Nell’estate 2014 scrivemmo l’articolo che leggerete qui sotto in omaggio all’attuale regista di Star Wars, J.J. Abrams.
Ora ci sembra giusto riproporvelo per far vedere quanto Star Wars ce l’avesse già nel sangue, quanto sia sempre stata la sua magnifica ossessione.
Un sogno che rischia di costargli caro. JJ, infatti, non differisce da Star Wars su una cosa fondamentale: o lo ami o lo odi. E anche se la terza trilogia di Star Wars dovesse andare bene, ci sarà qualcuno che lo odierà più di quanto non faccia ora.
Abbiamo detto che Star Wars è la magnifica ossessione di Abrams, la qual cosa si evince in tutte le sue opere, a cominciare dalle tre serie citate: in Alias si parla di conflitti tra genitori e figli, in Lost, per stessa ammissione del regista, si parla di “15 Luke Skywalker che diventano eroi”, in Fringe le cose si fanno persino più evidenti, sia per le citazioni dirette e indirette, sia per il rapporto unico che lega Walter e Peter Bishop, sia per altri personaggi, facilmente accostabili all’epopea di Lucas, sia per le musiche si Michael Giachino, da molti definito l’erede di John Williams. Cominciamo il nostro confronto con una semplice frase, presente nel pilot della versione pre air di Fringe e tagliata poi in quella che è andata in onda nel settembre del 2008:
Non è la sola cosa però. A inizio serie ritroviamo un Peter Bishop cinico, freddo. Deve essere costretto a tornare a Boston tramite un ricatto fatto da Olivia Dunham. Lui è l’unico che ha la chiave per poter accedere al padre, rinchiuso da 17 anni in una clinica psichiatrica. Dipendesse da lui, Walter Bishop continuerebbe la sua permanenza nel manicomio e le interazioni iniziali non sono certo rosee, anzi. Peter non fa mistero di odiare suo padre, non perde occasione per provocarlo con frasi taglienti, quasi al limite della crudeltà psicologica. In realtà pian piano gli autori ci mostrano il perché di questo atteggiamento e scopriamo che abbiamo a che fare con ciò che potremmo definire “la caduta degli dei”. Il piccolo Peter venerava letteralmente il padre, la dimostrazione l’abbiamo in uno splendido monologo fatto dal giovane Bishop, per
calmare un genitore completamente nel panico, in cui descrive un giorno di vacanza. Le parole che usa, l’espressione del volto, il racconto verbale e fisico ci restituisce proprio il ritratto di un uomo che ha cominciato a odiare il padre non solo per le sue mancanze, ma perché di fatto Walter Bishop si è dimostrato diverso dal mito che Peter credeva che fosse. Tutto ciò non può che richiamare in maniera palese un parallelo con Luke Skywalker nel momento in cui scopre che Anakin, suo padre, non era più il valoroso Jedi che lui pensava che fosse ma era diventato Darth Vader, il suo peggior nemico.
Luke ci metta un anno per accettare questa verità sul padre e decida di amarlo per quello che è, provando a buttare giù la maschera del male, quanto Peter ci metta altrettanto per accettare suo padre tanto da fargli il discorso sopracitato e arrivare a fargli un piccolo significativo regalo e in tutto questo tempo non assistiamo solo alla sua di maturazione ma anche a quella di Walter. Infatti se quest’ultimo ispira simpatia fin da subito, non si può certo dire che nel pilot fosse proprio una brava persona. Ricordiamo che aggredisce Astrid pur di fuggire alla sua tutela nel quarto episodio della prima stagione. E nel settimo riprende a fare esperimenti sul figlio, parlando di quelli che gli fece durante l’infanzia con assoluta
nonchalance. E’ anche importante sottolineare che, proprio come Luke non chiama subito “padre” Vader , Peter non chiami “papà” per un lungo arco di tempo lo scienziato e il giovane Bishop finirà per farlo proprio nell’episodio in cui, per la seconda volta, si troverà ad essere tradito da Walter.
