Intervista a Snee Dronningen

Nuova intervista ad una giovane promettente scrittrice, autrice della saga fantasy Lo scrigno di Adymair, Lucrezia Bertini, in arte Snee Dronningen, questo il nome che la nostra ospite usa sul suo blog.

Lasciamo la parola a lei.

Innanzi tutto, mi scuso se le mie risposte potranno sembrarvi un po’ prolisse: del resto, che altro aspettarvi da una persona che ha impiegato 8 anni a scrivere, editare e scorciare un romanzo, per approdare a un prodotto finito di 776 pagine?
copertina libro intervistaComunque, al di là degli scherzi, ci tengo a precisare che non reputo la lunghezza un difetto a prescindere in un libro: è solo una caratteristica. Certe storie hanno bisogno di molte pagine per essere raccontate. Ad altre ne occorrono poche.
Annacquare il brodo per allungarlo non ha senso, ma neppure ha senso liofilizzarlo.

Domande di Simona Ingrassia:
Qual è la saga che più hai nel cuore e perché? E, soprattutto, troviamo tracce di questo nelle tue storie?

Temo che, già rispondendo a questa domanda, metterò in fuga molti potenziali lettori: non nego di odiare questa mia tendenza a darmi la zappa sui piedi, ma, quando si parla di libri, la mia passione, non riesco a evitare di cantarle chiare.
Ho sempre amato il genere fantasy, ma una cosa che non apprezzo di molti libri fantasy (che poi magari nel complesso mi piacciono anche: ma questa cosa mi resta sempre sullo stomaco) è l’impostazione manichea. Da una parte ci sono i “buoni”, dall’altra i “cattivi”.

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@Justin Sweet

Checché se ne dica, questa impostazione è tutt’oggi diffusissima, molto spesso anche in saghe che si fanno un vanto proprio di esserne prive.
Ovviamente, questa impostazione, nata con il fantasy epico, ha subito delle evoluzioni. Ad oggi esistono molte variazioni sul tema, ad esempio i “brutti, sporchi e buoni”, magari, anziché gli sfavillanti cavalieri; ma si tratta di un espediente per rendere ancor più appetibile il nuovo buono di oggi al nuovo pubblico di oggi.
E’ questo che non amo del manicheismo. E’ chiaro chi è appetibile e chi no. E’ sempre lampante con quale fazione il lettore è chiamato a schierarsi. Se ne potrebbe discutere per ore (ma tranquilli, non lo faccio!).
Ci sono persone che in un libro apprezzano e addirittura ricercano il manicheismo, che, ci tengo a sottolinearlo, non è assolutamente un difetto in sé.
Si tratta di una questione di gusto personale. A me non piace, e, dato che gli-stemmi-di-game-of-thrones-in-formato-wall-L-uAUMsC-700x300scrivo da sempre, ho sempre cercato di evitarlo, con alterne fortune.
Il mio sogno era creare un fantasy assolutamente non-manicheo, dove in diversi conflitti e dialoghi il lettore si facesse realmente delle domande su chi aveva ragione, propendendo ora per una fazione ora per l’altra (ora per la terza, o la quarta) come in un folle ping-pong.
Quando ho iniziato a scrivere “Lo scrigno di Adymair” ho deciso di partire da un’impostazione che fosse, inizialmente e apparentemente, classica (e anche manichea), proprio per poter poi rompere dall’interno gli schemi (e le scatole!).
Tutta questa premessa per dire che, ci crediate o no, avevo già iniziato a scrivere la mia storia, tutta convinta che fosse originale, quando, sotto l’albero di Natale, mi sono imbattuta nella saga, e nell’autore, che ora porto più nel cuore.
trono 9788804628576_0Ho aperto il libro con scetticismo, che in breve è diventato incredulità, e poi entusiasmo, anche se con un fondo di rosicamento. “Questo libro vuole fare la stessa cosa che sto cercando di fare io, e ci riesce alla perfezione!”
Confesso che è stato un po’ un brutto colpo per il mio ego. Ahia!
Ah, la saga era Cronache del ghiaccio e del Fuoco.
Sì, credo che tra di essa e le mie storie si possano riscontrare delle somiglianze, dato che a) rientrano nello stesso genere b) hanno in comune la stessa voglia di infrangere lo stesso stereotipo.
Comunque, che ci crediate o no, la verità è che ero già a un terzo del libro quando ho scoperto George R.R. Martin. E’ un miracolo che non mi sia data all’ippica, ma non mi sognerei mai di equipararmi a lui, né tanto meno di tentare di emularlo.
Credo che neanche lo vorrei. Seguo il mio percorso.

