Westworld

Westworld – 4a stagione – recensione

Recensione della 4a stagione di Westworld

Disclaimer: tutte le immagini usate nell’articolo appartengono a HBOMax

Non se voi ci avete fatto caso ma spesso, nelle serie tv, avviene una sorta di maledizione.
Le stagioni dispari sono bellissime mentre quelle pari invece sono… lo sono meno.
Westworld non fa eccezione a questa maledizione.
Si era aperta con una prima stagione di una bellezza sfolgorante, per essere seguita da una seconda stagione orribile, salvo una manciata di episodi. La terza stagione, nuovamente, è stata splendida, anche se alcuni non la valutano al mio stesso modo
E la quarta, vi chiederete voi, com’è?

Da questo punto seguiranno pesanti spoiler sulla stagione.

L’episodio di apertura ci mostra cosa è successo dopo il finale della terza.
Ci viene detto che sono passati sette anni da allora, sette anni in cui gli esseri umani hanno ingaggiato una pesante contro i robot che, sembra, essere stata vinta dai primi.
Caleb Nichols nel frattempo si è sposato e ha avuto una figlia. É tornato a fare il manovale e, di tanto in tanto, insegna alla piccola a sparare perché è sicuro che, prima o poi, le tornerà utile. La moglie lo accusa di non volersi lasciare alle spalle il passato, che continua a rivivere la guerra attraverso mille paranoie.
Parallelamente abbiamo un paio di trame, no, sono tre.
Hale e William, o meglio la loro versione robotica, continuano nei loro piani di conquista del mondo, un pezzo alla volta.

Il progetto è quello di sostituire, lentamente, gli esseri umani con le loro copie robotiche, soprattutto i pezzi grossi al governo.

Lo scopo è chiaro: Hale è in cerca di vendetta, vuole fare agli esseri umani ciò che è stato fatto agli Host di Westworld, ridurli degli schiavi.

Se siete insettofobici forse è meglio che non la vedete perché Hale e i suoi accoliti usano delle mosche per prendere possesso della mente umana ed è davvero disgustoso.

La seconda trama invece è quella di Christina, interpretata da Evan Rachel Wood.

Sembra essere una persona normale, con una compagna di vita, un lavoro ossia quello di scrivere storie per videogiochi.
Ha di tanto in tanto la percezione che non tutto funzioni esattamente come dovrebbe, soprattutto perché si trova a camminare vicino a un senza tetto che parla di una torre e poi, poco dopo, viene contattata da un uomo, un certo Peter (Aaron Stanford) che dichiara che lei gli ha rovinato la vita.

Maeve per molto tempo si è data alla macchia.

Ha vissuto per molto tempo da sola in una cascina in mezzo alla natura. Questo ritiro finisce bruscamente quando sa che Hale e William si sono messi a caccia di Caleb e, soprattutto, quando le vuole dare una mano.

Ben presto i due comprendono che la guerra è ben lungi da essere terminata e cercano di scoprire come si stanno muovendo, finendo con il tornare a Westworld ma, questa volta, come esseri umani fruitori del parco.

Da come ci avevano fatto vedere alla fine della terza stagione, sembrava che Bernard avesse trascorso secoli nel Sublime, ossia nel paradiso degli host – una delle poche cose buone della seconda stagione – ed è così, più o meno.

Una ventina d’anni.

Bernard dice di aver intravisto un cammino per poter salvare il mondo e, dopo qualche incertezza dovuta all’inattività dopo il suo risveglio, si muove affinché possa arrivare in tempo per renderlo reale.

Maeve e Caleb sono in “Mafia World” ossia un mondo tipo Westworld ma ambientato negli anni 20.

Vedo che gli autori di quel mondo non brillano per fantasia, visto che hanno ricreato la scena di apertura di Dolores e Teddy della prima stagione ma non solo.

Maeve si ritrova a guardare tutto quanto e afferma: “hanno fatto qualche cambiamento ma la storia fondamentalmente è la stessa.”

