Dietro le quinte della storia – Lorenzo de’ Medici, il Magnifico

Nelle scorse settimane ho esplorato il rinascimento inglese attraverso importanti figure come Anne Boleyn e sua figlia Elizabeth, oltre che Shakespeare, ora cercherò di  raccontarvi come posso il Rinascimento Italiano, una delle epoche più gloriose della nostra storia, non solo per quanto riguarda l’arte e la cultura in generale, ma anche per quanto riguarda la politica.

E ovviamente non si può non parlare di politica rinascimentale senza citare Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico, per le sue indubbie doti in questo e altri ambiti.

Lorenzo nacque a Firenze da Piero il Gottoso de’ Medici e Lucrezia Tornabini il 1 gennaio 1449 quando I Medici dominavano la città e gran parte della Toscana da diverso tempo e il loro dominio era in parte in declino.

Lucrezia, la madre, era una donna colta e raffinata e fu da lei che il giovane Lorenzo imparò ad amare le arti e le lettere.

Fin da ragazzino partecipò attivamente alla vita di corte per volontà del padre Piero che volle introdurlo molto presto in quel mondo.

A cinque anni fu presentato al duca Giovanni Angiò come erede della sua stirpe, a 10 partecipò alle feste in onore di Galeazzo Maria Sforza, Signore di Milano, ospite dei Medici in quel periodo e appena sedicenne fu invitato alle nozze di Alfonso d’Aragona e Maria Sforza proprio in quel di Milano e l’anno dopo andò a tessere importanti accordi diplomatici con Ferdinando d’Aragona a Napoli e con il Papa a Roma.

Ebbene sì ad appena diciassette anni Lorenzo de’ Medici dimostrò un acume incredibile in ambito politico, sapendo farsi rispettare dai grandi della sua epoca.

Quando suo padre morì, Lorenzo venne confermato alla Signoria di Firenze insieme al fratello Giuliano dalla nobiltà locale che sperava di poter controllare i due giovani e trasformare Firenze in un’oligarchia, cosa che non avvenne, nonostante la famosa congiura della famiglia Pazzi, avvenuta nel Duomo della città nel 1478, durante la quale Lorenzo fu ferito gravemente ma si salvò mentre Giuliano perì sotto le pugnalate.

Tale congiura nacque dall’insanabile conflitto che si creò tra il Magnifico e il papato dopo che il giovane decise di mettere il suo esercito contro quello di Sisto IV (imparentato proprio con la famiglia Pazzi) durante l’assedio di Imola, Faenza e di Città di Castello: il papa voleva infatti mettere i propri nipoti a regnare su quei luoghi e il de’ Medici vi si oppose.

E pensare che per anni Lorenzo aveva mediato tra il regno Ferrante d’Aragona e  il suo alleato storico di Milano, Galeazzo Maria Sforza, venendo soprannominato per questo l’ago della politica italiana.

Tuttavia i rapporti tra il giovane fiorentino e Sisto IV, nonostante il promettente inizio, non furono mai buoni, anche perché, proprio come Federico di Svevia, Lorenzo era sì cristiano, ma non baciapile e nell’intimo pare che tollerasse poco il potere temporale della Chiesa.

Data la sua mente brillante non è difficile capire perché: egli era un uomo evoluto e moderno, amava le arti e la filosofia e non si sentiva totalmente a suo agio con chi voleva mettere dei paletti alle sue ambizioni personali.

Fu grazie al suo essere lungimirante che dobbiamo il fiorire di artisti, poeti e scrittori nella sua Firenze, divenuta, a pieno titolo, la capitale morale del paese, in concorrenza con Milano, sua alleata peraltro.

Sotto il Magnifico, infatti, nacquero e crebbero numerosi grandi artisti, tra cui ricordiamo il Pollaiolo, il Verrocchio, il Ghirlandaio, solo per fare qualche nome.

Le botteghe di questi artisti furono finanziate e supportate da de’ Medici in persona.

Bisogna tuttavia ricordare che due grandi menti come quelle di Leonardo da Vinci e Lorenzo cozzarono un po’. Non si sa se vi furono aperti contrasti tra i due (mentre sappiamo tutti che Leonardo e Michelangelo si detestavano), ma è ben nota la preferenza del Magnifico verso Sandro Botticelli, il quale, di fatto, divenne il pittore di corte dei Medici, a cui dedicò la Primavera.

Già, la Primavera di Botticelli è forse l’emblema per antonomasia del Rinascimento, anche dal titolo stesso: tutti fiorisce, tutto rinasce, anche le donne del quadro, realizzato a tempera su tavolo, sembra che siano in avanzato stato di gravidanza, benché non tutti concordano su quest’ultima interpretazione.

