“IL POMODORO” DI FONDAZIONE VERONESI PER LA RICERCA 24 e 25 aprile

Fondazione Veronesi – Il Pomodoro

Il motivo per cui sono diventata volontaria di Fondazione Umberto Veronesi è sintetizzato nella mia frase di autopresentazione:

“Sono una signora del nastro rosa, salvata dalla ricerca”.

Da tempo desideravo dare una mano alla ricerca oncologica, paradossalmente la drammatica situazione sanitaria del 2020 ha fatto slittare gli eventi di piazza (e annullare vari miei impegni sportivi).

Così mi sono trovata libera per l’edizione “di recupero” (era prevista a primavera) di “Il Pomodoro: buono per te, buono per la ricerca” di fine ottobre scorso.

Avevo dato la disponibilità come semplice volontaria e seguito il corso online, quando il banchetto (una postazione già “consolidata” da anni) a cui ero destinata è “saltato” per vari motivi legati all’emergenza Covid, così ho proposto di allestire io un banchetto a pochi km da casa mia.

“Se trovi i volontari, noi ci attiviamo per chiedere al Comune il permesso di occupazione di suolo pubblico” mi hanno risposto dalla Fondazione, dandomi fiducia.

Così in quattro e quattr’otto ho recuperato una decina di amici, tutte persone che già sapevo sensibili, e sono diventata “responsabile di banchetto”, un’esperienza che mi ha dato tanto e mi ha reso felice di poter contribuire nel mio piccolo.

Ma cos’ è l’evento dedicato all’italianissimo e salutare “oro rosso” ?

E’ una raccolta fondi per finanziare nuovi filoni di ricerca, ma anche nuovi protocolli di cura, per le malattie oncologiche pediatriche, in particolare la leucemia linfoblastica acuta che è la più diffusa.

Sono la principale causa di morte per malattia in età pediatrica, almeno nella nostra società occidentale; ogni anno nel mondo si ammalano circa 250.000 bambini, solo in Italia sono circa 1.400 nella fascia d’età da 0 a 14 anni, più circa 800 adolescenti (15-19 anni).

Possono sembrare numeri “piccoli” (e infatti possono pure essere considerati numeri “poco remunerativi” e quindi poco interessanti, meno ‘golosi’ agli occhi di chi sponsorizzasse la ricerca solo nell’ottica di un futuro profitto), ma ogni numero è un bambino, è una vita, dietro la quale oltretutto c’è una famiglia in una situazione devastante…

La Fondazione Umberto Veronesi dal 2014 organizza eventi specifici per finanziare gli studi di giovani ricercatori e sostenere cure innovative, all’insegna del motto “Gold for Kids” (il nastro oro è simbolo dei tumori pediatrici, come il nastro rosa lo è dei tumori femminili)

E nel 2021 sarà la quarta “discesa in piazza” col pomodoro grazie al contributo dell’Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali (Anicav) e del Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio (Ricrea)… e di centinaia di volontari in tutta Italia.

Lo scorso ottobre sono stati 1.200 i volontari e 22.000 le confezioni di pomodoro distribuite (senza contare quelle disponibili su Amazon), grazie anche al passaparola tra amici e all’attivazione di realtà associative e aziende.

Per via dell’emergenza Covid sono leggermente diminuiti i volontari e le donazioni spontanee, ma sono aumentate le città coinvolte, per cui è stata raccolta una cifra superiore ai 280.000 euro.

L’obiettivo per il 24 e 25 aprile è superare i 300.000.

Ma cosa succede durante l’evento di piazza?

Allestito il banco (con i guanti di lattice) e disposta la segnaletica anti-Covid, ricordando brevemente ai volontari le stringenti disposizioni igieniche (non si riceve denaro in mano, non si consegnano in mano le confezioni o i palloncini, il pubblico non può accedere al banchetto in più di una persona a meno che non siano due della stessa famiglia ecc.), si incontra semplicemente la gente, spiegando ai passanti il perché dell’iniziativa.

Può succedere, come ovunque, di trovare persone indifferenti o addirittura ostili:

esemplare il caso di un tizio che un Natale al banchetto di Mani Tese dentro una libreria di Como si fece confezionare un bel po’ di pacchi regalo per poi dichiarare “Io non credo al volontariato” e andarsene senza lasciarci neanche un euro per il nostro disturbo!

i corsi online per volontari e responsabili di banchetti

Ma in genere la gente capisce che siamo lì per una buona causa, a cui può scegliere di contribuire o meno, e si fanno anche incontri “speciali”.

Il professionista che da giovane lavorava in un ospedale e confida che quand’era contrariato saliva al reparto pediatrico e gli passava tutto, riusciva cioè a mettere le cose nella giusta prospettiva.

La mamma volontaria di un’altra associazione che ci sussurra “Conosco… la mia grazie a Dio è guarita” e seguendo il suo sguardo in tralice vediamo una splendida bimba che scorrazza per la piazza coi capelli al vento.

Il pensionato che ci confida la recente perdita della compagna della sua vita.

Contatti che restano nel cuore e aiutano a rivedere anche le priorità della nostra esistenza.

Se vi imbattete in un banchetto di volontari con la pettorina azzurra, sappiate che, se vi fa piacere, potete contribuire con un’offerta libera, anche una monetina nel nostro salvadanaio è preziosa; ci saranno palloncini per i più piccoli.

A fronte di un’offerta minima di 10 euro (con ricevuta) riceverete come ringraziamento una confezione contenente tre lattine di pomodoro (pelati, pomodorini, polpa) più il ricettario e una bustina di semi da piantare.

Sul sito della Fondazione trovate la mappa interattiva con tutti i banchetti d’Italia (in provincia di Como ad es. saranno 5).

il banchetto lariano di ottobre

Trovate anche le modalità con cui potrete darci una mano alla prossima edizione: come proporsi in qualità di volontario, oppure attivarsi per una “distribuzione privata” come squadra sportiva, o istituto scolastico, o associazione, o azienda che può scegliere queste confezioni come gadget per i dipendenti, e così via.

Ognuno può anche aprire sulla piattaforma “Insieme per la Ricerca” un proprio evento online per il filone della ricerca che gli sta più a cuore.

Ad es. visita guidata virtuale, creazione di gadget, raccolta in occasione di un compleanno o in memoria di una persona cara.

Mi sento infine di dire grazie:

ai miei medici, ai responsabili degli eventi della Fondazione che ci seguono passo passo;

agli amici del Mato Grosso con cui a ottobre abbiamo condiviso la piazza e le caldarroste;

alla mia counselor che mi portò un panino al banchetto “perché altrimenti tu nemmeno mangi”;

a tutti i “miei” volontari di quest’autunno e di questa primavera e a chi si è attivato per la distribuzione privata.

E a voi per la pazienza di arrivare in fondo a questo articolo.

Fondazione Veronesi

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