E mi sto chiedendo se questo non sarà il leit-motiv di tutta la stagione. Ma qual’è davvero la storia?
E soprattutto mi porta a fare un’altra domanda abbastanza centrata e presa da Person of Interest, dal suo finale di stagione.
“This is now?”
Cioè le vicende che vediamo quando sono ambientate?
Personalmente parlando trovo parecchio snervante tutto questo vai e vieni tra presente, passato e futuro.

A metà della stagione sappiamo che alla fine Hale ha vinto, ha trovato un modo per infettare tutti gli esseri umani attraverso le mosche e farli diventare i suoi burattini.

Lo dice lei stessa nel finale del quinto episodio: gli adulti hanno il cervello già formato, quindi meno incline a un sostanziale cambiamento, mentre i bambini sono plasmabili e – poco dopo – il virus si adatta perfettamente rendendoli dei robot.

Piccola chiosa semiseria: Nolan, la mia socia Silvia e io vogliamo i diritti. Nella nostra saga c’è un’idea non molto diversa da questa, anche se poi la direzione che prendiamo è totalmente differente.
Ritorniamo a bomba, cioè a Westworld:
Alla fine del quarto episodio Caleb è stato infettato ma riesce a resistere ai comandi della Torre.

É così che Hale scopre quello di cui parla alla fine del quarto episodio e che vi ho riportato poco prima.

Bernard è insieme a colei che scopriamo essere la figlia di Caleb e sono alla ricerca di un’arma: Maeve.

Lei è l’unica che può fermare la Torre – in effetti l’avevamo vista pilotarla, in un certo senso, mentre stava combattendo contro HostWilliam.

Maeve è forse l’unica cosa che si salva finora – l’unica cosa bella della seconda stagione interpretata da una splendida Thandiwe Newton – (che, a tratti, mi ha dato delle vibes da Sarah Connor di Terminator) perché rimane fedele a se stessa.

La sua fame di conoscenza mista a una estrema empatia per il genere umano hanno generato una reale evoluzione.

Evoluzione che la porta a desiderare che l’umanità possa vivere libera da qualsiasi catene.

Lei che affronta la caducità e l’essere effimero dell’uomo mi ha ricordato ferocemente la series finale di Person of interest in cui, la Macchina creata da Finch, faceva i conti con lo stesso identico tema.

Trovo parecchio triste aver scoperto che adesso Caleb è diventato un robot – e non sapeva di esserlo – e ho trovato agghiacciante l’immagine in cui la Torre comanda a tutti di bloccarsi all’improvviso.

Una dimostrazione di cosa ha fatto Hale, purtroppo.

Improvvisamente mi sono resa conto di cosa sia la palla che si vede alla fine della sigla della quarta stagione di Westworld: non si tratta altro che della versione ingrandita degli occhi della mosca.

Nel quinto episodio Hale e William fanno i conti con l’essere, di fatto, i padroni del mondo.

L’apertura è davvero inquietante: il nostro uomo in nero è seduto a tavola assieme a un uomo e una donna.

Si comporta come se loro fossero davvero suoi amici di lunga data e parlano del libero arbitrio, di come sia davvero bello poter essere i padroni del proprio destino.

HostWilliam però gli dimostra che in realtà le cose non stanno proprio così, anzi.
I due non sono altro che esseri umani condannati a essere schiavi.

In parallelo abbiamo finalmente la rivelazione di chi è Christina e quale sia davvero il suo ruolo: è la narratrice del destino degli esseri umani comandati da Hale e HostWilliam.

La prima dice che però questo gioco di comandare gli esseri umani le sta venendo a noia e che ci dovrebbe essere qualcosa, un modo, per evolversi, per avere di più di quello che hanno.

Inoltre le danno fastidio che esistano esseri umani che sfuggono alla dominazione ossia gli outliers.

Queste persone erano già comparse nella terza stagione, erano gli stessi che non rientravano nell’algoritmo di Rehoboam.

Ancora non sappiamo bene perché questo succede ma Hale ha mandato alcuni host con il compito di ucciderli.