Quello su cui tutti concordano è che il volto dei capolavori di Botticelli è chiaramente ispirato al viso di Simonetta Cattaneo, la donna amata da Giuliano de’ Medici, forse la donna più bella di quel periodo, immortalata dall’arte sublime del pittore fiorentino.

A proposito de La Primavera, tuttavia, alcuni studiosi ipotizzano che la figura centrale fosse Lucrezia Donati, la bella e intelligente amante di Lorenzo, la quale si diceva, fosse incinta proprio del Magnifico.

Lucrezia fu una sorta di musa per il de’ Medici, come lo furono Laura e Beatrice per Petrarca e Dante.

Altro problema non da poco fu il contrasto con Savonarola, frate domenicano, di idee un po’, come dire, retrograde, dato che iniziò a annunciare sventure e disgrazie contro Firenze e l’Italia per essersi abbandonate all’umanesimo ed essersi dimenticate di Dio.

Purtroppo ci furono alcune persone che ascoltarono le sue farneticazioni, tra cui proprio Botticelli, il quale pensò bene (si fa per dire) di bruciare alcuni suoi quadri troppo inneggianti al paganesimo, secondo Savonarola e mettersi a dipingere tristi e tetri quadri religiosi, tutti inneggianti a penitenze.

Una tristezza unica.

Li ho visti dal vero e  fanno malissimo.

Povero Botticelli plagiato da un tale essere.

E meno male che qualcuno salvò la Primavera e La Nascita di Venere.

Bruciare l’arte è da criminali senza se e senza ma.

Savonarola, non pago di tutto questo, ovviamente lanciò la scomunica a Lorenzo de’ Medici, primo “colpevole”, secondo la sua mente malata, di aver portato Firenze ad inneggiare alla lussuria e altre scempiaggini.

Mettendo da parte il frate domenicano, è bene ricordare che il Magnifico fu anche un discreto scrittore, tanto che ci ha lasciato una delle poesie più belle e inneggianti alla gioia di vivere.

Sto parlando naturalmente di Quanto è bella giovinezza.

Chissà se mentre la scriveva Lorenzo sapeva che sarebbe morto giovane, appena 43 enne, dopo aver salvato l’Italia dall’invasione straniera e averla resa grande, impedendo anche tante guerre, con la sua intelligenza, le sue arguzie e il suo amore per l’arte.

Tra i suoi scritti è importante non dimenticarsi di Nencia da Barberino,un poemetto in ottave di argomento “rusticano” in cui un rozzo pastore, Vallèra, intona un lamento amoroso per l’amata Nencia, che disdegna le sue attenzioni.

Tale poemetto è un delizioso esempio di parodia dello Stilnovo e ha dalla sua una notevole sperimentazione.

Lorenzo de’ Medici aveva un umorismo raffinato e gustoso, presente anche in altri suoi lavori, tra cui il divertente Simposio, chiamato anche I Beoni, i cui protagonisti sono nientemeno che i più famosi ubriachi di Firenze.

Geniale sotto svariati punti di vista Lorenzo il Magnifico, anche se non privo di difetti ovviamente, e la sua morte, davvero troppo prematura, avvenuta l’8 aprile 1492, mise fine agli anni di tregua tra i piccoli stati italiani, che lui avrebbe voluto riunire, la popolazione era d’accordo, ma altri poteri, tra cui il papato, no. E pensare che avremmo potuto diventare una sola nazione nel quattrocento. Quanto sarebbe bello poter aver un politico come il Magnifico ai nostri tempi.

Daniel Sharman sarà il Magnifico ne I Medici – Masters of Florence

Post Scriptum: come tutti sapete è in produzione la seconda stagione de I Medici – Masters of Florence, dove Lorenzo sarà interpretato da Daniel Sherman, famoso per i suoi ruoli in Teen Wolf e The Originals, ha alle spalle una solida formazione teatrale, essendosi laureato alla London Academy of Music and Dramatic Art.

Vedremo se il giovane sarà rendere bene il Magnifico, certo, fisicamente ci siamo poco (è oggettivamente troppo bello), ma non vuol dire nulla. Meglio che diventi Lorenzo intimamente, non tanto come lineamenti.

Vi lascio con “Quanto è bella giovinezza”

Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Quest’è Bacco e Arïanna,
belli, e l’un dell’altro ardenti:
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c’è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo
se non gente rozze e ingrate:
ora, insieme mescolate,
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Questa soma, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio, è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s’altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siam, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c’ha a esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

 

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