Parliamo invece dell’altro Walter, che, in apparenza sembrerebbe il più malvagio dei due, quando nei fatti, alla fine “Mister Secretary” aveva motivazioni più solide del “nostro” Walter per agire come ha fatto. Mentre era al suo laboratorio, infatti, stava cercando la cura per Peter, venne distratto da September (volontariamente? Non lo sapremo mai) e questo mise in moto una catena di eventi che culmineranno con la guerra tra universi. Tornò poi a casa, non trovò il figlio, scoprì che era stato rapito da un uomo uguale a lui, ci mise mesi per comprendere che era stato portato via dal suo doppio e ci mise anche anni per riuscire ad andarselo a riprendere. In più vedeva il suo
universo andare a pezzi. Senza voler giustificare le azioni malvagie da lui fatte, ma in quanti avremmo agito diversamente? L’universo che ci viene presentato per primo, sembrava il buono a noi spettatori, nei fatti è quello che ha provocato il disastro, anche se con tutte le buone intenzioni. Eppure, nonostante tutto, Walternate riesce a risalire la china, basteranno poche parole del figlio, nella quarta stagione, per aprirgli il cuore e la mente, tanto da spingerlo ad una reale collaborazione con il “nostro” universo. Tutto questo non può non essere accostato non solo ad Anakin, alla sua caduta e alla sua redenzione finale per opera del figlio, ma anche al fatto che il confine tra bene e male non è mai così netto, tematica presente tanto in Star Wars quanto in Fringe. Da notare che anche nel modo di camminare Walternate ricordi non poco la celebre camminata di Vader.
Tra Peter e Luke c’è un parallelo molto forte nella gestualità e nel modo di porsi. All’inizio della seconda stagione di Fringe Peter si trova bloccato alla sede F.B.I da uno degli agenti e il giovane Bishop se lo scrolla di dosso con una gestualità che non può non richiamare da vicino quella Jedi. Ma non è l’unico episodio che ci viene in mente: nella terza stagione il giovane Bishop a contatto con la Macchina dell’Apocalisse, detta Vacuum, si trasforma e comincia a uccidere i mutaforma a caccia di informazioni. La scena in cui viene rivelata l’identità dell’assassino, che mostra Bishop Jr incappucciato e con l’arma spianata davanti e l’espressione feroce nel volto non può non richiamare la scena nella grotta in cui Luke deve fare i conti con il proprio lato oscuro e fallisce il test.Sia Luke che Peter non si ritengono speciali e sembrano non accorgersi del fatto che riescano a cambiare in meglio le persone che li circondano.
Un altro paragone interessante si può trovare tra Olivia e Anakin. Entrambi si ritrovano ad avere dei poteri sovrumani ed entrambi coltivano una rabbia mal repressa, frutto di un’infanzia disastrata. Olivia odia i suoi poteri, vorrebbe tornare la bambina che era un tempo, prima di subire gli esperimenti d Walter e Bell, vorrebbe tornare normale, si sente un’anomalia e lo ripete spesso. Anakin, dietro la sua arroganza, nasconde una fragilità d’animo incredibile, fragilità nata dalle continue pressioni del consiglio jedi. Anche se nei film non viene esplicitamente detto, Anakin non è molto contento di essere il prescelto, rifiuta la profezia, ma al contrario di Olivia, non rifiuta mai i suoi poteri, è fiero del suo particolare legame con la Forza e sa di saperne più di tutti su quest’ultima e non ne fa mistero.
accostare al fatto che Anakin voglia liberare gli schiavi su Tatooine: forse perché entrambi sono stati vittime di soprusi si sentono particolarmente vicini a coloro che li subiscono. Tra l’altro Olivia, anche se è molto chiusa nel personale, riesce a farsi ben volere sul lavoro da tutti, in particolare dal suo capo Broyles, che all’inizio la detestava, dall’agente Charlie Francis, il suo migliore amico e da altri e il giovane Anakin è l’unico che riesce a farsi amare dai cloni, insieme ad Obi-Wan, proprio la sua capacità di empatizzare con loro.
a buttarsi a capofitto nel compito di salvare l’umanità non è stato niente di così nobile. Racconta che quando seppe di essere rimasta incinta, era terrorizzata dal fatto di non poter essere una degna madre per la sua piccola a causa degli esperimenti subiti da bambina. E quando la sua bimba fu rapita, lo vide come un chiaro segno rivelatore di questo. Non voleva affrontare ciò che nel suo cuore era già scritto, ossia che la piccola Henrietta era morta a causa del suo essere indegna, così decise di buttarsi tutto indietro e di occuparsi del resto del mondo. Questo può ricordare l’atteggiamento di rifiuto che Anakin mostra nei confronti di Luke, cercando di fargli credere, a tutti i costi, di non essere meritevole del suo affetto e del suo perdono.
