Intervista a Sara Gavioli, autrice di Un Certo Tipo di Tristezza

Nuova intervista in collaborazione con il gruppo Use Book Love,  questa volta intervistiamo Sara Gavioli, autrice di “Un Certo tipo di Tristezza”.

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Temiamo che questa domanda sia banale e che te l’abbiano fatta già in molti: in Anna quanto c’è di te?

In effetti credo sia la domanda che qualsiasi scrittore si sente fare di più. In particolare, avendo scelto di narrare in prima persona, me la sono sentita fare spesso. Qualcuno aveva addirittura pensato che la protagonista fossi io. Di certo c’è sempre molto di noi stessi, in ciò che scriviamo. Anna ha diverse cose in comune con me: le esperienze all’università, ad esempio. O la paura per Babbo Natale. Ho parlato di temi a me cari, come la sensazione di estraneità rispetto a una società che oggi pretende tanto da noi dandoci molto poco in cambio. In realtà, comunque, la tua è una domanda un po’ diversa dal classico “sei tu?”. Quanto c’è di me in lei? Qualcosa, sicuramente. Non così tanto come potrebbe sembrare, però. Ho sempre guardato ad Anna con un certo affetto. La capisco e le voglio bene, ma ogni tanto anch’io vorrei dirle di darsi una mossa.

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Cosa intendi per romanzi di formazione? Un modo per spingere le persone a riflettere sulle proprie scelte?

Il romanzo di formazione è un genere letterario che trova le sue origini intorno alla metà dell’ottocento. Ne fanno parte le storie che si concentrano sulla crescita e sulla maturazione del protagonista. Spesso a questo si accompagna una riflessione sul contesto in cui i personaggi si muovono, e di certo io mi sono soffermata parecchio su questo punto. Anna è una protagonista un po’ atipica: non è poi così giovane e dovrebbe essere già cresciuta a suo tempo. Forse proprio questo la rende adatta a rappresentare la gioventù di oggi.

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Hai un certo legame con la montagna, visto che l’hai scelta come luogo in cui Anna si rifugia?

Potrei dire che si tratta di un legame ideale: sono siciliana, vivo da poco a Milano e non ho mai passato molto tempo in montagna. L’idea di luoghi simili mi ha sempre affascinato. La neve, l’isolamento, il silenzio: a me piacerebbe molto essere al posto di Anna. Proprio in questi giorni ho fatto per la prima volta un giro in Svizzera, visitando qualche piccolo paesino montano. Hanno dovuto trascinarmi via.

Leggiamo che hai scritto dei poemi epici: parlacene un po’.

Ho scritto di tutto, come succede a chiunque ami scrivere. Serve da palestra, anche se non amo condividere quel che mi è stato utile più che altro per migliorare. Si inizia sempre così, prendendo spunto da ciò che si legge, per poi formare un proprio stile e scegliere una direzione. Ho nel cassetto fasci di vecchi scritti adolescenziali, a partire dal romanzo “Fortunata la sfortunata” che fu un bestseller: nella sua edizione economica, su un quaderno di terza elementare e con tanto di illustrazioni, ha venduto decine di copie. Le hanno comprate tutte i miei genitori, ma questo non diciamolo in giro.

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Poesia, poemi, romanzi, racconti: qual è la forma narrativa che pensi ti sia più congeniale e perché?

In realtà adoro i racconti brevi. Penso sia quella la forma narrativa che preferisco, infatti non credevo che sarei mai stata in grado di scrivere un romanzo. Probabilmente la mia seconda fatica sarà una raccolta di frammenti. Parlare del perché è più complicato. Il mio stile si è fatto con gli anni più immediato, più asciutto. Non amo gli orpelli, e la forma del racconto breve si adatta bene a quello che mi piace esprimere. Nonostante questo, ho già iniziato anche un altro romanzo. Diciamo che mi piace sperimentare.

Cosa ti ha spinto a scrivere finalmente un romanzo?

Ho voluto mettermi alla prova. Iniziare è facile, ma portare a termine una storia insegna molto e fa crescere. Insieme ad Anna sono maturata anch’io. E poi avevo in mente la situazione di base da anni, volevo che diventasse qualcosa di concreto.

maryaC’è un autore o un’autrice in particolare che ti ha ispirato e ti ha fatto venire voglia di scrivere?

