6.06.44, 00:16, Normandia: Operazione “Coup de Main”

Disclaimer: la foto copertina dell’articolo appartiene a Rai Cultura.
L’Operazione “Coup de Main” fu un cruciale attacco aviotrasportato compiuto poche ore prima dello Sbarco in Normandia.

In questo breve articolo racconteremo la storia di questa impresa e degli uomini che la portarono a termine.

Rappresentazione pittorica dell'Operazione Coup de Main
“The Orne River Bridge must be captured before the enemy can destroy it. It’s a vital military artery, and the enemy has prepared it for demolition. It must be taken by surprise and captured intact. Your gliders will land at night, without the benefit of ground support. You will assault the garrison, overwhelm it and hold until relieved.” (“The Longest Day”, 1962)

Alle 00:16 del 6 Giugno 1944 150 uomini della Compagnia D del 2° Battaglione Fanteria Leggera dell’ Oxfordshire e Buckinghamshire (“Ox and Bucks”) e 30 Genieri della 297° Compagnia Aviotrasportata dell’Esercito Britannico, sotto il comando del Maggiore John Howard, dopo aver attraversato la Manica in 6 alianti d’assalto attaccarono ed occuparono due ponti mobili a Ranville e Bénouville (Normandia).

Il Maggiore John Howard, a capo di "Coup de Main"
Maggiore John Howard

Era l’Operazione “Coup de Main” (talvolta erroneamente indicata come “Deadstick”), una delle tante “operazioni” piccole e grandi che avvennero tra il 5 ed il 6 giugno per preparare la grande Operazione Overlord, nota al pubblico come “Lo Sbarco in Normandia”.

I due ponti di Ranville e Bénouville, in particolare, erano un elemento cruciale per la riuscita dell’intera Operazione Overlord. Se distrutti avrebbero impedito alle forze da sbarco britanniche di avanzare nell’entroterra e lasciato l’intera 6° Divisione Aviotrasportata isolata e circondata dal nemico. Se ripresi dai Tedeschi, avrebbero permesso alla 21° Divisione Panzer stanziata nei pressi di attraversare agevolmente il fiume Orne e attaccare le zone di sbarco delle truppe britanniche (le spiagge Sword, Juno e Gold).

 

Il luogo dell'operazione "Coup de Main"
Mappa dell’operazione “Coup de Main”

 

Per evitare che i tedeschi capissero che una grande operazione era in corso in Normandia* la cattura dei ponti doveva essere condotta da un piccolo nucleo di uomini da far arrivare sul posto via aerea.

Dato che le precedenti esperienze di lanci di paracadutisti di notte avevano mostrato che i soldati tendevano a disperdersi su una vasta area, richiedendo poi molto tempo per radunarsi, fu deciso di utilizzare degli alianti.

L'aliante "Horsa", strumento fondamentale di "Coup de Main"
Aliante Airspeed “Horsa”

Gli alianti d’assalto Airspeed AS.51 “Horsa” avevano una struttura leggera, in legno e tela, che li rendeva silenziosissimi e pressoché invisibili ai radar dell’epoca.

Interno di aliante “Horsa” (ricostruito) al Museo Pegasus

Venivano portati in quota al traino di un bombardiere pesante e poi sganciati a una certa distanza dall’obiettivo.

Aliante Horsa al decollo, trainato da bombardiere Lancaster

Potevano atterrare in pochissimo spazio. La contropartita era che la capacità di carico era ridottissima; in particolare, la notte del 5 Giugno ’44 gli assaltatori poterono portare con sè solo l’armamento individuale e nessun veicolo o artiglieria, con l’eccezione di una manciata di mortai leggeri da 2″ ed alcune mitragliatrici Bren.

Mitragliatrice leggera Bren

Il 2° Battaglione “Ox and Bucks” fu scelto per condurre l’operazione data la propria esperienza negli assalti in ambiente urbano. Il Maggiore Howard pianificò l’attacco per poco dopo mezzanotte, il momento in cui i riflessi umani sono normalmente al loro peggio.

Per evitare che i suoi stessi uomini subissero questo effetto, Howard mesi prima dell’operazione invertì progressivamente i ritmi sonno/veglia della propria compagnia, abituando i soldati a dormire di giorno e svegliarsi alle 20:00 per poi condurre una normale giornata di addestramento ed operazioni.

In questo modo la notte del 6 giugno gli “Ox and Bucks” erano riposati ed all’erta.

