Se volessimo trovare una differenza sostanziale tra il mondo odierno e quello antico non è al progresso tecnologico che dovremmo volgere lo sguardo. Ciò che più ci distanzia invece è quella predisposizione di un tempo a unificare arte, vita quotidiana e religione. La mostra Tesori dei Faraoni, alle Scuderie del Quirinale, vuole proporre al visitatore proprio questa riflessione.L’intento dell’allestimento è chiaro fin da subito: gli oggetti in repertorio sono come un’eco lontana, una voce che, tra luci soffuse, sussurra ad ogni visitatore “ricordati di noi e dei nostri proprietari”.
Ogni statua, ogni geroglifico, ogni frammento di papiro che ha attraversato indenne lo scorrere dei secoli parla non solo agli dei, chiedendo protezione e benevolenza eterna, ma anche alle persone, domandando loro la memoria della conoscenza.
L’audioguida, disponibile per adulti e bambini in svariate lingue, si scarica direttamente sul proprio smartphone tramite QRcode. A causa di ciò ho visto qualche persona non più giovane avere delle difficoltà, ma il personale si è dimostrato gentile e disponibile a fornire ogni aiuto.
Per i visitatori di lingua italiana la voce narrante è di Roberto Giacobbo. Qui, lo ammetto, ero un po’ prevenuta: temevo chissà quale tono sensazionalistico o inneggiante al mistero, invece mi sono trovata immersa in una narrazione semplice ma emozionante, capace di unire le spiegazioni tecniche dei reperti con l’anelito verso l’eternità che essi portavano con sé.
Il percorso si snoda lungo dieci sale, nelle quali si abbracciano arte e devozione, preghiera e memoria, vita quotidiana ed esistenza nell’aldilà: ogni persona che passa accanto alle teche, che legge i nomi e le iscrizioni non è un semplice spettatore passivo, ma presenza attiva che fa rivivere chi non c’è più.
Seppur piccola, questa mostra sui Tesori dei Faraoni è un vero e proprio gioiellino che affascina e interroga al tempo stesso, che ci invita a riflettere su cosa significhi affidare la memoria ad un oggetto affinché il tempo non renda vana l’esistenza di chi lo ha posseduto.
A Roma, presso le Scuderie del Quirinale, fino al 3 maggio 2026. Si consiglia di acquistare i biglietti on-line, così da entrare al museo all’ora prescelta.