Domande di Maria Pia Leone:
1.  A che tipologia di lettore sono rivolte le tue storie fatate ?

Domanda molto, molto insidiosa! Mi è stata posta decine di centinaia di volte: “A chi ti rivolgi?”.
E la risposta più onesta che io possa dare è “non lo so”. O forse: “A chiunque. A tutti”. Credo che Lo Scrigno di Adymair possa piacervi.
Non ho una nicchia di pubblico d’elezione, semplicemente perché (è un paradosso) avendo sempre scritto, non mi sono mai posta questi problemi. Old wooden treasure chest with strong glow from insideE ormai sono troppo vecchia per farlo.
Posso dirvi solo questo, ed è tutto quel che so al riguardo.
Ho parlato con delle persone che hanno letto lo Scrigno.
Alcune amavano il fantasy, e lo hanno apprezzato, e mi hanno detto “E’ davvero un bel fantasy!”.
Altre non amavano il fantasy, lo hanno apprezzato e mi hanno detto: “Ma questo non è veramente un fantasy!” (intendendolo, credo, come complimento).
So che è quello che tutti gli autori fantasy dicono del loro libro, ma Lo Scrigno, pur rientrando apertamente nel genere fantasy, ne infrange molti canoni.
Questo può far sì che chi ama il fantasy lo ami o lo odi, e chi non ama il fantasy lo ami o lo odi.
Nei momenti di depressione temo che tutti lo odieranno, nei momenti “sì” mi auguro che riuscirà a farsi amare da tutti.
La risposta potete darmela solo voi!

2.  Quali sono le opere che ti hanno ispirata ?

scrigno_veleni_lucrezia_borgia_10In tutta onestà? Per la prima volta darò una risposta abbastanza breve. Nessuna.
Probabilmente è una risposta falsa, nel senso che senza dubbio sono stata ispirata da questa o quella storia senza che me ne accorgessi.
Solo che, per l’appunto, non sono in grado di dirlo. La mia sensazione è che la storia sia cresciuta dentro di me.
Forse ha in sé un po’ di tutto ciò che ho letto, di quel che ho amato e odiato in ogni libro che mi è capitato tra le mani.

Domande di Chiara Liberti:
1.  Lo Scrigno di Adymair  presenta una trama molto particolare e complessa. Quanto di essa avevi in mente quando hai iniziato a scriverlo, quanto invece è cambiato strada facendo?

sanguesneeAvevo ben chiaro in mente il conflitto tra due ideali assoluti ed estremi, e, in quanto tali, reciprocamente esclusivi e inconciliabili: ordine assoluto contro caos indiscriminato.
Ovviamente, ciascuna impostazione presenta degli indiscutibili vantaggi.
L’ordine garantisce a ciascuno l’inalienabilità dei suoi diritti fondamentali: mira a soddisfare ogni bisogno e a creare un equilibrio che accontenti tutti; offre ai più deboli le tutele necessarie; persegue la giustizia, se non la raggiunge.
Il caos non dà garanzie come non dà regole; offre l’opportunità di esprimere pienamente se stessi, di prendere le proprie decisioni in totale autonomia e di agire in completa libertà; lascia spazio all’iniziativa ed è meritocratico (ammesso che vogliamo considerare un merito la capacità di fare ciò che si vuole a scapito dei bisogni altrui).
Da un lato abbiamo la limitazione della libertà individuale, l’appiattimento su un unico modello di comportamento imposto dall’alto, e anche, forse, l’impraticabilità dell’utopia.
Dall’altro abbiamo egoismo ed egotismo, prevaricazione e soprusi, a volte atroci: forse questo sistema ci somiglia di più, ma questo è un motivo sufficiente per perseguirlo o, piuttosto, lo è per contrastarlo?
Volevo che, leggendo, i lettori si chiedessero questo.
Inoltre, avevo previsto il colpo di scena finale.
L’altro colpo di scena, quello che (riporto le opinioni) finora i lettori hanno trovato ben più sconvolgente, è nato strada facendo, ma fortunatamente in tempo perché potessi preparare il terreno in maniera adeguata: non sono sleale, ho messo a disposizione tutti gli indizi e gli strumenti per intuire in anticipo ciò che si prepara. Anche se, lo confesso, a quanto ne so, finora un solo lettore ha presagito il colpo di scena, e più per intuizione che per riflessione.

sneefbDomande di Silvia Azzaroli:

Sempre parlando dello Scrigno di Adymair, avevi in mente fin dal principio che fosse una saga? Perché un fantasy?