Un altro accostamento audace lo potremmo fare tra il maestro Yoda e September, l’Osservatore per eccellenza.
involontario, di Palpatine nella distruzione dei jedi. C’è un abisso tra lo Yoda della vecchia trilogia e lo Yoda dei prequel: il primo, a suo modo, mostra di tenere alle persone, ha compreso che non si deve e non si può ignorare il particolare, che le vecchie regole non potevano andare bene sempre e ha deciso di affidarsi al figlio di colui che ha tradito l’ordine. A Luke Skywalker. Certo, quando lo accoglie non usa proprio il massimo della gentilezza, però già si evince che è deciso a lasciarsi andare. E l’affetto che mostra per lui sul proprio letto di morte è sincero. Nei prequel, invece, vediamo uno Yoda distante, in apparenza incapace di provare amore o anche solo empatia, non solo per il discorso ad Anakin, ma perché, per lui, gli affetti sembrano essere qualcosa di sbagliato. E’ arrogante, sicuro di se, troppo sicuro di se. E
non sospetta mai di Palpatine, solo quando la verità gli sarà sbattuta in faccia, con la terribile strage al tempio jedi, la maschera di Yoda crollerà, mostrando il suo dolore e anche la sua rabbia, arrivando a farsi accecare da quest’ultima. September ci viene mostrato all’inizio come una strana creatura, priva di caratteristiche umane, un essere proveniente non si sa da dove, né da quando, che raccoglie dati sugli eventi e fa chiamate enigmatiche e si esprime con frasi sibilline. In realtà poi scopriamo che non è proprio così. Ha sempre vegliato sulla vita dei Bishop, arrivando ad affezionarsi e a sacrificare se stesso per loro. Se Yoda, all’inizio, è incapace di gestire i proprio sentimenti e cerca di nasconderli, considerandoli male, September non prova davvero nulla agli esordi della vicenda. E’ realmente distaccato. Non cattivo. Semplicemente privo di sentimenti e emozioni, che però farà entrare lentamente dentro di lui e, appunto, finiranno per travolgerlo.
Prima di arrivare alle conclusioni di questo lungo articolo, vorremmo fare un ultimo paragone: all’inizio dell’articolo abbiamo detto che Michael Giachino sia una sorta di erede di John Williams. Vi sono molte sue colonne sonore che lo provano, in particolare musiche come “Labor of Love”, “Star Trek Main Theme”, “Life and Death”, “Locked Out Again”, “Parting Worlds”, “There’s no Place Like Home”, “Moving On”. E anche in Fringe ha dimostrato questa sua bravura creando temi musicali magnifici come “Across the Universe”, il tema d’amore di Liv e Peter che ricalca molto “Across the Stars” di Williams, tema d’amore di Anakin e Padmé. Molto belli anche i temi sui singoli personaggi come “Peter’s Theme”, “Olivia’s Theme”, “Walters Theme” nonché “The Vanishing Bishop”, “The Observers” e “Reciprocity”.
Star Wars è una saga, anzi è La Saga per eccellenza della storia del cinema, ci sono tante opere, non solo cinematografiche, ma appunto anche televisive, che gli debbono molto.
avrebbe portati dritti alla rivelazione sul mistero degli Osservatori.
Star Wars si merita 10 per la coerenza, la struttura narrativa, le tematiche affrontate e molto altro.
“Volevo dirti che… non l’ho mai avuto nella mia vita… Walter dico… e ora grazie alla tua insana operazione lui fa parte della mia vita. E penso… penso di essere stato solo un po’ spaventato. E forse temevo che lui… parlando con quella donna… comunque sia volevo dirti scusami. Avevi ragione. Grazie.”








Mi avete commossa. Tanto tanto.
Mi piace Fringe, mi piacciono tantissimo le sue tematiche ed i suoi splendidi parallelismi con LA saga, non ho la passione che nutrite voi, ma è più che evidente vedere il fortissimo legame con l’opera di Lucas.
Ed anche gli approfondimenti su Star Wars non sono da meno: ottimi e sinceramente commoventi.
Bravissime.
Grazie cara. Abbiamo cercato di fare del nostro meglio e ci siamo fatte un po’ travolgere dalla passione per entrambe 😀
[…] Silvia Azzaroli su Omaggio a JJ Abrams: Fringe vs Star Wars […]