Mostrina della Fanteria Leggera “Ox and Bucks”

I dettagli dell’operazione furono rivelati a Howard solo pochi giorni prima della stessa. Lui ed i suoi avrebbero dovuto atterrare in territorio nemico, assalire e sopraffare la guarnigione nemica senza dare tempo di utilizzare le cariche da demolizione già predisposte per distruggere i due ponti (il disinnesco delle cariche sarebbe stato invece compito dei genieri della 297° brigata) e mantenerne il controllo finché non fossero giunti rinforzi a dare il cambio (“Hold until relieved”).

In particolare, era previsto che il 7° Battaglione Paracadutisti raggiungesse i ponti verso le 2 del mattino, mentre la 1° Brigata Commandos guidata dal Generale John Fraser, Lord Lovat, e la 185° Brigata Fanteria sarebbero sbarcate alle 6 sulla costa, raggiungendo i due ponti verso le 11.

La difesa dei due ponti era affidata a 50 uomini del 736° Reggimento Granatieri – un’unità di seconda linea, poco addestrata e mal equipaggiata; nelle vicinanze erano però presenti il 192° Reggimento Granatieri d’Assalto (Panzergrenadieren) e la 21° Divisione Corazzata (Panzer), due unità di livello ben superiore.

Gli alianti di Howard toccarono terra alle 00:16, le prime unità alleate a toccare il suolo quella notte; uno degli alianti atterrò per errore in uno stagno, spezzandosi in due col ferimento di quasi tutti gli uomini a bordo (uno di essi, rimasto intrappolato nell’aliante, affogò -la prima perdita di quell’operazione), mentre un altro era finito fuori rotta ed atterrò ad alcuni km di distanza – gli uomini di quell’unità riuscirono a ricongiungersi con il loro comandante solo il giorno dopo. Howard radunò rapidamente gli uomini in grado di combattere e, dopo essersi avvicinato silenziosamente ai due ponti, ordinò l’assalto al grido di “To action, Bucks!”.

Gli assaltatori travolsero rapidamente le difese colte di sorpresa, anche se tutti i comandanti di plotone furono feriti più o meno gravemente. I genieri, operando sotto il fuoco nemico, procedettero a disinnescare le cariche di demolizione.

 

Dettaglio della struttura del Ponte Pegasus. Le cariche da demolizione erano state applicate negli incavi delle travi principali. I genieri dovettero quindi calarsi sotto il ponte per poter tagliare i cavi dei detonatori, esponendosi così al fuoco dei cecchini

 

Alle 00:21 entrambi i ponti erano sotto controllo degli uomini di Howard, con i difensori morti o prigionieri anche se uno di essi era riuscito a fuggire durante il combattimento ed era corso al proprio posto di comando a dare l’allarme.

Circa mezz’ora dopo, i velivoli che trasportavano il 7° battaglione paracadutisti giunsero in zona; malgrado i segnali mandati dagli assaltatori e dai “pathfinder”, le pessime condizioni meteo resero il lancio un disastro. Gli uomini furono dispersi su una vasta area e persero praticamente tutto l’equipaggiamento pesante. Solo 100 uomini circa riuscirono a raggiungere Howard ed il loro comandante, Tenente Colonnello Pine-Coffin, decise di lasciare il comando dei ponti ad Howard e schierare i propri uomini a Bénouville per coprire il lato sud.

Nel frattempo i comandi tedeschi erano stati informati della cattura dei due ponti. La 21° divisione Panzer, che faceva parte delle riserve corazzate, non poteva essere mossa**, ma il 192° Panzergrenadieren sì; a partire dalle 3 del mattino gli uomini di Howard si trovarono quindi sotto attacco, dapprima da parte di artiglieria leggera e mortai e poi, a partire dalle prime luci dell’alba, da parte di blindati e carri armati dei Panzergrenaderen.

 

Semicingolato Sd. Kzf. 251, del tipo usato dai reparti Panzergrenadier

 

Isolati e privi di equipaggiamento pesante, i fanti Howard respinsero assalto dopo assalto distruggendo blindati e carri armati con mitragliatrici, granate e con un cannone anticarro catturato nell’assalto iniziale. Dei 17 carri armati che il 192° Panzergrenadieren impiegò per tentare di riprendere i ponti, 13 furono distrutti in questo modo.