Dunque, sarò franca: lo Scrigno di Adymair non nasce come saga, nel senso che è stato scritto come un libro unico. Assolutamente indivisibile.
In molti mi hanno proposto di scomporlo in tomi più brevi, perché fosse più “vendibile”, e, credetemi, capisco assolutamente il loro punto di vista, e non disprezzo affatto la vendibilità.
Solo che dividere Lo Scrigno non è possibile (tutte persone che me lo hanno proposto con tanta insistenza non avevano letto il libro, e, nel caso in cui lo abbiano fatto, hanno cambiato idea).
E’ difficile da spiegare a chi non lo ancora ha letto, ma il libro acquista un senso esclusivamente nella sua interezza: è fatto di una serie di piccoli passi che portano a una meta (conclusiva) e si legge tutto d’un fiato.
Questo non per mancanza di cliffhanger, agganci o punti di suspense, ma proprio perché questi sono un mezzo, non un fine; usarli per dividere il libro creerebbe una serie di sottofinali non semplicemente sospesi, ma tronchi. Finali a cui manca QUEL qualcosa (che è il finale).
Al momento di pubblicarlo, dato che, per ragioni di “step” della trama il libro è effettivamente sempre stato suddiviso in tre parti, mi è stato consigliato di parlarne come di una saga, e chi vuole lo può considerare tale. Ma nessuna parte vive di vita propria.
Alla seconda domanda rispondo sotto.

Cosa ti attira di questo genere?

dracCredo la possibilità di creare situazioni che nessun altro genere permetterebbe di creare. Non tanto a livello di spettacolarità (battaglie tra enormi eserciti, draghi in volo, che hanno senza dubbio il loro fascino); ma, soprattutto, a livello di pressione psicologica ed emotiva cui i personaggi sono sottoposti.
Come ho detto in altre circostanze, nel mio romanzo i caratteri, i background, le emozioni, le riflessioni e le decisioni dei personaggi sono assolutamente protagoniste.
Sono conseguenze di avvenimenti, ma sono causa, a loro volta, di altrettanti avvenimenti (forse di più). Il loro svilupparsi è lo sviluppo della storia.
Perché l’altra cosa che mi è sempre mancata, leggendo fantasy, è proprio questa: l’introspezione.
Non parlo in assoluto: ci sono, in questo caso, importanti eccezioni (sicuramente più di quante ce ne siano che nel campo del manicheismo).
Ma si tratta sempre di eccezioni.
In molti casi, il fantasy si limita a incentrarsi su ciò che accade fuori, e questo per me è straniante. Mi rende la storia falsa e lontana, impedendomi la cosiddetta “sospensione dell’incredulità” che poi è quella 17925-knight-1920x1200-fantasy-wallpaperche ti fa amare una storia e ti spinge ad andare avanti pagina dopo pagina.
Io voglio sapere che cosa pensa e prova il cavaliere mentre il drago minaccia di mangiarsi la principessa sotto i suoi occhi. Voglio sapere anche cosa pensa e prova la principessa, che, probabilmente, è più seccata del cavaliere; e, se possibile, voglio sapere cosa pensa e prova anche il drago.
Ditemelo! Cosa attraversa la mente del personaggio? Rabbia? Paura? Dolore? Rimpianto? Appetito (questo è il drago)? E perché? E in che termini? Inevitabilmente, quel che prova è legato alla vicenda che lo ha portato fin lì, influirà sulle sue scelte ed è, comunque, parte della storia: sta ACCADENDO (dentro di lui).

Preferisci il fantasy o la fantascienza?

Leggo volentieri entrambi i generi, che del resto ora, in certi casi, tendono quasi alla commistione (es. nuovi medioevi ambientati in futuri post-apocalittici). Per certi versi, con i suoi progressi tecnologici, anche lo Scrigno ha un che di fantascienza.
Se si parla di astronavi e cose simili, mi trovo in difficoltà (a scrivere, non a leggere): non escludo un giorno di dedicarmi al genere, ma non è in programma per adesso.

Cosa ti ha spinto a scrivere finalmente una storia lunga, dopo tantiracconti brevi?

cyberpunkA dire il vero, la domanda andrebbe capovolta. Io ho scritto sempre e solo storie immensamente lunghe, fin da quando sono stata in grado di reggere una penna. Quando sono passata alla tastiera, poi…
Infine, rendendomi conto che non ero assolutamente in grado di scrivere storie brevi, e che questo mi limitava, mi sono iscritta a un corso di scrittura creativa, con il preciso scopo di impadronirmi di questa forma di espressione.
Lì era una scelta obbligata: si scriveva e si leggeva in classe (due ore di tempo tra lettura a scrittura; ed ero comunque famosa per le mie tirate troppo lunghe!) e si scriveva a casa, con il limite massimo di due pagine (sì, sforavo sempre di una mezza paginetta).
Non è stato facile, e in genere non sono mai completamente soddisfatta dei risultati, ma di sicuro ho fatto enormi progressi rispetto a quando non riuscivo assolutamente neppure a cominciare una storia breve.
Ora le comincio e le finisco, e questo diciamo che è un inizio, ma ho ancora moltissimo da imparare.
Ci tengo a precisare: non che mi manchi il dono della sintesi. Una volta ho fatto la sinossi completa de lo Scrigno in una pagina. Solo, non me la goda, a stringere.

