ammaliate da fissarlo per ore ed ore, dimenticandosi di tutto il resto.

Tutto rinasce, tutto splende, tutto è gioia in quel quadro unico di Botticelli, su cui si è dato tante interpretazioni, persino un po’ surreali.

Ad esempio c’è chi ha sostenuto, a torto, che fosse contro la famiglia Medici, cosa antistorica per svariate ragioni: i Signori di Firenze, come dicevo sopra, furono i più grandi mecenati di Botticelli. Se egli avesse fatto questo quadro contro di loro sarebbe stato un filo ingrato.

Madonna del Magnificat

C’è poi da dire che la Primavera fu commissionata dal cugino di Lorenzo il Magnifico, Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, appartenente al ramo cadetto della famiglia.

Non si sa per certo l’anno in cui venne dipinto, ma non vi è nessun dubbio che ciò avvenne tra il 1477 e il 1482, nel periodo d’oro di Lorenzo de’ Medici.

Perché si dice che la Primavera unisce il pensiero classico a quello cristiano?

E’ molto semplice.

Il neoplatonismo, corrente filosofica cristiana ispirata all’era classica, è molto presente nel quadro, non solo per le figure, di chiara ispirazione pagana (Venere, Zefiro, Mercurio, le Grazie, Flora), ma anche per l’umanità gioiosa che, fiduciosa delle proprie capacità, guarda con fiducia al domani.

E’ un messaggio potente e splendido.

Si può guardare al domani con fiducia, usando le nostre migliori doti, qui divise in due tronconi.

A destra i sensi e gli amori materiali, a sinistra quelli spirituali e al centro abbiamo Venere, che molti considerano madre dei viventi più di Era per diversi pagani ed è rappresentata come una sorta di Madonna, non solo per gli abiti e il portamento,  anch’essa considerata madre dei viventi, ma per i cristiani.

Un connubio unico del suo genere.

Un inno alla vita e all’amore difficile da eguagliare.

La rinascita per Botticelli era legata ai Medici, non ci sono dubbi su questo.

Loro avevano portato Firenze in una nuova era, facendole voltare pagina dall’oscuro e tetro medioevo.

La figura centrale delle tre ninfe, quella che si volta all’indietro verso Mercurio, dovrebbe essere ispirata a Simonetta Cattaneo, la donna amata da Giuliano de’ Medici,  presente nei panni di Mercurio mentre Venere Lucrezia Donati, la bella e intelligente amante di Lorenzo, la quale si diceva, fosse incinta proprio del Magnifico.

Ne La Nascita di Venere vi sono elementi simili, in particolare, appunto, chiari riferimenti al neoplatonismo, in quanto il quadro rappresenterebbe la nascita dell’Amore e della bellezza spirituale come forza motrice della vita.

Inoltre questo dipinto è ispirato alla Metamorfosi di Ovidio e vi sono chiari elementi riferibili a Le Stanze di Agnolo Poliziano, contemporaneo di Botticelli e massimo poeta neoplatonico della corte medicea.

Venere era la dea della bellezza e dell’amore, qui rappresentato in maniera spirituale, elevato a qualcosa di divino e nel contempo vicino a noi.

Dopo questo periodo così gioioso per l’arte e per Firenze arrivò in città il frate domenicano Girolamo Savonarola, il quale, per attaccare la corruzione della signoria, iniziò a osteggiare tutto ciò che non aveva a che fare con l’ambito delle cose sante.

Io sarò di parte data la mia personale venerazione per il Rinascimento, I Medici, Botticelli, Leonardo, Caravaggio, Tiziano, Michelangelo, Raffaello, Bernini e tutte le grandi personalità di quel periodo glorioso, ma lasciatemi dire che Savonarola per me rappresenta il peggio del peggio della cristianità.

Adorazione Magi

In teoria sembra il povero martire bruciato sul rogo dai cattivi, in pratica non ci vuole una scienza per capire che venne mandato dal Papa dell’epoca, che geloso di Lorenzo de’ Medici, fece di tutto per screditarlo.

Essendo contro la pena di morte sicuramente non lo avrei mai messo al rogo, ma un paio di calci ben assestati alle parti basse a lui e ai suoi mandanti li avrei dati volentieri, poi da internare entrambi in qualche manicomio a vita.

Non c’è la matematica certezza che il buon Sandrino sia stato influenzato da questo essere tanto meschino, ma purtroppo le sue opere successive alla cacciata dei Medici sono ben lontane dalla gioia e dallo splendore di quanto si vedeva nei suoi quadri giovanili.

Lugubri, tetri e scuri mettono un’angoscia tale da far sembrare l’urlo di Munch un quadro sulla gioia.

Povero Sandrino.

Se non ci credete date un’occhiata a La Calunnia e provate a dirmi se non vi viene voglia di fare scorta di nutella.

Calunnia

E questo è uno dei più allegri.

Altro quadro molto tetro è Il Compianto.

Bisogna dire che, malinconia a parte, presente in forma leggera anche nel periodo giovanile, lo stile di Botticelli conserva in questi dipinti una grande espressività, oltre che un tocco davvero innovativo persino per il periodo che stava vivendo.

 

Come dice la socia Simona: il suo tratto è una delle cose più belle che possano capitare di vedere.

Il Compianto

Di questo pittore così incredibile ci resta tantissimo, simbolo di un’Era, che mi sarebbe piaciuto vivere.

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