LA TIGRE RUGGISCE ANCORA

L’Orangerie della Reggia di Monza è già di per sé un posto magico, una grande serra (il Serrone) preceduta dal roseto nei cui canaletti le anatre fanno il bagno con la cura delle mannequin specchiandosi tra le enormi ninfee. Ma se davanti all’edificio sventola la bandiera di Mompracem, è ovvio che a molti il cuore batta più forte. Ai bambini e ragazzi che hanno conosciuto Sandokan grazie alla recente fiction televisiva, a chi con qualche anno in più lo scoprì con lo storico sceneggiato di Sergio Sollima, fino ai nonni che maneggiarono antiche edizioni dei romanzi rimaste nascoste nelle librerie di casa perché in un certo periodo Salgari era osteggiato e denigrato dalla cultura ufficiale e dalla scuola (mia esperienza personale: alle elementari mi fecero sentire una delinquente perché leggevo con immenso entusiasmo “I Misteri della Giungla Nera”).

“Sandokan – La Tigre ruggisce ancora” è una mostra nel perfetto stile di Vertigo Syndrome, che bandisce la noia e l’élitarismo facendo di un’esposizione un’avventura per tutti. Inaugurata il 7 marzo, doveva chiudersi a giugno ma è stata prorogata (letteralmente “a furor di popolo”, come si diceva un tempo) fino al 6 settembre e con biglietto ridotto per il periodo estivo.

Chi è abituato a immensi capannoni con allestimenti a perdita d’occhio, li dimentichi: qua siamo in un diverso periodo storico, quand’era possibile raccontare il mondo intero senza aver viaggiato e senza neppure un computer, ma soltanto con l’aiuto di altri resoconti, di un pennino a inchiostro e della propria fantasia.

I curatori Francesco Aquilanti e Loretta Paderni hanno scelto un’ambientazione solo apparentemente minimalista per intrecciare reperti storici, immagini e contenuti multimediali. All’ingresso, sulla sinistra si trovano il bookshop, un ambiente protetto per i più piccoli dove disegnare e giocare davanti ai pannelli in cui ogni personaggio della saga salgariana si racconta in modo ironico e divertente, e la sala video dove si proietta l’introduzione dell’ideatore tra le opere artistiche sognanti e coloratissime di Andrea Calisi ispirate all’universo di Sandokan.

tavole di Andrea Calisi

A destra, al di là di un’enorme tigre, le sale si intrecciano una nell’altra separate da lievi tendaggi stampati con paesaggi esotici e “quinte” di una giungla dipinta più vera del vero perché “interiore”. E qui si spazia dalle antiche mappe alle prime edizioni-gioiello dei romanzi salgariani (“La Tigre della Malesia” è del 1883), dalle locandine dei vari film “ruspanti” alle tavole di disegnatori prestigiosi, dalle trasposizioni a fumetti (celebre quella di Hugo Pratt che unico dona all’eroe malese tratti somatici orientali) ai giochi: una vera sorpresa sono state le sagome di compensato di personaggi e ambienti da ritagliare (come un gioco di soldatini) e ancor più un gioco di società anni ’50 “La Riconquista di Mompracem”! Da far impallidire i giochi da tavolo come “Barbie reginetta del ballo”…

E poi schede dedicate ai personaggi del ciclo, accostate ai preziosi costumi dello sceneggiato anni ’70 di Rai1 disegnati dal Premio Oscar Nino Novarese e fortunosamente ritrovati in una delle più antiche sartorie teatrali italiane, così come vari oggetti di scena e arredi, tra i quali sono inseriti piccoli schermi dove scorrono le relative immagini dello storico sceneggiato di Sollima.

costumi dello sceneggiato Rai1

Nelle pareti si aprono a tratti “finestre” da cui affacciarsi su paesaggi maestosi o intimi, da esplorare fin negli angoli; in un caso l’allestimento non è pittorico ma tridimensionale e si tratta della ricostruzione dello studiolo di Emilio Salgari a Torino, con la tragica “penna spezzata” prima del suicidio nei boschi. In fondo al Serrone, dove sul soffitto si rincorrono affreschi del mito di Amore e Psiche, l’allestimento di una grande tana di pirati…
E ancora: appunti di sceneggiature, schizzi per illustrazioni, e bozzetti di costumi per un “seguito” del Sandokan originale diretto sempre da Sollima ma mai realizzato e… si parla anche di un titolo “Il figlio di Sandokan”, a quanto pare “completamente prodotto” ma mai uscito.

studiolo di Emilio Salgari

La “chicca” è poi il nucleo di reperti sul popolo dei Dayaki, famigerati “tagliatori di teste” ma non per crudeltà; il motivo si scopre immergendosi tra le immagini e le armi, e poi indumenti, gioielli e altri oggetti d’uso (esposti in raffinati mobili d’epoca), provenienti da una preziosa collezione etnografica: furono infatti donati da Sir Charles Brooke, rajah bianco di Sarawak e discendente da James Brooke, al Re d’Italia Umberto I e da lui trasmessa al Regio Museo Preistorico Etnografico di Roma.

Nei mesi di apertura si sono poi rincorsi decine di eventi tra i più vari: giochi a quiz, laboratori didattici, proiezioni, conferenze, concorsi per la miglior “reliquia” salgariana…

costumi guerreschi dei Dayak

Nei chiari excursus storici che illustrano il tema del colonialismo emerge anche il valore di Sandokan come figura eroica per ogni epoca, tanto più per la nostra. Sandokan non è soltanto nostalgia” leggiamo nel comunicato stampa. “È un eroe romantico e profondamente politico, una figura di resistenza e di ribellione, protagonista di un ciclo di avventure che, alla fine dell’Ottocento, contribuì in modo decisivo a formare l’immaginario collettivo italiano, in un Paese giovane e affamato di mondi lontani. Sandokan incarna un bisogno universale e senza tempo: l’evasione, il mistero, l’attrazione per terre remote in cui misurare il coraggio, la lealtà, l’amore e il desiderio di autodeterminazione. Valori che attraversano le epoche e che oggi, in un presente inquieto e disorientato, tornano a parlare con una forza sorprendente.”


Da vedere. Per passione salgariana, o per passione dell’Oriente, o della storia, o della libertà.

la tana dei pirati

Monza è facilmente raggiungibile anche con i treni FFSS, dalla stazione prendere gli autobus z204 oppure z221 in Corso Milano (dieci minuti fino a Viale Regina Margherita).

Via Brianza 1 – apertura dal mercoledì al venerdì dalle ore 14.30 alle ore 19.30 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura), sabato, domenica e festivi dalle ore 10.30 alle ore 19.30 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura), chiuso lunedì e martedì.

Info e biglietti : Tel. +39 331 2890311

info@mostrasandokan.com | https://mostrasandokan.com/

Fb: Sandokan La tigre ruggisce ancora | Instagram: @sandokan_mostra

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