#Doctor Who – Demons of the Punjab

Disclaimer: foto di proprietà della BBC.

Recensione di Chiara Liberti.

Un orologio rotto. Il punto di partenza della sesta puntata di questa undicesima stagione di Doctor Who è nientemeno che un cimelio di famiglia, donato da un’anziana nonna ad una nipote molto amata. E’ quanto basta per scatenare la curiosità di Yaz, che approfitta del fatto di avere un’amica con una macchina del tempo.
Era già successo, lo ricordate? Con Rose, che desiderava rivedere il padre perduto prematuramente, e con Clara, che per errore torna nel passato ad incontrare un Danny Pink ancora bambino. Spettatore avvisato, mezzo salvato: sappiamo infatti cosa può accadere se si interviene per modificare la propria linea temporale, così come lo sa il Doctor, che avverte Yaz di usare la massima prudenza.

Ma la passeggiata nel passato si rivela più dolorosa e complicata di quello che tutti pensavano, complici un promesso sposo che non è il nonno di Yaz e la presenza piuttosto intrusiva di due alieni dall’aria minacciosa. Il divieto di non interferire si infrange momento dopo momento, man mano che il Doctor e gli spettatori vengono a conoscenza dei perché che avvolgono le vicende dei personaggi.
Questa è la puntata della rottura di tutti gli stereotipi. Chibnall, credo che non ti ringrazierò mai abbastanza, anche se sei più sadico di Moffat nel far morire coloro che incontriamo lungo il cammino.
Intanto ci sta presentando un Doctor che è singolarmente impossibilitato a salvare sempre e comunque la situazione.
I am the Doctor. And I save people!” Disse un accorato Twelve, prima di dare l’immortalità ad Ashildr nella nona stagione.
Qui invece no. Il Doctor non può intervenire nei vari salvataggi, perché saranno proprio i risvolti negativi che daranno la forza ai personaggi per compiere le loro scelte. Era accaduto con Rosa, succede anche ora, con la morte di Prem.
Sembra una stupidaggine, ma invece non lo è. Quante volte, nel nostro quotidiano, troviamo la forza di reagire, proprio grazie agli eventi negativi che ci capitano? Quante volte il dolore che ci viene inflitto è un pungolo così potente da aiutarci a trovare risorse che non pensavamo mai di avere?
Il Dottore della speranza, così Jodie si è presentata al pubblico, e sta mantenendo la promessa, perché quando il male ci affligge è proprio la speranza quella luce necessaria a farci trovare la strada.

Unbreen, musulmana, sta per sposare il suo amore di sempre, Prem, induista. Cresciuti insieme, hanno sopportato le difficoltà, la divisione a causa della guerra, le differenze delle rispettive religioni. Contro il parere di tutto e di tutti, hanno saputo vedere l’uno nell’altro non un nemico, ma qualcuno da amare, in nome della ricerca di ciò che unisce e non di quello che divide.
Un messaggio dalla portata enorme, perché ieri come oggi le differenze religiose sono il pretesto più becero perché ragazzi della stessa età si guardino gli uni gli altri non come fratelli, bensì come nemici da uccidere senza pietà.
Ucciso – e scopriremo presto da chi – il santone induista che avrebbe dovuto celebrare il matrimonio, sarà il nostro Doctor a fare da officiante. Ed il suo discorso, per me, va dritto sul podio dei discorsi più belli pronunciati dal nostro gallifreyano che amiamo.
L’amore non è un sentimento smielato, relegato al romanticume. L’amore vero è un’arma, è speranza, è quella forza che ci permette di andare avanti nonostante tutto.
Love is a promise.” Aveva detto a Twelve ad una sconcertata Missy, davanti al povero Danny ridotto in cyberman ma incapace di uccidere Clara.

Un altro stereotipo infranto è quello degli alieni cattivi. Non feroci assassini, non più, almeno, dopo che essi hanno perduto il loro mondo, ridotto a polvere. Il dolore della perdita ha trasformato i Tijariani, rendendoli creature migliori, capaci di portare compassione non solo verso se stessi, ma anche e soprattutto verso tutti coloro che nell’universo muoiono soli. Un pugno nello stomaco, questa rivelazione, soprattutto perché avvenuta nemmeno un’ora dopo le solenni celebrazioni per il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. Una guerra che ha visto milioni di giovani vite spezzate, morte atrocemente in trincea, nella solitudine e nel dolore, nella lontananza dai loro cari. Finzione e realtà s’intrecciano in un nodo di dolore e speranza, commemorazione e commozione.