Oh mamma, ce ne sono tantissimi. Adoro leggere e divoro libri in continuazione. Le mie preferenze variano un sacco in base al periodo. Parlare delle influenze che altri autori hanno avuto su di me è complicato: mi sembrerebbe di insultarli, facendo il paragone. Comunque, devo molto a tanti scrittori diversi tra loro. E forse è sempre così: leggendo, prendi un po’ da ogni storia che ti colpisce. Ammiro l’onestà e la brutalità di Marya Hornbacher, ad esempio. La semplicità del linguaggio di Stephen King, la complessità emotiva di Knausgard, le atmosfere di Shirley Jackson, i personaggi femminili di Gillian Flynn. Potrei andare avanti per ore.

milanoSei siciliana di origine come noi. Ti manca la tua terra? Ti trovi bene nella “nebbiosa” Milano? Sappiamo che non è sempre facile amare questa città…

Io amo Milano. Ne ho sentito parlare male in ogni modo possibile, ma mi ci trovo benissimo. Ho sempre avuto un rapporto complicato con la Sicilia: penso che non ci siamo capite bene a vicenda. La distanza però aiuta e rende più facile avere una visione d’insieme. Potendo scegliere preferirei continuare a vivere qui tra la nebbia, ma non mi dispiace tornare al sud ogni tanto.

Nella tua scheda di presentazione citi come presenza costante i tuoi gatti. Hai mai fatto oppure, hai mai pensato di dedicarvi una storia?

Be’, la mia aspirazione per il futuro è di diventare un’eccentrica vecchietta che vive circondata da gatti. Non vedo l’ora. No, non credo di averne mai scritto. Forse è un argomento un po’ inflazionato, o magari l’ho evitato perché nutro troppo rispetto per questi animali. Anche nel romanzo ho accennato alla loro presenza nella vita di Rachele, ma tra le pagine se ne vedono più che altro tracce: una pallina in un angolo, il ricordo della compagnia che tenevano. Sarà che li vedo così: presenze non invadenti, sullo sfondo. Ed è proprio il motivo per cui li adoro.

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Abbiamo letto nel tuo blog che provieni da un mondo in cui i social network ancora non esistevano ma c’erano i blog e la gente interagiva tramite queste pagine scritte. Quanto ti manca quel mondo e quanta differenza noti con l’attuale era di facebook?

La differenza è enorme. Vado su internet da quando ero una ragazzina, e le cose sono cambiate un sacco. Non sono ancora la vecchietta eccentrica che vorrei essere e quindi eviterei di iniziare un discorso con “ai miei tempi”, ma è stato un cambiamento veloce. Chi frequentava la rete anche solo quindici anni fa se ne sarà accorto. In ogni caso, più che altro ci faccio sopra della sana ironia. Rimanere fossilizzati non serve, basta cercare di mantenere la spontaneità che caratterizzava le condivisioni forse più ingenue di un tempo.

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Intervista redatta da Simona Ingrassia e Silvia Azzaroli

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Silvia Azzaroli

Sono una scrittrice perché quando scrivo mi sento viva e posso visitare nuovi mondi e nuove terre.
Amo la fantascienza, che per me è il genere per eccellenza ma apprezzo anche i noir, i romanzi storici e il fantasy;
Amo il cinema la cosidetta settima arte: Star Wars, Prima dell'Alba, Blade Runner, Lost in Translation, Her, Marie Antoinette, Pane e Tulipani, Gattaca, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, Lady Hawke, Eternal Sunshine of Spotless Mind, Love Actually, Leon, Il signore degli anelli, La storia fantastica, Grand Budapest Hotel, Picnic ad Hanging Rock, Fino alla fine del mondo, il cielo sopra Berlino, Marie Antoinette, Arrival, l'Erba di Grace,
Le serie tv: in particolare Fringe, Twin Peaks, X-Files, Person of Interest, Doctor Who, The Expanse, 12 Monkeys, Broadchurch, Peaky Blinders, E.R., Friends, Quantum Leap, Battlestar Galactica;
la letteratura: Daniel Pennac, Jane Austen, Banana Yoshimoto, Ray Bradbury, Isaac Asimov, Robert Heinlein, Arthur Clarke, Agatha Christie, Paolo Rumiz, Baudelaire, Ungaretti, Manzoni, Petrarca, Marcela Serrano, Tolkien, Robert Silverberg, Daniel Pennac, Leigh Brackett, Murakami e molti altri;
i mici, la musica, il tennis (King Roger Federer), la pallavolo(indimenticabile la nazionale di Velasco, Bernardi, Zorzi, ecc), il pattinaggio e molto altro.

2 commenti

  1. Bellissime domande e interessanti risposte. Complimenti a entrambe! 😀

    1. Grazie Annarita. Gentilissima. Anche da parte di Simona e Sara 😉

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