Maborosi di Hirokazu Kore’eda – Recensione

Maborosi è una pellicola del 1995 di Hirokazu Kore’eda, regista che vinse la Palma d’Oro a Cannes nel 2018 per Un affare di famiglia.

Maborosi, una delicata pellicola sul dolore, rappresenta il suo esordio, tratto da una novella di Teru Miyamoto, venne presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, dove vinse l’Osella d’oro per la miglior regia.

La storia è molto semplice.

Yumiko, giovane di Osaka, da bimba perde la nonna, decisa a tutti i costi a morire nel suo paese di origine, lasciando la famiglia della piccola, poi da adulta vive un’altra tragedia.

Sposata felicemente con Ikuo, ha un figlio da lui ma una sera l’uomo, inspiegabilmente, si butta sotto un treno.

Lentamente, grazie alla madre, Yumiko riprende la sua vita e si unisce ad un altro, Tamio, un uomo gentile che vive nella penisola di Loto, anch’egli vedovo con una figlia.

I due rinascono insieme, grazie anche all’affetto e al calore della  vita di provincia, eppure l’ombra del passato non molla mai del tutto la ragazza e un viaggio a Osaka, dalla madre, la manda in confusione.

Il dolore in Maborosi è raccontato in maniera lieve, quasi impalpabile, non ci sono scene eclatanti, salvo una, che non racconterò, ciò che colpisce è il racconto quotidiano e intimo di persone comuni, che provano a rifarsi una vita, riescono anche a farlo, con una certa fatica, un passo alla volta, capendosi e amandosi.

Il rapporto tra Tamio e Yumiko è infatti molto toccante, non c’è costrizione o altro, pur essendo nato da un’agenzia che fa incontrare le persone, i due sembrano capirsi, la vita di provincia, che prima sembrava stretta per entrambi, ora è un balsamo perché li fa sentire circondati da tante persone, certo un po’ invadenti ma anche gentili.

A fare da contraltare agli interpreti, le splendide e intense musiche di Ming-chang Chen, un perfetto compendio tra dolore e gioia, abisso e serenità, che aiutano non poco a sentirsi parte del mondo di Yumiko.

E non si può nemmeno non citare la fotografia dei luoghi della penisola di Noto, luoghi in cui il mar del Giappone la fa da padrone, un mare che qui avvolge la nostra protagonista, quasi in un abbraccio violento e impetuoso e sembra ricordare i mari del Nord nella Scozia e nell’Irlanda.

Maborosi è una storia semplice eppure moderna, dove natura, dolore, rabbia e voglia di vivere si fondono insieme.

Maborosi sancisce l’esordio dell’attrice Makiko Esumi (l’intensa Yumiko), ex pallavolista professionista ed offre inoltre uno dei primi ruoli di rilievo a Tadanobu Asano.

Tutte le immagini di Maborosi appartengono al produttore Naoe Gozu e alla Milestone Films

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Silvia Azzaroli

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