I ponti di Madison County – Recensione –

 

“I vecchi sogni erano bei sogni. Non si sono avverati, comunque li ho
avuti.” (R.K. I ponti di Madison County)

La cinematografia, in fondo, è piena di amori fedifraghi: in Unfaithful- L’amore infedele (2002) Diane Lane tradisce Richard Gere; in Gone Girl (2014) Ben Affleck commette adulterio, scatenando l’ira sempre meno recondita di Rosamund Pike o ancora, per citarne un terzo e procedendo un po’ più a ritroso si potrebbe citare il film Innamorarsi (1984), in cui Robert De Niro e Meryl Streep perdono la testa l’uno per l’altra stravolgendo, così, le loro vite sentimentali.

I protagonisti della pellicola sentimentale I ponti di Madison County (1995) sono la sopra citata Meryl Streep, ovvero la Karen Blixen la quale dieci anni addietro (1985) si trovava in Africa con Denys Finch-Hatton (Robert Redford), stavolta nel ruolo della casalinga di origini italiane Francesca Johnson e il Biondo de “Il buono, il brutto, il cattivo”, Clint Eastwood, nonché regista del lungometraggio, nei panni del fotografo Robert Kincaid.
L’esile trama è potenziata dalle sequenze paesaggistiche intese quasi come scatti fotografici, che immortalano la potenza interpretativa dei personaggi: Robert “cittadino del mondo, solitario ma non monaco” e Francesca, interpretazione per la quale la Streep riceve una nomination come miglior attrice protagonista, donna insoddisfatta della sua vita coniugale, affranta da una letale routine e confinata in uno stato, l’Iowa, dove “tutti sanno tutto di tutti”.

La narrazione della vicenda avviene attraverso l’ausilio dei diari e degli oggetti che la donna lascia ai due figli per svelare loro la sua breve relazione extra coniugale, resa possibile dall’assenza momentanea del marito e dei figli: quattro giorni in tutto per una breve, ma intensa corrispondenza d’amorosi sensi. Una storia di rimorsi. Di rimpianti. Un breve atto rivoluzionario. Un amore mai sepolto, come dimostra il libro di fotografie che lui le fa recapitare dopo la sua morte in ricordo di quel che è stato o come testimonia la volontà della defunta di far gettare dal ponte le sue ceneri; decisione, questa, presa anche dall’amato.
La vicenda serve ai posteri o meglio ai due figli, in principio sconcertati, affinché non commettano gli errori della madre. Una sorta di lezione di vita, che poco compensa una scelta poco appagante che perpetra nella rinuncia e poco consola quegli spettatori, i quali, anche solo per un attimo, hanno sperato in un finale differente: si insomma, lei che apre quella dannata portiera e fugge con Clint per non tornare. Mai più! Scelta che, fra i vari ipotetici accostamenti, mi ricollegherebbe al lieto fine tra Rosalba (Licia Maglietta) e Fernando (Bruno Ganz) nel meraviglioso Pane e tulipani (1999) di Soldini.

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