Qui succede l’imprevisto: una semplice conversazione con uno di questi, sembra faccia impazzire.

Nemmeno HostWilliam ne è immune, tanto che si ritrova a porsi domande sul suo posto in questo universo.

Libera William leggermente dalla prigione criogenica in cui si ritrova e gli espone i suoi dubbi, in cerca di risposte.

E qui ho la sensazione che si stia sprecando una tematica importante.

La terza stagione era incentrata sulla questione libero arbitrio vs destino e ha portato fuori delle cose molto pregevoli, in questa quarta stagione mi sembra che la tematica dovrebbe essere l’evoluzione.

Non solo quella che dovrebbero fare i robot ma anche il genere umano.

Perché come specie è talmente tanto arrogante da non accorgersi di essere diventata schiava a causa di un virus.

E per i robot, ormai sono stufi di essere delle divinità, il gioco non è più tanto divertente.

Quindi il famoso labirinto, ossia il percorso che gli host devono fare – e non l’ha fatto nessuno a eccezione di Maeve e in maniera del tutto indipendente – si allarga e diventa un processo globale.
Non sono però tanto sicura che gli eventi siano raccontati in maniera consona e, soprattutto, davvero dovevamo aspettare più di metà stagione per questo?

Onestamente parlando non so come faranno a risolvere tutto, o buona parte del tutto, in soli tre episodi. Correranno sicuramente e non sarà un bene per la serie.

Il titolo del sesto episodio è “Fidelity” e gli autori sé la sono giocata in due modi diversi.

L’episodio è stato quasi per la sua totalità incentrato su HostCaleb (vi odierò sempre sommamente per questo a meno che non ci sarà un twist finale, anche sé ci credo molto poco)

Charlotte Hale è sempre alla ricerca di quel qualcosa che rende alcuni esseri umani resistenti alla sua manipolazione.

Cerca in tutti i modi di indurre il pover Host a tradirsi e rivelarle il segreto.

Continuo ad affermare a gran voce che tutti i premi che sono andati a Cranston per quella noiosissima opera osannata da tutti, che io non nominerò, sarebbero dovuti andare a Aaron Paul.

É di una bravura spaventosa in questo episodio, soprattutto quando si vedono tutte le varianti di HostCaleb tutte insieme.

Non vi toglierò il piacere di vederlo in azione raccontandovi come ha cercato di fuggire dalla prigione in cui si ritrova rinchiuso e spero davvero tanto che alla fine Hale faccia una fine atroce senza scoprire quale sia il segreto degli outliers.

Dall’altra parte abbiamo Frankie, la figlia di Caleb cresciuta, che porta Bernard e il corpo inattivo di Maeve in quella che una volta era “Mafia World” e adesso non è altro che un cumulo di erbacce e sabbia.

Bernard per riattivare la mia host preferita ha bisogno di alcuni componenti che possono essere trovati solo tra i resti di un vecchio parco.

Ed è lì che scoprono che tra le file della resistenza c’è una talpa, un host che si è infiltrato per poter arrivare a Frankie e prenderla come ostaggio per usarla contro HostCaleb.

Fortunatamente però arriva Maeve a salvare la situazione, facendo fuori la talpa che non era altro che Jay, l’uomo che aveva finora guidato la resistenza e che è stato sostituito a New York.

Alla fine della sua fuga HostCaleb riesce a raggiungere il tetto e a mandare un messaggio via radio alla figlia in cui dice che il mondo in cui vivono è una bugia.

Maeve poco dopo aver ucciso HostJay le dice che il padre è vivo e che ha sentito il suo messaggio.

Maeve e Caleb condividono la stessa spinta emotiva: entrambi hanno agito per proteggere i propri figli e voglio caldamente sperare che, alla fine della stagione, loro due saranno i veri host evoluti.

Perché ciò che li spinge a fare quello che fanno è il loro legame con la famiglia.

Mancano però due episodi alla fine e onestamente parlando ho un po’ paura di vedere come giungeranno alla fine e collegheranno tutti i fili.

