12 Monkeys – Recensione finale – Prima parte


Disclaimer: Tutte le immagini usate appartengono a Syfy.

12 Monkeys è una serie tv ideata da Terry Matalas e Travis Fickett, ispirata al celebre omonimo film cult di Terry Gilliam del 1995, a sua volta ispirato al cortometraggio La jetée di Chris Marker.

Quando è stata annunciata tutti noi appassionati di fantascienza in genere, e del film in particolare, abbiamo temuto il peggio. In realtà, traendo le somme a fine serie, i timori erano immotivati e si è andati oltre alle più rosee aspettative.
Da qui in avanti ci saranno spoiler sull’intera serie.


Esattamente come nel film un viaggiatore nel tempo, James Cole (Aaron Stanford di Nikita, E’ maturato molto nel corso della serie e davvero convincente nelle ultime stagioni), viene mandato indietro per impedire lo sterminio dell’intera umanità, causato da una terribile epidemia.

Le differenze tra serie tv e film sono innumerevoli, in primis per il percorso scelto, per i protagonisti, che non si riducono solo a tre come nella pellicola di Gilliam e più e più volte vengono poste domande molto interessanti sull’essere umano in genere. Ciò accadeva anche nel film del 1996 ma qui le domande sono di più e più sfumate.

Come nel film James viene aiutato da una dottoressa, lì era Kathryn Railly (Madeleine Stowe), nella serie di Matalas Cassandra Railly, interpretata da una sempre più intensa Amanda Schull.

James e Cassie, all’inizio, sono personaggi simili a quelli del film, per poi evolversi in una direzione molto inaspettata.

12 MONKEYS — “The Keys” Episode 107 — Pictured: (l-r) Aaron Stanford as James Cole, Amanda Schull as Dr. Cassandra Railly — (Photo by: Ben Mark Holzberg/Syfy)

Tuttavia è bene rimarcare che il primo cambiamento, rispetto alla pellicola di Gilliam, riguarda il personaggio di Jeffrey Goines (inquietante e indimenticabile Brad Pitt nel ruolo), che qui è diventato una donna, Jennifer Goines, a cui presta il volto Emily Hampshire, che riesce nell’incredibile impresa di non far rimpiangere Pitt. Fastidiosa e nevrastenica all’inizio si spinge verso una scelta inaspettata diventando uno dei pilastri dell’intera serie che vive delle sue stravaganze e tenere follie. Una primaria tra i primari, decisa a scegliersi il proprio destino, senza però calpestare gli altri, dimostrando, infine, per usare le parole di James: “Di essere la migliore di tutti noi”
Pian piano la serie si è spostata da una missione per salvare l’umanità da un’epidemia a una incentrata sul tempo e non solo per i continui viaggi che vengono fatti da James, Cassie e gli altri. Tutti gli appassionati sanno quanto sia difficile toccare il tempo e i suoi paradossi per gli autori ma, in questo caso, ci permettiamo di dire che il lavoro svolto è stato davvero molto buono e si sono evitati dei cliché che in genere compaiono quando si tratta questa tematica, ponendo degli spunti di riflessione interessanti sulla nostra vita.

La quarta stagione riparte da dove era finita la terza e siamo ancora alle prese con le perplessità, che abbiamo già esposto in una recensione precedente, per una Olivia(Alisen Down, la sua voce ipnotica è la cosa migliore del personaggio.) come Testimone per volontà propria e non per destino. Onestamente parlando forse è stata l’unica pecca in tutto l’impianto: aver creato un villain che non ha retto con il passare degli episodi. Un cattivo cattivo, di cui si capiscono poco le ragioni. Non è chiaro, infatti, perché lei abbia tutta questa voglia di creare la fantomatica Foresta Rossa. Non si sa se è per smania di potere, per una sorta di malsano imprinting o per rivalsa su tutto, anche sul tempo stesso. E il suo desiderio di distruzione è così forte che finisce, inevitabilmente, per creare coloro che la porteranno al peggior epilogo che potevamo pensare per lei.

Alla fine dei giochi il vero e solo Testimone era Athan Cole (James Callis ha un talento e un carisma immensi, speriamo che qualcuno gli regali presto un ruolo da protagonista in un progetto di valore), come abbiamo sempre pensato. Perché? Semplice: è grazie a lui che si arriva al finale che si è visto. Ma andiamo con ordine.

Olivia è decisa a distruggere i nostri, gli unici in grado di fermare il suo folle piano. James, Cassie e co riescono a saltare indietro nel tempo e a recuperare ciò che serve per sistemare la macchina del tempo, mezza rotta.

Una volta ricominciati i salti, Cassie incontra una giovanissima Olivia che pare una povera vittima in fuga da una madre oppressiva e invece… invece Olivia è cattiva fin da piccola, odia tutto e tutti, compresa la madre perché la vuole allontanare dal testimone che poi è sempre Olivia. Onestamente bah. Proprio bah. L’Olivia delle prime stagioni era cattiva ma pareva una creatura spezzata dagli eventi e da una pessima famiglia, quasi quasi si poteva capire la sua sete di rivalsa ma ora? Non si capisce una mazza perché, parliamoci chiaro, l’incontro tra Olivia ragazzina e adulta crea un paradosso gigantesco e nei fatti cancella tutto quello che abbiamo visto di lei nelle prime stagioni. Un bel lavoro eh.

