Perché Coliandro è una lezione di vita ai radical chic

Coliandro tornerà venerdì prossimo su Rai2 in prima serata ma grazie a Rai Play è stato possibile vedere l’episodio in anteprima, anche se non proprio tutto a causa di problemi tecnici.

Ciò che ho visto è però sufficiente a farmi fare diverse riflessioni che potranno non piacere dato che non ci andrò molto sul leggero.

In questo episodio Coliandro, stanco delle prese in giro, al limite del mobbing e delle vessazioni dei colleghi Gambero e Berta, dà una risposta feroce ad entrambi, con annesso “vaffanculo” e con una frase molto politicamente scorretta all’indirizzo della collega.

Epiteto sicuramente poco gentile ma frutto della rabbia del momento e quando sei arrabbiato dubito fortemente che stai a pensare all’insulto politicamente corretto.

E da qui nascono alcune riflessioni.

Coliandro è un uomo sboccato, dice quello che pensa, senza stare a badare alle conseguenze, ha dei pregiudizi, basati sull’ambiente in cui ha vissuto e l’educazione ricevuta, è amante della giustizia e dell’onestà ed è molto imbranato, non è un macho, anche se lo sembra.

Questa, in sintesi la sua figura, non è vero che è razzista, misogino e omofobo.

Avere dei pregiudizi non è necessariamente sintomo di razzismo, lo è nella misura in cui si è incapaci di buttarli giù e di andare oltre.

Quindi la domanda è: è lui razzista oppure lo sono i suoi colleghi?

Coliandro ha aiutato sempre tutti, un’umanità variegata, donne, omosessuali, immigrati, ecc. Sempre, andando oltre e diventando realmente amico dei suoi clienti.

La sua figura mi fa pensare ad una cosa.

Molto spesso talune persone si fanno influenzare dal linguaggio e dai modi di fare degli altri, bollandoli come razzisti, senza minimamente stare a pensare al perché di questi questi atteggiamenti.

Vogliamo un esempio concreto?

Il signor Crozza da anni prende in giro Ferrero, il presidente della Sampdoria, per i suoi modi, bollandolo come razzista per alcune sue frasi poco felici.

Ferrero, per chi lo conosce realmente, è una persona buona come il pane, da tempo fa reale beneficenza negli ospedali, in particolare in quelli pediatrici, dove credo sia molto difficile distinguere i bimbi dal colore della pelle.

Vi potrei anche fare un esempio personale.

Conosco da anni donne e uomini che hanno la terza elementare, usano lo stesso linguaggio di Coliandro, possono avere pregiudizi simili ma poi sono loro che vanno negli ospedali, nei centri di accoglienza e mille altri posti stando vicino a questa povera gente che sbarca in cerca di aiuto.

Vogliamo parlare dei quartieri malfamati?

Non molto tempo a Milano successe di tutto in viale Padova, io so dov’è, è vicino a Loreto, vicino al centro. Bande di latinos imperano nella città e se qualcuno osa dire qualcosa, chiedendo l’invio di forze speciali, arrivano i politicamente corretti a parlare di razzismo. E sapete cos’è la cosa più divertente? Che a chiedere l’invio di forze speciali furono sudamericani, qui da anni, che lavorano qui, sono perfettamente integrati e ne hanno giustamente le scatole piene di essere associati a questi delinquenti.

Cosa c’entra questo con Coliandro?

C’entra che magari la sinistra (e parlo da persona di sinistra) dovrebbe ricominciare ad andare nei quartieri, battere le strade, parlare con le persone, invece di pontificare dai villozzi sul razzismo.

Coliandro è l’esempio di chi vive disagi e problemi in prima persona, dice frasi sbagliate ma poi si fa il mazzo per aiutare tutti, indistintamente, quindi magari perdoniamolo per i suoi modi e le sue parole anche perché chi lo scrive sono delle menti che di sinistra ne sanno a iosa, ovvero Carlo Lucarelli, i Manetti Bros e Giampaolo Morelli, tutti di sinistra, tutti acculturati, tutti antirazzisti. Bisognerebbe farsi due domande invece di mettersi in cattedra.

La frase contro Berta è brutta? Sì, lo è ma lei cosa fa di buono?

