#SpidermanHomecoming – L’aspirante super eroe che non si può non amare – Recensione

Spiderman Homecoming è il reboot del reboot, lo sappiamo.

C’è chi ancora si lagna del fatto che Peter Parker non sia più Tobey Maguire (che fu davvero perfetto e per questo indimenticabile) o Andrew Garfield (altrettanto in parte), lamentando l’ennesimo reboot perché gli studios sarebbero privi di fantasia ecc.

Verissima quest’ultima cosa, c’è sicuramente poco coraggio nel lanciare nuove idee, si preferisce andare sul sicuro.

E quindi eccoci qui a parlare della terza versione, in meno di 15 anni, di SpiderMan.

Non amo particolarmente i remake, in alcuni casi tendo al talebanesimo, ma questo film mi ha conquistato subito perché Tom Holland, proprio come Maguire e Garfield, è un Peter Parker credibilissimo.

Da qui in avanti saranno presenti SPOILER non così essenziali però.

Adolescente imbranato, divertente, nerd, bullizzato dai compagni più grandi di lui, ha coraggio e intelligenza da vendere e, lo ammetto, non posso fare a meno di perdonargli tutte le cavolate, e sono veramente tante, troppe, che combina nell’arco del film.

Causa esplosioni, confonde i proprietari di auto con i ladri, si mette nei pasticci, rischia persino un linciaggio e in più lascia diversi corsi a scuola, perché convinto che il suo futuro come avenger sia ormai imminente.

Tony Stark (sempre fascinoso e bravissimo Robert Downey Jr) gli dice che deve andare piano, deve trovare la giusta via di mezzo per diventare migliore di lui, che deve iniziare occupandosi del suo quartiere e non deve assolutamente lasciare la scuola.

Tony ha ragione? Certo che sì, ma, c’è un ma gigantesco.

E lo dico con molta tristezza perché adoro Tony, tanto che spero che nel blu ray vi saranno delle scene in più.

Non puoi fare il mentore solo e soltanto per fare le prediche e delegare ad un imbecille che non fa altro che attaccare il telefono in faccia a Peter Parker, quando questi ha bisogno, trattandolo come un emerito idiota.

C’è poi da aggiungere che nel precedente film Tony era andato a prendere Peter per la sua guerra contro Capitan America, lo ha spedito nella mischia e poi gli dice: “Bravo tutto a posto, ora torna a casa e vola basso.” e sparisce. No, non si può fare così. E’ sbagliato da ogni punto di vista.

E se è vero (e lo è quindi è giustificabile in parte il suo comportamento) che Tony ha tanto da fare come capo di una multinazionale e ciò che dice è giusto, avrebbe dovuto delegare il tutto ad una persona più attenta e sensibile di Happy, il quale, per inciso, con la sua indifferenza e superficialità, ha rischiato di combinare un macello di proporzioni bibliche perché tanto era la telefonata del ragazzino.

Sì, il ragazzino che ti avvisava che l’avvoltoio stava prendendo di mira l’aereo con su tutte le armature degli avengers. Idiota.

Ragazzino che si prende carico di tutto, rischiando di morire e dando una lezione morale a  tutti.

Ri-diota.

Un personaggio che ne esce bene è proprio il villain, interpretato magistralmente dal grande Michael Keaton.

E’ oggettivamente difficile non approvare quello che dice.

Il suo attacco ai poteri ai alti, il suo sentirsi preso in giro, messo da parte, in quanto persona qualunque, beh è molto umano.

Da qui ad approvare il suo essere cattivo ce ne corre.

C’è una scena in particolare che colpisce, in auto, un gioco di sguardi tra lui e Peter, che lascia veramente senza fiato.

Keaton e Holland non dicono moltissimo ma esprimono una vasta gamma di emozioni, solo attraverso gli occhi e ciò basta e avanza.

Non è un caso che tra Spiderman e l’avvoltoio nasca una sincera stima e un certo tipo di affetto.

Tra le ragazze chi colpisce di più è la giovane nerd Michelle, asociale, un po’ matta, a cui presta il volto la bella e brava Zendaya. Abbiamo capito tutti che sarà lei la vera protagonista femminile dei prossimi film e per fortuna perché Liz si reggeva poco.

Non si può mettere una tipa del genere e spacciarla per intelligente quando a malapena capisce di stare al mondo e non si domanda mai perché Peter sparisca in continuazione.

Altra nota di merito è sicuramente l’amico di Parker, Ned, interpretato dal simpatico Jacob Batalon, che sogna di essere l’uomo al pc, che dà gli ordini al super eroe e gioca con la morte nera, sì quella Morte Nera!