Verso le 12, la 21° divisione Panzer ricevette il permesso di muoversi, ma a quel punto i cieli sopra la Normandia erano sotto controllo dell’aviazione alleata e la colonna di carri armati fu avvistata ed attaccata dai cacciabombardieri e dalle artiglierie navali alleate, riportando gravi perdite e non riuscendo ad arrivare in vista dei ponti; nel frattempo, unità isolate del 7° paracadutisti erano riuscite a raggiungere Bénouville e rinforzare lo schieramento disposto da Pine-Coffin, tanto da indurlo a un certo punto a iniziare un contrattacco. I Britannici, combattendo casa per casa, iniziarono a respingere le truppe tedesche da Ranville e Bénouville.

Verso le 13:30 gli uomini di Howard sentirono in lontananza la musica delle cornamuse suonate da Bill Millin che annunciavano l’arrivo dei rinforzi della 1° Brigata Commandos che, sbarcata come previsto alle 6, aveva incontrato una dura resistenza e si era aperta combattendo una strada verso l’entroterra. I Commandos attraversarono rapidamente il ponte e si unìrono alla difesa con la propria artiglieria e i carri armati leggeri.

William “Bill” Millin nel 1944

Verso le 21:15, la 185° Brigata di Fanteria giunse dal punto di sbarco Sword. John Howard cedette formalmente il comando dei due ponti e ritirò quel che restava della propria unità.

Nel corso della notte e della mattina di combattimenti gli uomini di Howard avevano lasciato sul campo 18 morti e quasi 50 feriti, mentre il numero di caduti da parte tedesca non è mai stato determinato con precisione.

 

Monumento ai caduti dell’operazione “Coup de Main” al Museo Pegasus

Per la sua impresa Howard ricevette la Distinguished Service Order, e diversi ufficiali e soldati del suo reparto furono anch’essi decorati. I due ponti furono ribattezzati “Horsa Bridge” (dal nome degli alianti utilizzati per l’inserimento) e “Pegasus Bridge” (dallo stemma delle forze aviotrasportate britanniche), e la strada che li collega divenne la “Esplanade Major John Howard”.

Stemma delle truppe aviotrasportate dell’Esercito Britannico

Entrambi i ponti, ormai deteriorati, furono rimpiazzati da ponti nuovi nel 1971 (Horsa) e nel 1994 (Pegasus). Il ponte Pegasus originale, con ancora visibili i danni ricevuti durante i combattimenti, è diventato parte del Museo Pegasus a Bènuville (Museo Pegasus) ed è tuttora visitabile.

Pegasus Bridge oggi

 

Molti libri e articoli sono stati scritti su questa ardita e cruciale operazione. Un eccellente punto di partenza è senza dubbio il volume “Pegasus Bridge: Bénouville D-Day 1944”, edito dalla Osprey Publishing (ISBN 9781472806352)

*: Hitler aveva fatto creare una rete di spie in Inghilterra che operava separatamente dal resto dei servizi segreti nazisti e le cui informazioni arrivavano direttamente a lui in persona; i servizi segreti britannici avevano però creato un’organizzazione di controspionaggio ultra segreta chiamata “Doublecross”, guidata da un misterioso individuo noto solo col nome in codice di “John Masterman” (la sua vera identità è tuttora segreta) e di cui fece parte anche Ian Fleming – e “Doublecross” già nel 1943 aveva individuato e neutralizzato o messo sotto sorveglianza ogni singolo agente di quella rete.

Quelle che Hitler credeva quindi essere informazioni segretissime carpite dai vertici delle Forze Armate e servizi di intelligence alleati erano in realtà notizie false o pilotate – e in particolare nei giorni precedenti Overlord ad Hitler furono abilmente fornite notizie che confermavano che il vero sbarco sarebbe avvenuto a Calais.

Tutte le operazioni preliminari messe in atto nella notte tra il 5 ed il 6 giugno 1944 dovevano quindi essere congegnate in modo da mantenere il più a lungo possibile questa finzione.

**: Hitler, convinto come da nota precedente di essere a conoscenza del vero luogo di sbarco, aveva dato disposizione che le divisioni corazzate potessero essere mosse solo dietro suo esplicito e specifico ordine.

La sera del 5 Giugno Hitler prese un sonnifero e ordinò di non essere disturbato fino al mattino dopo. Malgrado le notizie sempre più allarmanti in arrivo dalla Normandia nessuno ebbe il coraggio di violare quella disposizione e Hitler non fu informato degli sviluppi fino al mattino del 6.

Anche allora, occorsero varie ore prima che il Fuhrer si convincesse che lo sbarco in Normandia non era una finta.

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