Cos’è essere donna e essere lesbica le dà in automatico il patentino di bontà, onestà e gentilezza?

La parità, per come la vedo io, significa sapere anche ammettere che in mezzo ad ogni categoria di persone vi siano delle immense teste di bip che hanno scelto di esserlo.

E Berta e Gambero fanno parte della categoria di questi ultimi.

Coliandro, invece, mi fa pensare ad una cosa, mi fa pensare alla maestra Cristina di Don Camillo, che in punto di morte chiede di essere sepolta con la sua bandiera, quella con lo stemma del Re.

Peppone in Comune fa un discorso a dir poco epico:

“Come capo dei comunisti io me ne infischio delle vostre opinioni perché io personalmente rispetto più lei morta che tutti voi vivi. E se qualcuno ha qualche obiezione lo faccio volare dalla finestra.”

Pesante sicuramente, molto politicamente scorretto ma che fa capire una cosa: il rispetto verso gli altri, che hanno idee diverse dalle nostre, supera le nostre intime convinzioni e ci fa vedere quanto i loro ideali, per quanto diversi, fossero reali.

Coliandro è amato perché è vero, genuino, generoso.

Mangia se ha fame, si sbatte per gli altri, si arrabbia se lo attaccano, non recita la parte dell’uomo perfetto, è un uomo generoso.

Ecco perché la sua donna delle pulizie, slava, si rivolge a lui, non ad altri poliziotti, perché sa che farà di tutto per aiutarla.

Se mi perdonate mi fa pensare ai motivi per cui amavo Fringe.

La Fringe Division, sia di qua che di là, era fatta di persone vere, che appunto mangiavano quando avevano fame, non lasciavano lì il pasto, come in troppi film e telefilm hanno visto, perché richiamati a fare altro. Se succede poi dopo ti mangi i tavoli.

E oltre a mangiare, lottavano contro le ingiustizie, punivano i colpevoli, piantavano casino, anche tra di loro, se vedevano qualcosa di sbagliato e magari dicevano frasi non sempre consone nel momento di rabbia.

Succede, siamo umani, santo cielo.

Da amante delle parole e della loro importanza, dico che è assolutamente sbagliato giudicare una persona da una parola sbagliata.

Sbagliatissimo.

A parte che non bisognerebbe giudicare mai nessuno in generale ma a maggior ragione le persone che combattono ogni giorno per risolvere i problemi degli altri e che vivono su loro stessi certi disagi.

Andiamo oltre, squarciamo il velo.

La sinistra torni a fare la sinistra seguendo l’esempio dello sboccato Coliandro, la sua grezza genuina umanità, che non ha niente a che fare con i veri razzisti come il parrucchino mannaro (sapete tutti di chi sto parlando: mi rifiuto di scrivere il suo nome) e di altra gentaccia simile del nostro paese, gente che sfrutta il malcontento popolare per prendere voti e non fa assolutamente nulla per risolvere detti problemi.

Ci sarà il suo motivo se Coliandro ha ricevuto un premio dai veri poliziotti.

Su un numero molto vecchio di Dylan Dog, Lassù qualcuno ci chiama, un bellissimo omaggio ad Umberto Eco, con annesso personaggio ispirato a lui, Humbert Ecò, vi era un episodio molto significativo.

Due mamme, una bianca e una di colore, entrambe accumunate dalla sofferenza per aver perso i figli, spariti su una montagna, forse morti.

La mamma bianca, in preda alla rabbia e alla disperazione, dice una frase terribile, che non vi ripeterò, la mamma di colore, non reagisce, è solo sconvolta.

Poco dopo la donna si rende perfettamente conto di aver detto una cosa tremenda e si scusa:

“Che cosa terribile ho detto. Siamo entrambe dello stesso paese.”

E la mamma di colore la abbraccia dicendo:

“E dello stesso dolore.”

Le due donne si stringono in lacrime.

Ecco se ci è riuscita una donna delle pulizie a capire che a volte si dicono cose terribili senza pensarle e ha accettato le scuse sincere, forse possiamo riuscirci anche noi.

Certo è un’opera di fantasia ma vorrei far presente che Umberto Eco amò moltissimo questo albo, lui uomo di cultura, persona intelligente e non snob.

Viva Coliandro, il braccio maldestro, sfortunato e generoso della legge.

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