Manish è l’ultimo tassello di un odio fratricida che non si arresta di fronte a nulla. La guerra e la spartizione dell’India hanno radicalizzato il giovane, impossibilitato a provare non dico affetto, ma almeno accoglienza, verso la giovane sposa del fratello e verso Prem stesso. La differenza religiosa è diventata un muro insormontabile, una questione di “noi” e “loro” che non permette nessun tipo di amore, nemmeno verso il suo stesso sangue.
Manish, nei campi, ripete il gesto che fu di Caino, anche se non è lui a premere il grilletto. A nulla valgono le parole del Doctor, e nemmeno quelle di Prem. A nulla serve quella carezza del fratello che è un perdono dato nonostante tutto.
Adesso, vi prego, abbiate ancora il coraggio di affermare che la fantascienza è un genere lontano dalla realtà ed è solo fantasia senza agganci.

Come affermato da Prem stesso, i demoni che danno il titolo alla puntata non sono gli alieni che fanno paura ai personaggi. Ma sono invece l’odio, l’intolleranza, il radicalismo, l’incapacità all’accoglienza. Tutte cose che per sedimentarsi ed essere messe in pratica hanno bisogno di esseri umani che fanno di esse un vessillo ed un’arma contro il loro prossimo.
i veri demoni sono gli uomini, quando smettono di guardarsi l’un l’altro come fratelli, quando imbracciano le armi dell’odio per uccidersi a vicenda.

Una personale tirata d’orecchie a tutti quei presunti “fan” che si stanno lamentando di queste puntate storiche e troppo moraliste.
“Ma che davero?”, come si dice qui a Roma.
I tg quotidiani sono inondati da notizie in cui il gesto di Manish si ripete, ancora ed ancora, senza una tregua… possibile che non abbiate imparato ancora nulla? Possibile che davanti al dito che vi indica la luna continuiate ad osservare la punta del vostro naso e non quel che viene indicato? Possibile che, davanti al dramma della guerra, dell’odio, del dolore di vite che ogni giorno davvero muoiono nella solitudine più disperata, vi ostiniate a chiedere… che cosa? Effetti speciali? Storie fantasiose? Happy ending?
Doctor Who non vi sta insegnando dunque nulla? Non vi si sta mostrando – come dicono saggiamente Graham e Prem – che l’unico modo che abbiamo per migliorare questo mondo è “essere delle brave persone“, perché è il solo modo per proteggerci dall’odio che ci circonda ovunque?

C’è una trama orizzontale o no?

Di Silvia Azzaroli

 

Dopo la splendida recensione di Chiara vorrei aggiungere alcune considerazioni sparse non solo sull’episodio ma anche sulla stagione in generale.

Chibnall ha detto che non ci dovrebbe essere una trama orizzontale. Permettetevi, tuttavia, di avere qualche dubbio in merito.

Probabilmente la trama non riguarderà una sola stagione ma vi sono diversi punti in comune.

Nel primo episodio gli Stenza, esseri che viaggiano nello spazio e nel tempo, usano la Terra come ring personale per decidere chi di loro sarà il capo. E non sembrano sapere chi sia il Doctor.

Nel secondo episodio i nostri finiscono su un pianeta, dove ogni elemento è mortale a causa di manipolazioni fatte da degli scienziati, ricattati da entità superiori.

Qui c’è di nuovo una gara, stavolta per la sopravvivenza, che di nuovo non conoscono il Doctor ma neppure la Terra.

Nel terzo il villain, che viaggia con un manipolatore vortex, cerca di impedire a Rosa Parks di mettere in atto la sua protesta perché non vuole che le persone di colore siano considerate come le altre. E di nuovo non conosce il Doctor.

Nel quarto un tizio clone di Trump (ma non così antipatico)ha reso, tramite la sua noncuranza e superficialità sui rifiuti tossici e radioattivi, i ragni giganti e spaventati. A lui pare non interessare nemmeno chi sia il Doctor.

Nel quinto finalmente gli alieni che conosciamo sanno chi sia il Doctor(è considerato un eroe) ma le loro usanze sono invertite rispetto alla Terra, tipo sono gli uomini a partorire e le donne a doversi mostrare forti anche se malate. E in più hanno una conoscenza sbagliata della Terra, tramite libri non ortodossi, già visti nel Viaggio dei dannati, ai tempi del Decimo Doctor.

Nel sesto altri alieni, che non si capisce bene se conoscano o meno il Doctor, viaggiano nel tempo e nello spazio per stare vicino a chi muore, compresi i Terrestri, dopo che il loro pianeta è stato distrutto mentre loro erano in giro a cercare di invaderne altri.

Il tutto, come faceva ben notare Chiara, vicino all’anniversario della fine della prima guerra mondiale.    

A questo punto mi viene da chiedermi cosa sia successo alla Terra e perché in pochi paiono conoscere il nostro eroe.

Vi butto una teoria folle. Forse gli alieni che abbiamo visto nell’ultimo episodio hanno a che fare con tutto questo. E forse è stato proprio il Dottore a spingerli ad espiare in quel modo. Chissà.

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