Alla fine di Metanoia, il penultimo episodio della stagione, mi sono sentita un po’ presa per i fondelli.

Ora vi spiego perché.

Vi tralascio tutti i piani e tutta la manfrina delle varie versioni degli eventi che Bernard ha visto.

Versioni in cui Maeve e lui non sopravvivono.

E continuano a non farlo per tutto l’episodio.

Ah si c’è stata la riunione tra HostCaleb e la sua Frankie.

Ovviamente non l’ha riconosciuta perché nella mente del povero robot, lei è ancora una bambina ma poi capisce che è realmente sua figlia.

Risulto senza cuore se dico che non mi ha commosso come invece avrebbe dovuto?

E la colpa non è nemmeno del povero Aaron Paul ma proprio di chi ha scritto tutto quanto.

Vi ricordate che ho parlato di una splendida idea ma trattata male? Beh qui si reitera di nuovo il maltrattamento.

Alla fine della fiera Hale è davvero stufa di essere la dominatrice del mondo e vuole mettere in pausa i poveri esseri umani infettati e resi robot, allo stesso modo degli host messi in pausa in un magazzino come dei giocattoli rotti.

E’ pronta per trascendere – qualsiasi cosa significhi perché hanno deciso di non mostrarcelo ovviamente, sia mai che si veda davvero qualcosa di positivo in questa serie – ma viene fermata da… beh HostWilliam.

Dopo una conversazione con il vero William che in pratica gli dice che l’umanità e gli host non sono pronti a evolversi davvero e invece sono destinati alla distruzione.

In fondo lo aveva detto pure Rehoboam alla fine della terza stagione.

Quello che mi chiedo è: perché fare una quarta stagione, che mi è parsa praticamente inutile al fine dell’intera serie di Westworld quando si poteva risolvere il tutto con… tre, quattro episodi?

E Nolan parliamoci chiaro: il finale a effetto shock io l’ho visto già fare alla fine della terza stagione di Fringe.

Quel maledetto “He never existed” ha infestato le menti di noi fan della serie per tutte le stagioni a venire.

E’ stato così perché poi non c’è stata una spiegazione sensata per quella frase.

Alla fine di Metanoia Christina si chiede perché nessuno intorno a sé la vede.

Ed è strano considerato il fatto che fino a quel momento era riuscita a comandare praticamente tutti gli esseri umani infestati, ammesso che fosse così, questione di cui comincio a dubitare.

Ha pure interagito con la sua amica Maya – nuovo personaggio introdotto nella stagione e non si sa bene per quale motivo davvero, considerato che non è una outliers e non serve manco per la cosiddetta “illuminazione” di Christina. Quindi perché introdurla se non è utile ai fini della storia? Mah. –

la risposta di Teddy è o, meglio, vorrebbe essere da shock.
“This world is real, you’re not.”

Spero davvero che nel prossimo episodio abbiamo una reale risposta per questa frase, qualcosa che abbia senso narrativamente parlando altrimenti mi sa che bollerò questa stagione esattamente come ho fatto per la seconda: una stagione orrenda.

Dovevo aspettarmelo.

Nolan è davvero ossessionato dalle simulazioni – come in Person of Interest – e qui non è da meno.

La spiegazione per Christina è semplice: lei non era lì perché tutto partiva dalla perla che conteneva la sua personalità.

Lei era davvero la narratrice in un mondo che si basava interamente su sé stessa.

Compresa Maya, la sua amica che noi pensavamo fosse una outliers e invece no, che delusione.

Ma andiamo con ordine.

L’episodio della season finale si apre praticamente dove ci aveva lasciato l’episodio precedente, con il mondo in fiamme e gli esseri umani che si uccidono a vicenda.

Cito la mitica Sandra: che noia che barba, che barba che noia.

Hale viene resuscitata da dei robot e riceve un ultimo messaggio video da Bernard, in cui le rivela che l’unico modo perché le cose finiscano per il meglio è lasciar decidere a Christina/Dolores.