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Silvia Azzaroli

Sono una scrittrice perché quando scrivo mi sento viva e posso visitare nuovi mondi e nuove terre.
Amo la fantascienza, che per me è il genere per eccellenza ma apprezzo anche i noir, i romanzi storici e il fantasy;
Amo il cinema la cosidetta settima arte: Star Wars, Prima dell'Alba, Blade Runner, Lost in Translation, Her, Marie Antoinette, Pane e Tulipani, Gattaca, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, Lady Hawke, Eternal Sunshine of Spotless Mind, Love Actually, Leon, Il signore degli anelli, La storia fantastica, Grand Budapest Hotel, Picnic ad Hanging Rock, Fino alla fine del mondo, il cielo sopra Berlino, Marie Antoinette, Arrival, l'Erba di Grace,
Le serie tv: in particolare Fringe, Twin Peaks, X-Files, Person of Interest, Doctor Who, The Expanse, 12 Monkeys, Broadchurch, Peaky Blinders, E.R., Friends, Quantum Leap, Battlestar Galactica;
la letteratura: Daniel Pennac, Jane Austen, Banana Yoshimoto, Ray Bradbury, Isaac Asimov, Robert Heinlein, Arthur Clarke, Agatha Christie, Paolo Rumiz, Baudelaire, Ungaretti, Manzoni, Petrarca, Marcela Serrano, Tolkien, Robert Silverberg, Daniel Pennac, Leigh Brackett, Murakami, Leigh Brackett e molti altri;
i mici, la musica, il tennis (King Roger Federer), la pallavolo(indimenticabile la nazionale di Velasco, Bernardi, Zorzi, ecc), il pattinaggio e molto altro.

2 Comments

  1. Tre motivi per leggere questo libro.

    Primo: è un libro ben scritto.
    Certo, probabilmente viene detto di tutti, ma in questo caso è proprio vero. L’autrice è un’esordiente ma è tutt’altro che una dilettante, e si vede: le pagine sono molte ma la sua scrittura elegante le rende leggere e scorrevoli.
    Soprattutto è scritto con passione autentica, genuina, che contagia anche chi legge.

    Secondo: è un libro complesso.
    Non vi aspettate la solita avventura canonica, il solito romanzo di formazione, il solito ingenuo scontro tra Bene e Male. Qui è tutto molto più difficile, più ingarbugliato, più adulto.
    La trama è tutt’altro che lineare, con più storie che si sviluppano in parallelo, disseminate con cura di indizi, rimandi incrociati, misteri che si svelano pian piano. Tutto mira a sorprendere, e bisogna dire che ci riesce.

    Terzo: è un libro che coinvolge.
    Colpisce forte ed emoziona. Con pazienza maniacale scava a fondo nell’animo dei personaggi, mettendo a nudo le loro sfaccettature, e poi li mette a confronto, li scaglia uno contro l’altro, rivelando le loro inconciliabili diversità.
    Ci si potrebbe aspettare che al posto dei due classici estremi opposti, Bianco e Nero, ci siano le zone grigie, ma non è così: qui ci sono il Rosso e il Verde, e il Blu e il Giallo e il Viola, e tanti altri colori ben distinti, forse né buoni e né cattivi ma tutti estremi e tutti opposti, con confini netti e taglienti, in una tensione cromatica che lascia ben poco spazio per le sfumature.
    È proprio questa conflittualità, feroce e aspra, che cattura il lettore dalla prima all’ultima pagina. Perché costringe anche lui a mettersi in discussione, a interrogarsi in cerca di una risposta che non è mai scontata e che a volte, semplicemente, non c’è.

    1. Ti ringrazio del commento Lorenzo così approfondito. Ammetto che mi hai incuriosito parecchio. Apprezzo non poco le storie complesse, dove non c’è il classico conflitto bene e male e dove si parla di persone e dei loro conflitti. Spero di riuscire a leggerlo presto. Ho un elenco interminabile di cose da leggere.

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