“Il regno” di Banana Yoshimoto – La recensione dei primi tre libri

La saga de “Il Regno” di Banana Yoshimoto si compone, finora, di tre romanzi:

“Andromeda Height”, “Il dolore, le ombre, la magia” e “Il giardino segreto”.

Un quarto è già edito in Giappone in questo periodo e si intitola “Another World”, la cui uscita in Italia non è ancora prevista.

Quindi finora recensiremo i primi tre libri.

Avvisiamo che da qui in avanti saranno presenti degli SPOILER!

Lo stile di Banana Yoshimoto prende una piega nuova e suggestiva, in quanto tutto è raccontato in prima persona dalla protagonista (non che sia la prima volta per l’autrice orientale scrivere in prima persona, solo che è molto diverso da solito), Shizukuishi, una ragazza che è sempre vissuta in compagnia dell’intraprendente nonna in montagna, insieme alla quale vendeva tè medicamentosi, che permettavano di guarire o far star meglio le persone che andavano a trovarle

In realtà questi tè, fatti con le erbe della campagna, tiravano fuori la parte nascosta di queste persone, un po’ come quando Socrate riusciva a tirar fuori la verità dai suoi allievi nell’antica Grecia.

Tutte le vicende sembrano narrate dentro un diario, anche se non è proprio così, lo stile sembra quello, anche se in maniera molto allargata, in quanto la giovane riesce, a suo modo, a raccontare il punto di vista delle persone che incontra.

Non si può dire che sia sempre una scrittura fluida, vi sono alcune piccole forzature, in primis nel terzo libro, atte a portare la protagonista in una certa direzione, in una sorta di definitiva maturazione, che le permette di affrancarsi dal suo passato, che pure ha sempre amato.

Il passato è la vita in montagna con la nonna. Le due sono state molto felici insieme, hanno affrontato tante cose, ma un cambiamento nella vita dell’anziana donna le allontana e le spinge in direzioni opposte, una a Malta, dove vivrà un nuovo amore, l’altra, Shizukuishi, nella cittadina di Izu, dove incontrerà il giovane sensitivo Kaede e diverse altre persone che lentamente la spingeranno a uscire dal suo guscio e a farle capire che può essere ancora un contributo al mondo, attraverso il suo particolare olfatto che le fa comprendere la reale natura delle persone.

Il rapporto con Kaede sarà fondamentale per la ragazza, anche e soprattutto quando, per un breve periodo, i due staranno separati. La loro amicizia è molto delicata e si potrebbe definire una sorta di storia d’amore platonica.

Tra le cose che colpiscono vi è sicuramente il modo in cui parla della depressione, senza risparmiare dettagli difficili e nel contempo mostrandoci la forza della protagonista, che da una parte cerca di tirarsi su, dall’altra teme di venire risucchiata da un’oscurità senza fine, come ben si evince nel suo terrore cieco verso il tratto di strada buio che separa il delizioso mercatino rionale da lei frequentato e la lugubre stazione locale.

Avrà bisogno di vedersi con gli occhi, differenti, quelli di Kataoka, ragazzo di Kaede. I rapporti tra la nostra protagonista e quest’ultimo non sono idilliaci, a causa di una gelosia e un fraintendimento. Eppure sarà proprio lui a farle capire che non solo lei non è inutile ma che ha un dono e che dovrebbe usarlo. La rende consapevole del fatto che si sta ancorando troppo al passato mentre invece dovrebbe guardare con più serenità al presente e alle persone che le stanno accanto. Lo scambio tra i due è uno dei punti più belli del secondo libro. E’ uno scambio alla pari. Se Kataoka dona a Shizukuishi consapevolezza su se stessa, quest’ultima apre gli occhi all’uomo sulla reale natura di Kaede e sulla sua anima. Kataoka ha sempre cercato di portare Kaede fuori dal suo cerchio ed è per questo, in fine, che litigano causando il rientro anticipato in Giappone del primo. Shizukuishi aprendo il suo cuore, gli fa capire che non c’è bisogno di spingere Kaede a essere diverso da ciò che è.

Il terzo libro è forse il più faticoso, in quanto racconta la fine di un amore, quello tra Shizukuishi e il suo silenzioso ragazzo amante dei cactus quanto lei.

Diciamo subito che l’idea non ci è piaciuta, non tanto per il fatto che in generale apprezziamo il lieto fine, quanto che tutto il cammino fatto dai due insieme venga ridotto di molto, lasciando al lettore un senso di amarezza.

La fine di questa storia è dolorosa e lascia diverse ferite, però è raccontata in maniera garbata e suggestiva, senza forzature, in una sorta di passaggio verso un nuovo inizio, verso una nuova consapevolezza, come se la ragazza avesse appena iniziato a capire chi è.

A questo punto ci viene da chiederci se la saga della Yoshimoto sia destinata a diventare molto lunga, anche perché ora è davvero difficile poter intravedere un finale.

Recensione redatta da

Simona Ingrassia e Silvia Azzaroli

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