Non paghi di tutto ciò gli autori decidono di renderla totalmente idiota dato che non solo le fanno ammazzare la persona che le ha permesso di diventare testimone (e già qui), ma la rendono una… dittatrice odiosa con la figlia Emma, usata come un oggetto per creare la Foresta Rossa e poi da buttare via. Una non madre indegna di essere madre e di essere chiamata tale. Così facendo la nostra crea i presupposti per distruggersi e farsi odiare da tutti e il bello che lei temeva la solitudine. La povera Emma è la classica figlia che cerca di farsi amare da un genitore abusivo – come è appunto Olivia – credendo che il loro rapporto fosse la normalità. La rivelazione arriva per mano o, meglio, grazie alla tortura mentale della povera Katarina che viene portata fin quasi al crollo nervoso pur di non rivelare quali fossero i loro piani e, soprattutto, pur di non rivelare che ruolo avesse sua figlia Hannah in tutto questo. La ragazza è sempre stata particolarmente intelligente e non ci impiega molto a capire e, soprattutto, a farsi venire i giusti e sacrosanti dubbi sul loro rapporto. Alla fine comprende maggiormente le motivazioni di James, Cassie e degli altri e arriva a schierarsi dalla loro parte riparando il giubbotto difettoso che permette di fare viaggi nel tempo senza usare la macchina.

Hannah(Brooke Williams famosa per la Spada della Verità e Spartacus. Ha un buon carisma e un certo talento) è, all’opposto di Olivia, la raffigurazione della vera madre ed è la prova che spesso si diventa adulti equilibrati perché si è ricevuto il giusto affetto e la giusta educazione. E tutto questo per merito di Jennifer: “Hannah è una donna meravigliosa grazie a te.” le dice infatti Katarina.

Sentendosi amata e capita Hannah è pronta a donare al mondo questo amore, senza riserve, con gioia: “è stata una mia scelta” dirà a James “Ho fatto di tutto per proteggerti” morendo tra le sue braccia e rivelando così di essere la sua misteriosa madre.

In una lettera struggente e toccante racconta la storia d’amore con il padre di James, di come si sia fatta travolgere dalla dolcezza, generosità e autentica passione di un uomo normale, per niente affettato o banale. È bellissimo mostrare il fascino della bontà, una cosa rara di questi tempi, in cui va di moda il fascino del male. Perdonateci se ci vengono in mente le parole di Alt Liv su Peter Bishop in Fringe: “PB è diverso da ciò che immaginavo. C’è una grande sincerità nei suoi occhi. La sua profonda bontà, è difficile non rimanere coinvolti.”  Ed è stupendo anche come si parli di una storia d’amore tra un padre e un figlio. È importante sottolinearlo perché anche il rapporto tra genitori e figli può essere una storia d’amore perché esistono diversi tipi di amore.

Per ora ci fermiamo qui ma questo non vuol dire che abbiamo esaurito la disamina su questa serie, tutt’altro. I temi trattati sono ancora molteplici  e sentiamo che non riusciremmo a render loro giustizia se ci limitassimo a un solo articolo. Quindi divideremo l’intero corpus delle nostre riflessioni in due parti, di cui questa è la prima. La seconda arriverà a breve, promesso. Stay tuned.

Recensione redatta da Simona Ingrassia e Silvia Azzaroli

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Silvia Azzaroli

Sono una scrittrice perché quando scrivo mi sento viva e posso visitare nuovi mondi e nuove terre.
Amo la fantascienza, che per me è il genere per eccellenza ma apprezzo anche i noir, i romanzi storici e il fantasy;
Amo il cinema la cosidetta settima arte: Star Wars, Prima dell'Alba, Blade Runner, Lost in Translation, Her, Marie Antoinette, Pane e Tulipani, Gattaca, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, Lady Hawke, Eternal Sunshine of Spotless Mind, Love Actually, Leon, Il signore degli anelli, La storia fantastica, Grand Budapest Hotel, Picnic ad Hanging Rock, Fino alla fine del mondo, il cielo sopra Berlino, Marie Antoinette, Arrival, l'Erba di Grace,
Le serie tv: in particolare Fringe, Twin Peaks, X-Files, Person of Interest, Doctor Who, The Expanse, 12 Monkeys, Broadchurch, Peaky Blinders, E.R., Friends, Quantum Leap, Battlestar Galactica;
la letteratura: Daniel Pennac, Jane Austen, Banana Yoshimoto, Ray Bradbury, Isaac Asimov, Robert Heinlein, Arthur Clarke, Agatha Christie, Paolo Rumiz, Baudelaire, Ungaretti, Manzoni, Petrarca, Marcela Serrano, Tolkien, Robert Silverberg, Daniel Pennac, Leigh Brackett, Murakami e molti altri;
i mici, la musica, il tennis (King Roger Federer), la pallavolo(indimenticabile la nazionale di Velasco, Bernardi, Zorzi, ecc), il pattinaggio e molto altro.

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