HostWilliam sempre più preda della vena distruttiva, va nella diga che contiene i server del paradiso degli host, “The sublime” e cerca di cancellarne i dati per poter creare l’inferno anche lì.

Viene fermato da Charlotte Hale che distrugge la perla di HostWilliam e carica quella di Dolores nel Sublime.

Per un ultimo test, un ultimo loop in cui la posta è alta: sopravvivenza o estinzione.

Gli esseri umani però sono dannati all’estinzione, si, certo sopravviveranno i pochi Outliers sparsi per il mondo ma, forse, sono troppo pochi per portare avanti il genere.

O forse no.

Qui cito “Guerra e pace”: finché c’è vita c’è possibilità.

E ora vi chiederete: e Caleb?

Caleb riesce a mettere in salvo la sua Frankie, dandole un ultimo saluto e lasciandola nelle mani della sua ragazza.

La cosa che mi ha dato una sorta di serenità è stato il fatto che nessuno lo riporterà di nuovo indietro, per fortuna.

Non sono stata felice della fine che ha fatto Maeve, almeno un finale sereno nel Sublime con la figlia se lo sarebbe meritato.

In fondo hanno resuscitato Charlotte Hale – che poi alla fine si è autodistrutta – quindi potevano farlo anche con lei. Bah.

L’episodio, e la stagione, finisce con Christina che torna Dolores e ricrea tutto facendoci tornare a Westworld per l’ultimo loop.

Onestamente parlando non so come faranno nella 5a stagione, ammesso che ci sarà, visto che la maggior parte dei personaggi principali (Bernard, Maeve, Stubbs, Hale) non ci sono più.

Ritorneranno nella realtà ricreata da Dolores? E in che versione?
Io ho scritto questo articolo man mano che gli episodi andavano in onda e ora siamo arrivati alla fine.

Ci sono state alcune cose carine – mi limito a dire questo perché non mi hanno fatto impazzire ma non erano brutte – e il finale con il risvolto filosofico e metafisico non è stato male, peccato però che arriva dopo che in pratica c’è stato il solito bagno di sangue che a me annoia a morte.

Non trovo nessuna gioia né divertimento a vedere gente che si prende a picconate o si sparano.

Ho trovato terrificante la scena del ragazzino, con la mira da cecchino, che spara indiscriminatamente alla gente.

Al momento in cui scrivo HBO non ha ancora confermato se ci sarà, o meno, la quinta stagione.

Le uniche informazioni che si hanno è un’intervista di Nolan e Lisa Joy in cui affermano di essere speranzosi di poter avere un ultima stagione per portare tutta la storia a compimento come vorrebbero e, persino Ed Harris parla di una ultima stagione per chiudere la storia.

Il network però deve fare i conti con il progressivo disamoramento del pubblico alla serie – ascolti decisamente sotto tono in questa stagione – che potrebbero portare alla decisione di non rinnovarlo.

Certo è che in pratica la storia sarebbe già chiusa così, considerato il fatto che l’umanità è estinta ed esiste solo la simulazione di Dolores.

E ci vuole una grande sospensione di incredulità sulla possibilità che la simulazione vada avanti nel sublime anche dopo che l’uomo non c’è più, considerati alcuni documentari che ho visto in cui viene raccontato cosa potrebbe accadere alle città e alle infrastrutture.

Quindi che dire di questa stagione di Westworld?

Bel dilemma.

Una stagione senza infamia e senza lode.
Le tematiche davvero importanti sembrano essere state gettate al vento all’insegna di una sorta di shock value che non ha pagato.
La maledizione delle stagioni pari ha colpito anche qui.

E mi tolgo un sassolino:
Dolores immagino che tu non ricorda cosa hai fatto al povero Teddy nella seconda stagione, vero?
Le shipper magari si sono sciolte come neve al sole al tuo “tu sei il mio punto fisso” ma noi non dimentichiamo.
E non è stato meno grave perché fatto da una donna su un uomo. E’ stato atroce.

Potete vederlo qui:
https://www.hbo.com/westworld

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