Miss Marple: Nemesi di Agatha Christie – Recensione

Ho sempre amato Agatha Christie, come ho già avuto di spiegare nella recensione de Il pozzo di Alesund, quindi temo che sarò un po’ di parte nel raccontare questo romanzo.

Ho notato che, malgrado non avesse in mente una vera e propria saga, una sorta di filo conduttore c’è nelle sue storie e purtroppo si deve anche stare attenti a leggerli in ordine di pubblicazione perché se no vi ritroverete a scoprire in anticipo l’assassino o l’assassina.

Sì perché io, a metà libro, mi sono resa conto di avere già letto un libro successivo a questo dove era raccontato, con dovizia di particolari, l’identità del killer.

Prima di continuare avviso che saranno presenti diversi SPOILER ma prometto che cercherò di evitare di svelarvi tale identità.

La trama di questo romanzo si presenta con un incipit molto particolare: Miss Marple si ritrova ad essere assunta, post mortem, dal miliardario Rafiel, un suo quasi amico, conosciuto un anno prima durante una vacanza nelle Indie Occidentali, dove salvarono la vita ad una donna. L’apparente aria innocua della simpatica vecchietta aveva ingannato, in principio, l’uomo, poi sapendo coglierne l’intelligenza e la perspicacia, decise di assumerla per un caso molto particolare. Ed è proprio durante la permanenza nelle Indie Occidentali che Miss Marple si autodefinì Nemesi, nomignolo che Rafiel usa come codice per il suo invito.

In principio la donna viene assunta senza nessun indizio, solo un’eredità di ventimila sterline per convincerla, poi viene invitata a fare un viaggio organizzato tra antiche ville e giardini e prima di una tappa particolarmente faticosa, viene invitata da tre sorelle amiche dell’uomo e proprio durante tale tappa viene uccisa una donna, con cui Miss Marple aveva fatto amicizia.

In cosa consiste il caso?

Rafiel, padre assente ma amante della giustizia, vuole scoprire la verità sull’omicidio di cui è stato accusato e condannato il suo unico figlio maschio, Michael, uno scapestrato sì ma non un assassino a detta di tutti, anche degli esperti.

Michael ci mostra, per l’ennesima volta, il pensiero di Agatha Christie sui gusti delle donne: secondo lei tutte le donne sono attratte dai bei tenebrosi e ignorano sistematicamente i bravi ragazzi.

E qui mi permetto di fare un’osservazione.

Certo che se i bravi ragazzi sono come li descrive la mitica Agatha, ovvero come il noioso avvocato di Addio Miss Marple, ci sono realmente poche speranze per loro. Era una piattola fastidiosa e bigotta.

La nostra vecchietta preferita svelerà la matassa, provando in effetti l’innocenza di Michael, che voleva davvero cambiare vita per amore di una ragazza, uccisa per amore, come aveva detto la donna incontrata da Miss Marple, un tipo di amore malsano, di cui aveva già parlato in passato la scrittrice inglese. Io non lo definirei amore, ma so che Agatha Christie aveva idee diverse.

Comunque ciò che è interessante è che per una volta Miss Marple pare provare un’insana pietà per l’assassino, facendo notare come detta persona abbia sofferto per anni e anni, avendo vicino l’amata eppure lontana, roso dai rimorsi per quello che ha fatto.

Interessante punto di vista, probabilmente è vero, ci sono molti modi per pagare i propri crimini e forse tacere, distruggendosi, è uno di questi. Chissà.

Una sorta di distorta e malata elaborazione del lutto  o non elaborazione.

Come ho scritto sopra già sapevo chi fosse l’assassino, mi era già successo con Poirot sul Nilo ma sia qui sia lì la lettura non ne ha risentito, segno tangibile di come l’autrice britannica puntasse molto sulla struttura letteraria e sulla costruzione dei personaggi e non solo sullo scoprire chi fosse il killer, cosa che molti giallisti non sanno fare.

Per questo io consiglierei di leggere questo romanzo perché può insegnare molto agli aspiranti scrittori, non solo a quelli che amano scrivere thriller.

Certo magari Agatha riciclava le tematiche, ma chi non lo fa? E poi se sono tematiche valide non c’è nulla di male, l’importante è saperlo far bene, senza banalizzare il tutto.

 

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