#Doctor Who – Rosa e Arachnids in the UK

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Doctor Who 11×3 – Rosa Park

Recensione di di Chiara Liberti

“…Ma non è ciò che ho scoperto io. Ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità…” (P. Jackson, Lo Hobbit)

Cosa può succedere, se il tuo Tardis si rifiuta di portarti nella Sheffield contemporanea e invece s’incaponisce a spedirti a Montgomery, Alabama, nel 1955?

Chibnall segue la scia dei suoi predecessori, facendo fare un tuffo nel passato al Dottore e ai suoi companion, in questo terzo episodio di Doctor Who. Come era avvenuto anche negli episodi precedenti questa è molto di più di una semplice gita fuori porta, ma una vera e propria missione di salvataggio della storia del mondo.
L’idillio s’interrompe durante i primi passi dei nostri, quando il gesto di gentilezza di Ryan gli vale un immeritato e odioso schiaffo in pieno volto. Altro che Elvis e rock’n’roll, siamo nel pieno della segregazione razziale, una delle più becere forme di razzismo messe in atto dal genere umano. Ad intervenire in aiuto è nientemeno colei che nel secolo scorso è stata il simbolo della lotta contro la segregazione in nome dell’uguaglianza: Rosa Parks. L’ammirazione del Doctor e dei suoi amici è più che evidente, e lascia piuttosto perplessa la diretta interessata, che infatti non ha ancora computo il suo epocale gesto di protesta perché secondo la storia avverrà il giorno seguente.
Tutto tranquillo?
Macché.


Aggiungiamoci poi delle particelle atron che non dovrebbero trovarsi nel 1955, uno strano individuo dal faccino per nulla simpatico e svariati oggetti provenienti dal futuro, tra cui un manipolatore del vortice: è in corso un vero e proprio sabotaggio della storia, un attentato alla libertà e alla lotta per l’uguaglianza di tutti gli esseri umani. Può il Doctor lasciar perdere? Nemmeno per sogno. Chi si aspettava che sua una versione femminile sarebbe stata tutta moine – viva la sagra degli stereotipi – ha invece potuto vedere come il nostro Time Lord in versione donna sappia tenere testa a chiunque, anche a coloro che pensano di potersi permettere di tutto. Ne sono un esempio il poliziotto che irrompe nel motel – avete fatto caso come si avvicini al Doctor quasi soverchiandola con la sua statura in chiaro gesto di minaccia? – nonché Krasko, il villain della puntata, che arriva a metterle le mani addosso. Se la scena si fosse svolta con uno qualsiasi dei Dottori precedenti non ci sarebbero state quelle mani sulla gola del nostro gallifreyano. Chibnall non ha remore ad andarci giù pesante nel mostrarci gli stereotipi in gioco ed il loro infrangersi uno ad uno.
La corsa contro il tempo e contro Krasko si fa serrata minuto dopo minuto, fino alle battute finali: momenti di pura poesia in cui solo un cuore di pietra può non essersi mosso a commozione.
Il Dottore, colui che aiuta sempre, che non rifiuta mai di correre in soccorso di chi ha bisogno, stavolta deve intervenire per far compiere la storia… non intervenendo in aiuto. Un paradosso degno di Moffat, ma che invece ha un profondo senso: Rosa Parks è comunque libera di compiere la sua scelta di non cedere il proprio posto a dei bianchi, l’ultima decisione spetta solo e solamente a lei.
Ryan qui acquista decisamente spessore. Si sente onorato di conoscere Rosa e Martin Luter King, sa che è grazie alla loro durissima lotta che il mondo è in parte cambiato. Ed esprime un concetto molto vero e che non può non far riflettere: Rosa e Martin hanno combattuto per tutta la loro vita, eppure il razzismo non è scomparso dal mondo. Anzi, diremmo noi, conosce becere ondate di marea che dobbiamo imparare a affrontare tanto oggi quanto ieri.
Yaz esprime tutta la positività della battaglia di Rosa. Sa che è anche grazie a donne come lei che può essere un agente di polizia, ma apprende anche una cosa importantissima: non è detto che durante le nostre battaglie raccoglieremo quel che seminiamo. Anzi, potrebbe non capitare proprio. Ma c’è quella che Rosa chiama “promessa del domani”, un invito a non perdersi mai d’animo, a tenere mente e cuore ancorati al futuro, perché gli insuccessi di oggi possono un altro giorno rivelarsi successi, perché magari chi si fa promotore della lotta può scomparire da un momento all’altro, ma ci saranno sempre persone disposte a “far camminare le loro idee sulle proprie gambe”, parafrasando una frase dedicata a Falcone e Borsellino.

Graham: io lo adoro sempre di più. Protegge Ryan con tutto se stesso, si prodiga alla grande, ma al momento decisivo scopre insieme agli altri di essere diventato a tutti gli effetti un ingranaggio di quell’istante storico. Ingranaggio scomodo e quasi indigesto: sarà anche “colpa” sua se Rosa verrà costretta ad alzarsi per cedere il posto. Tranquillo, Graham, non potevi onorare meglio di così la tua Grace.
Krasko: killer del futuro, manipolatore del vortice, prigione di Stormcage. Tutto sembra condurre in direzione di River Song. E’ un personaggio odioso a dir poco, eppure credo che abbia ancora molto da dare alla serie e penso che potremo ritrovarcelo tra i piedi durante le prossime puntate.
Come già avevano fatto Davies e soprattutto Moffat, Chibnall segue prontamente le orme dei suoi predecessori, mostrandoci come la fantascienza sia un’arma fantastica al servizio dell’approfondimento della realtà quotidiana. Episodio troppo morale? Nemmeno per sogno, non oggi che ancora assistiamo a episodi imbevuti di razzismo fino al midollo. Rosa e Martin hanno combattuto, noi “mostriamo la nostra vera faccia da come rispondiamo” (cit. Twelve, Oxygen) e da come proseguiamo sui loro passi.
PS: dedico senza ritegno una sonora pernacchia a quei finti bigotti, che si sono lamentati dell’asteroide dedicato a Rosa come un gesto troppo smielato e inutile da parte di Chibnall. Peccato che l’iniziativa sia stata dalla NASA ed è datata 2014. Ciccini belli, l’ignoranza è proprio una gran brutta bestia.

