L’odore dell’India di Pasolini – letto da Lino Guanciale

È incredibile come i libri, letti o ascoltati, possano trasportati in altri mondi, in universi sconosciuti; è proprio quello che accade con questa splendida lettura su Audible.

Non stai ascoltando l’ India…

Sei in India.

Cammini per le strade di Delhi, di Calcutta, di Aurangâbâd, osservando la bellezza e l’orrore, assaporando il tanfo e la dolcezza. Senti tutta la tenerezza di queste anime sottili, dalle membra fragili e consunte ma dagli occhi che sanno di miele.

Conosci Sardar, Sundar e ti affezioni mortalmente a Revi, vorresti strapparlo a quella vita miseranda e portartelo a casa, in valigia, perché ci starebbe nella tua piccola valigia, ripiegato tra i suoi vestiti consunti, asciugamani candidi in lontananza e sudici e logori visti da vicino.

È uno sguardo poetico e disincantato di un paese complesso, in cui il carattere dei suoi abitanti è forgiato dalle privazioni in una innaturale mitezza, in una non violenza composta e irragionevole.

La libertà religiosa è lo specchio di una mirabile tolleranza che si scontra con la contraddizione evidente della divisione in caste, che non è più legale ma è forte e tangibile come duecento anni fa.

L’India è un paese che sembra immobile nella sua mancanza di speranza, in cui chiunque è un mendicante, in cui anche la neonata società borghese soffre la sua incapacità di rapportarsi ai modelli occidentali.

Ma è giusto che provino a farlo?

È sensato che il nuovo diventi lo specchio di un esempio così omologato e consumista?

Pasolini detesta la borghesia intellettuale che chiude le porte al suo passato, dimenticando gli ultimi, dimenticando le radici contadine o proletarie di cui è l’origine.

Ma tutto questo non è possibile in India, dove la povertà, la disperazione e la morte sono così forti e tangibili da non poter distogliere lo sguardo.

Il turista viene travolto da una dolce, terribile e inesorabile pietà, una pietà sudicia e appiccicosa, come gli abiti dei piccoli indianini.

Le figure religiose cristiane che incontra Pasolini sono lontane dai parroci o prelati del nostro mondo, sono persone determinate a tentare di svuotare un mare di miseria con un ditale, persone che hanno la misericordia negli occhi, come Madre Teresa, a cui lo scrittore dedica un ritratto di straordinaria tenerezza.

Quando torni a casa non pensi al senso di speranza, non vedi la luce in fondo al tunnel, senti solo la struggente presenza nella tua mente di un sorriso educato e lieto, di una mitezza, di una compostezza che ti fanno sentire sporco, molto più sporco dei logori panni che avvolgono i loro corpi consunti.

Ti senti incancrenito nella tua opulenza perennemente insoddisfatta e senti freddo, un freddo che forse loro non percepiscono davanti ad una pira funeraria, uno di quei roghi che brucia i migliaia di morti per le strade ma che dà un inaspettato senso di pace e compiutezza.

La voce narrante è una carezza rispettosa, un accompagnamento leggero nell’orrore, una mano salda e morbida che ti conduce, come un esperto Virgilio, tra i vicoli dove la gente mendica, dorme, dove vivono a migliaia, affamati come cani ma delicati come farfalle.

È stato un viaggio di pura bellezza e sincero disgusto, un viaggio educativo e suggestivo, un’altra bellissima occasione per mantenere la mente aperta e il cuore spalancato.

L’odore dell’india su Audible – Pasolini – Letto da Lino Guanciale

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