Divertente e adorabile zia May, a cui presta il volto Marisa Tomei, forse troppo smagrita rispetto al film precedente, la zia di Peter riesce a dare al nipote una stabilità e una famiglia a suo modo. E credo che le sue parole valgano molto di più di quelle di altri.

Infine due note da fangirl.

Tenera l’apparizione di Pepper, con tanto di strizzata d’occhio ai fan della coppia Tony/Pepper, in quanto spunta un anello e non dico altro, se non che Happy fa il fanboy a livelli epici.

E la trollata finale di Capitan America alla fine dei titoli di coda merita tante mazzate sulle gengive. Ti troverò signor Rogers!

In conclusione un bel nuovo inizio per Spidey, super eroe che è impossibile non amare!

 

Silvia Azzaroli

 

Spiderman  – I dolori del crescere

Lo ammetto. Sin dal trailer avevo le aspettative a mille, ma al tempo stesso ho cercato con tutto il cuore di non fare paragoni con i precedenti Spiderman, e soprattutto ho cercato di non aspettarmi troppo Tony Stark, per cui ho un debole e non me ne pento.

Lo Spiderman di questo film è perfettamente calato nella sua età, come già avevamo intravisto in Civil War. Ha atteggiamenti da fangirl verso tutti gli Avengers, scalpita come l’adolescente che è per farsi notare e sperare che arrivi il suo momento, vorrebbe essere un supereroe  e per questo ne combina di tutti i colori. Sono quasi più i momenti in cui si caccia nei guai di quando è eroe vero e proprio ed è questa mancanza di contrasto tra il Peter pubblico e lo Spiderman mascherato che più mi è piaciuta: bravo a scuola ma non proprio popolare, anzi, non ha un alter ego infallibile ed incredibile, nonostante tutti i suoi compagni di scuola vogliano conoscere il famoso uomo ragno.

Eppure, nonostante ciò, Peter trova in sé la forza e le capacità di fare qualcosa di buono e di dimostrare quanto valga. E lo fa anche se nessuno alla fine ha creduto in lui. Non Stark, che come mentore avrebbe dovuto essere più decisivo e incisivo, non Happy, che finisce per ignorare quando c’è del vero pericolo. A discolpa di questi ultimi, tuttavia, devo far notare che lo stesso atteggiamento di Parker non aveva aiutato: quando gridi troppo spesso “al lupo, al lupo”, verrà il momento in cui il lupo arriverà ma non verrai creduto. E così avviene, la miriade di messaggi ad Happy non ci è stata data solo per far sorridere in sala, ma anche per farci fermare un attimo a riflettere: cosa sarebbe potuto accadere una volta che una di quelle minacce tanto paventate sarebbe stata reale e pericolosa?

Lo impara Peter, lo imparano anche Tony e Happy, per cui “i dolori del crescere” qui si possono adattare a tutti i personaggi principali in questione.

Una menzione d’onore al villain della storia, in certi momenti capace di farti entrare in empatia con lui. La scena dell’auto, già menzionata da Silvia, è una delle più intense di tutto il film ed entrambi gli interpreti fanno la loro parte più che egregiamente.

Il finale è più un occhiolino agli spettatori che un’aggiunta alla storia vera e propria.
Peter ha appreso la lezione, il che non significa la rinuncia al suo sogno di diventare Avenger, ma è la realizzazione che può crescere a tutto tondo, a livello scolastico, personale e da supereroe. Non è un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza.

L’evoluzione del personaggio di Stark continua anche nei brevi momenti in cui compare nel film. Quanto è cambiato dal primo Iron Man, quanto lavoro è riuscito a fare su se stesso – rimanendo comunque con i suoi soliti bei difetti – per giungere a dire ad un ragazzino “Tu devi essere migliore di me.” Lo Stark dei primi tempi non avrebbe mai detto una frase simile.
Ed ora si ritrova “incastrato”, con una sala piena di giornalisti, una Pepper impaziente ed un anello che spunta dalle tasche di Happy. Per chi, come me, ha sofferto le pene dell’inferno nel vedere un Iron Man spezzato – in tutti i sensi – alla fine di Civil War, quella scena è stata come riprendere a respirare dopo una lunga apnea.

Un Oscar alle ormai epiche scene dopo i titoli di coda.
No, non alla prima.
Ma alla seconda, perché quella di Captain America è stata la trollata del secolo.

 

Chiara Liberti

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