 

Doctor Who 11×4 – Arachnids in the UK

Recensione di Silvia Azzaroli

E dopo una puntata su una figura storica meravigliosa come Rosa Park, che bisogna sempre combattere per le proprie idee anche se non sempre porta a qualcosa di positivo, bisogna attenderne i frutti, sperare nel futuro, come ha ben spiegato Chiara nella sua recensione, eccoci ad un altro episodio, all’apparenza leggero, la classica storia di ragnoni mutanti.

Vi parla una persona che ha un terrore cieco per gli insetti. Ragni, mosche, calabroni e forbicette mi fanno una paura terribile. Figuriamoci in formato gigante. Eppure, eppure…

Andiamo per ordine.

Il Doctor e i suoi rientrano a Sheffield, la nostra viene invitata a prendere il tè a casa di Yaz, la quale viene trattata da sfigata dalla propria famiglia, in particolare dalla sorella, che addirittura chiede se siano stati pagati dalla ragazza per essere lì. E in più detta sorella si meraviglia pure che Ryan possa provare un qualche interesse per Yaz.

Insomma la nostra giovane companion pare essere una nerd fatta e finita e ci piace anche per questo.

Mentre la Doctor fa familiarità con il mondo della sua nuova amica, Graham rientra a casa, affrontando con dolore il fantasma di Grace. L’elaborazione del lutto non è una cosa facile. E si ritrova ad annusare i vestiti dell’amata, come a richiamare la sua presenza.

Nel frattempo la mamma di Yaz, direttrice di un hotel, che fa parte di una rinomata catena, viene licenziata in tronco perché si è presentata al proprio lavoro, prima, per curare i dettagli. Viene da chiedersi chi possa essere così imbecille da fare una cosa del genere, tanto ache mi sono trovata ad esclamare: “Ma no, no una persona così non esiste.” e in un primo momento, lo ammetto, ho pensato male di Chibnall e invece, purtroppo, mi sono dovuta ricredere.
Quella persona esiste e ha in mano le sorti di una delle più grandi potenze del mondo.

Se nell’episodio precedente ci veniva mostrato come educazione e cultura aiutino a cambiare in meglio il mondo, qui, siamo sul versante opposto.

Questo imprenditore(interpretato dal ben noto Chris Noth famoso per Law & Order; The Good Wife, in cui era Peter Florrick, l’ex di Alicia, la protagonista interpretata dalla mitica Julianne Margulies; Sex and The City, dove era niente meno che Mr Big e una valanga di altre cose.)  , tronfio, arrogante, pieno di sé, ignorante come una capra e in corsa per le presidenziali Usa, che sbraita che il “mondo ha bisogno di gente come lui” e non del Doctor, ci ricorda purtroppo qualcuno e scopriremo che sia stata la sua disattenzione, il suo totale menefreghismo in fatto di ambiente e il modo sbagliatissimo di stoccare i rifiuti tossici, abbiano creato dei poveri ragni mutanti, che, disorientati dalla trasformazione, hanno fatto quello che fanno di solito. E finiscono per fare una tenerezza incredibile. Ebbene sì, a me!
Vi giuro che mi sono ritrovata a tifare per i ragni, soprattutto quando il soggetto di cui sopra ha urlato “Fire and Fury”: avete capito, ora di chi stiamo parlando?

Certo l’inquinamento non creerà ragni giganti ma porterà sicuramente la natura a ribellarsi contro di noi, come ben insegna Tolkien ne “Le due Torri” quando gli Ent si ribellano alla diavolerie di Saruman, che devasta la foresta con le sue arti oscure.

E la cosa più triste di questo episodio, oltre al suddetto essere, è che il Doctor sia stato costretto a scegliere il male minore, come avvenne a Pompei. A volte non c’è un lieto fine. A volte occorre sacrificare qualcuno e stavolta sono stati i poveri ragni mutanti, soffocati proprio dal fatto che diventavano sempre più grandi.

Avevamo detto che Chibnall avrebbe messo alla prova il Doctor e così è stato.

Ci tocca però dire una cosa positiva, in mezzo a questa tristezza, anzi almeno due.

La prima è che la Doctor non è come Ten che sacrificò gli incolpevoli figli della regina degli Aracnidi, per pura sete di vendetta e rabbia, qui la nostra lo fa con dolore, dopo aver cercato in tutti i modi una soluzione.

L’altra è che Yaz, Graham e Ryan decidano di seguire il nostro alieno preferito volontariamente e scientemente. Lei glielo chiede due volte: “Sicuri?”

E loro dicono sì.

Si torna, come in Rosa Parks, al concetto di libero arbitrio, alle scelte.

E’ una cosa molto importante. Il nostro eroe è davvero maturato. E’ giusto che voglia la compagnia degli umani ma è anche giusto che chieda a loro di fare una scelta, mostrandogli che non sarà sempre tutto rose e fiori, che potrebbero non tornare. E nessun Doctor dell’era moderna lo ha mai fatto prima.

Scelte mature e responsabili.  Ne abbiamo davvero un gran bisogno in questo mondo.

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